Vaccini anti-Covid, Gimbe: le Regioni accantonino scorte per garantire la seconda dose

La Fondazione analizza i numeri delle forniture e invita a monitorare attentamente non il totale delle somministrazioni, ma la percentuale di popolazione che ha completato il ciclo

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Le Regioni accantonino le scorte per garantire a chi ha già ricevuto la prima dose di vaccino anti-Covid l’accesso alla seconda. A chiederlo è la Fondazione Gimbe, che monitora costantemente l’emergenza Coronavirus e ora analizza i dati sulle forniture dei vaccini. C’è anche un monito, che riguarda una questione di metodo: l’indicatore da monitorare attentamente non è il totale delle somministrazioni, ma la percentuale di popolazione che ha completato il ciclo.

La disponibilità delle dosi

Il Piano vaccinale nazionale prevede nel 2021 la consegna di 154,1 milioni di dosi: 28,3 nel primo trimestre, 57,2 nel secondo, 53,8 nel terzo e 14,8 nel quarto. Tuttavia, sottolinea Gimbe, i dati non sono aggiornati in relazione a nuovi contratti stipulati dalla Commissione europea, status avanzamento degli studi clinici e a quello di approvazione dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema). Secondo l’analisi di Gimbe su dati di Commissione Ue ed Ema:

Dei vaccini approvati (Pfizer-BioNTech e Moderna) l’Italia dispone sulla carta di 102,3 milioni di dosi:

  • 37,7 milioni di dosi con tempi di consegna già definiti dal Piano vaccinale;
  • 64,6 milioni di dosi con tempi di consegna non noti. Tali dosi includono quelle previste dal contratto aggiuntivo stipulato dalla Commissione Europea con Pfizer-BioNtech lo scorso 8 gennaio (40,3 milioni) e quelle aggiuntive opzionali previste dai contratti con Pfizer-BioNTech (13,5 milioni) e Moderna (10,8 milioni).
  • AstraZeneca si è impegnata a fornire 53,8 milioni di dosi, con tempi di consegna noti solo per 40,4 milioni di dosi (16,2 nel primo trimestre 2021 e 24,2 nel secondo), previa autorizzazione condizionata all’immissione in commercio (AIC) dell’Ema, il cui parere è atteso per il 29 gennaio.
  • Le rimanenti 202,6 milioni di dosi riguardano vaccini per i quali le aziende non hanno presentato all’Ema la domanda di Aic: in particolare, per il vaccino di Johnson&Johnson è stata avviata la procedura di rolling review, Cure-Vac ha iniziato lo studio di fase 3 a metà dicembre (ma inspiegabilmente il Piano vaccinale prevede consegne già nel primo trimestre), mentre Sanofi-GSskha posticipato le consegne al 2022.

Consegna e somministrazione

Al 20 gennaio (aggiornamento ore 21.48) sono state consegnate alle Regioni 1.558.635 dosi, di cui 1.250.903 già somministrate (80,3%), con inevitabile rallentamento negli ultimi giorni. Tuttavia, solo 9.160 persone hanno completato il ciclo vaccinale, mentre 13.534 persone avrebbero già dovuto ricevere la seconda dose.

Accantonare le dosi

“Tenendo conto dei possibili ritardi di consegna, anche comunicati last minute come nel caso di Pfizer – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è fondamentale che in questa fase le Regioni accantonino i vaccini per la somministrazione della seconda dose. La campagna vaccinale non è una gara di velocità: l’unità di misura su cui confrontarsi, sia con gli altri Paesi, sia tra le Regioni, non è infatti il numero di dosi somministrate, ma la percentuale della popolazione che ha completato il ciclo vaccinale, garanzia di efficacia del 94-95% nel prevenire la Covid-19 sintomatica”.

Gli obiettivi

Il 19 gennaio la Commissione Ue ha pubblicato un documento con le azioni necessarie per intensificare la lotta contro la pandemia. “Gli obiettivi delineati sulle coperture vaccinali – commenta Renata Gili, responsabile Ricerca sui servizi sanitari di Gimbe – prevedono la vaccinazione dell’80% degli operatori sanitari, socio-sanitari e delle persone over 80 entro la fine di marzo e il 70% degli adulti entro la fine dell’estate, richiedendo un’accelerazione che, con le attuali criticità, sembra ardua da raggiungere, pur rimanendo obiettivo prioritario una volta risolti i problemi di fornitura dei vaccini”.