Con il coronavirus un futuro più incerto per gli informatori scientifici del farmaco

A colloquio con Antonio Mazzarella, presidente di Fedaiisf. Superati i mesi più critici del primo lockdown, l’attività non è ritornata comunque ai livelli pre-emergenza. Fra le note positive, invece, l’impegno di alcune Regioni per garantire un accesso prioritario alla vaccinazione e la proposta pugliese per riconoscere agli Isf lo status di operatori sanitari. Dal numero 185 del magazine

“Vedo molte nubi nell’immediato futuro”. Antonio Mazzarella, presidente di Fedaiisf (Federazione associazioni italiane informatori scientifici del farmaco), è preoccupato per il presente e il futuro degli Isf. Certo, non sono mancati gli sforzi per reagire e reinventare il dialogo con il medico né le buone notizie, come alcune iniziative regionali per dare priorità alla categoria nella campagna vaccinale o per riconoscere agli Isf lo status di operatori sanitari. Ma l’emergenza Covid ha avuto un impatto fortissimo sulla professione e la crisi economica non ha ancora mostrato tutti i suoi effetti.

Dottor Mazzarella, qual è stato l’impatto della pandemia sul lavoro dell’Isf? 

L’impatto è stato pesante sotto molti aspetti. L’attività è stata fermata, per molti informatori scientifici, sin dai primi giorni di marzo 2020 e il fermo si è prolungato, per la stragrande maggioranza, per oltre quattro mesi. Questo è pesato sia in termini psicologici (insicurezza per il futuro) che professionali (impossibilità di avere contatti regolari con i sanitari), ma soprattutto economici con rischio di perdere il posto di lavoro. Pensiamo in particolare ai tanti informatori che lavorano a Partita Iva.

Rispetto ai primi mesi tempi dell’emergenza cosa è cambiato? 

Tutto il periodo pandemico, e ancora adesso, è stato un continuo cambiamento. Siamo passati dall’assenza, o quasi, di contatti con il medico della primissima fase, alle telefonate per dimostrare vicinanza e solidarietà, all’invio di informazioni relative al Covid19, alle prime video chiamate, al timido ritorno contingentato delle visite in presenza, caratterizzate dal massimo rispetto delle misure di sicurezza (uso dpi, distanziamento). Oggi, in linea di massima, riusciamo ad avere contatti in presenza più numerosi rispetto a qualche mese fa ma meno rispetto al periodo pre Covid. Anche i contatti da remoto (telefonate e videochiamate) sono aumentati, ma essenzialmente hanno la funzione di prendere gli appuntamenti face to face, così da evitare la contemporanea presenza in sala d’attesa con i pazienti, o, al massimo, trasferire qualche informazione importante su un farmaco.

Quali “lezioni” si possono trarre da questa esperienza? 

Innanzitutto essere pronti, capaci di reagire anche all’imponderabile e di collaborare con gli altri, colleghi e non. Gli informatori scientifici sono, forse, avvantaggiati in questo perché tutti i giorni si adattano e reagiscono a situazioni a volte impensabili. Siamo sempre in giro, abbiamo contatti con decine di persone al giorno, non solo operatori sanitari. La pandemia ha rappresentato il banco di prova per questa adattabilità senza la quale difficilmente si sarebbe potuto andare avanti. Certo, le aziende, in linea di massima, ci hanno fornito il supporto necessario e dato istruzioni sul “da farsi”. Ma è stato grazie alla resilienza dell’Is/Isf se tali indicazioni sono diventate vere e proprie attività sul campo.

Sulla vaccinazione anti-Covid per gli Isf le Regioni si muovono in ordine sparso. Come sta andando? Cosa chiedete alle istituzioni? 

Dal 31 dicembre in poi, alcune Regioni (Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Puglia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Liguria, Lombardia) hanno deliberato per l’inserimento degli informatori scientifici in prima fascia nella campagna vaccinale anti-Covid19. Nelle altre Regioni, Fedaiisf sta lavorando assiduamente con gli assessorati alla salute per ottenere lo stesso risultato. Abbiamo accolto con molto piacere l’approvazione dell’Ordine del giorno alla Camera dei Deputati in cui si discuterà di allargare la platea dei destinatari della Fase I anche agli informatori scientifici, con il risultato di renderlo applicabile su tutto il territorio nazionale. Nel frattempo in alcune Regioni i vaccini sono già stati somministrati a una parte degli informatori che hanno aderito alla campagna. Auspichiamo che tale ordine del giorno venga discusso e quindi approvato e rapidamente applicato. Chiediamo alle istituzioni regionali, che ancora non si sono espresse in merito, di accelerare i tempi di delibera per favorire la campagna vaccinale per noi informatori per garantire la sicurezza personale, collettiva e per un ritorno graduale all’attività professionale anche in garanzia dei livelli occupazionali.

Le vaccinazioni riaccendono i riflettori sul tema del riconoscimento degli Isf come operatori sanitari. Negli anni diverse proposte sono state presentate in Parlamento. A inizio 2021 si è mosso il Consiglio regionale della Puglia. Qual è la vostra posizione? 

In realtà, in passato per ben due volte siamo stati vicinissimi al riconoscimento giuridico della professione con un albo o un ordine professionale. Solo di recente si parla anche di un nostro inserimento tra le professioni sanitarie. Abbiamo depositato circa due anni fa, presso il ministero della Salute, una nostra istanza di istituzione dell’albo degli informatori scientifici, secondo la legge Lorenzin. Oggi, grazie all’On. Gabellone, in Puglia è stata depositata una proposta di legge regionale per il nostro inserimento tra gli operatori sanitari. In seguito, l’assessore alla sanità pugliese Prof. Lopalco, ha assunto l’impegno di istituire un tavolo tecnico con lo scopo di redigere una proposta di legge esaustiva e onnicomprensiva della materia, supplendo in questo modo anche a una carenza nazionale. Siamo assolutamente favorevoli a tale processo e speriamo che possa rappresentare un mezzo per ottenere lo stesso eventuale risultato a livello nazionale.

Sempre a proposito del riconoscimento come operatori sanitari, altre iniziative regionali da segnalare? 

Attualmente, in quasi tutte le Regioni, Fedaiisf, colloquiando con gli assessorati preposti, ha gettato le basi affinché si avviino procedure in questo senso.

È appena iniziato un decennio, lei come vede il lavoro degli Isf nel futuro? Quale ruolo per il digitale?

Vedo molte nubi nell’immediato futuro. Il blocco dei licenziamenti li ha evitati fin ora ma non appena se ne avrà la possibilità, temo che molte aziende, non solo del settore farmaceutico, ridimensioneranno gli organici. Per gli informatori bisognerà scongiurare la loro trasformazione in lavoratori a Partita Iva, già troppo rappresentata in quest’ambito lavorativo, nonostante la normativa inserisca chiaramente questa figura professionale alle dipendenze del servizio scientifico e non del marketing. Tuttavia, la pandemia ha dimostrato che il rapporto umano resta insostituibile per cui l’informatore scientifico resterà una figura professionale imprescindibile e centrale per il settore. Il digitale sarà un mezzo a disposizione del professionista che gli consentirà di contattare il medico anche quando non dovesse essere possibile, per vari motivi, o per condividere con lui informazioni in maniera diversa, non fruibile in presenza. Ma non potrà mai sostituire il contatto umano. Il medico, indipendentemente dalla sua specializzazione, accetta il digitale entro limiti molto ristretti. Volendo fare un paragone, i social network sono molto utili per mantenere i contatti con persone distanti o per ritrovare amici con cui si sono persi i contatti. Ma questi sistemi fanno aumentare la necessità di incontrarsi. Una stretta di mano ha sempre più valore di un like o di una emoticon.

L’appello dei sindacati per le vaccinazioni nel settore chimico-farmaceutico

Le sigle sindacali del settore chimico-farmaceutico (Femca-Cisl, Uiltec e Filctem-Cgil) chiedono a Governo e Regioni di garantire, in tutta Italia, l’accesso prioritario al vaccino anti-Covid per tutti i professionisti che accedono alle strutture sanitarie.

Il 12 gennaio la Femca-Cisl nazionale ha inviato una lettera alla Conferenza Stato-Regioni e ministri della Salute, Roberto Speranza, e dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli.“È necessario – scrive il sindacato – che sia effettuata la vaccinazione prioritaria per tutti coloro che hanno accesso alle strutture ospedaliere per motivi professionali, come gli informatori scientifici del farmaco, il personale delle lavanderie e delle sterilizzazioni, i tecnici che si occupano della manutenzione di macchinari e apparecchiature diagnostiche. Parliamo di decine di migliaia di lavoratori che costituiscono uno dei pilastri della sanità nazionale, pubblica e privata, e che come tale vanno tutelati e protetti”. L’informazione scientifica, sottolinea il sindacato, rappresenta una “attività strategica e insostituibile, motore dell’economia del nostro Paese e ancora più preziosa in questo particolare momento storico, caratterizzato da una maggiore attenzione alla tutela della salute”. Appare dunque indispensabile, prosegue Femca, “la copertura vaccinale a tutela di questi lavoratori, impegnati quotidianamente nel compito di divulgare aggiornamenti sull’innovazione del farmaco e spiegare le nuove frontiere scientifiche di ricerca e innovazione” e appare evidente “l’importanza strategica, in termini non solo di salute e sicurezza ma anche in termini di produzione dei farmaci e dei principi attivi, di salvaguardare l’intera filiera di questo settore industriale”. In Italia gli Isf sono 16 mila: “È bene ricordare che l’unico elenco ufficiale, completo e aggiornato degli informatori in attività in ogni singola Regione è quello fornito annualmente dalle aziende farmaceutiche ad Aifa, e che – avverte il sindacato – ogni altro tipo di accreditamento deve essere ignorato”. Nella lettera la Federazione chiede che per “ragioni di salute e di sicurezza e per favorire il contenimento del virus, il vaccino deve essere somministrato a tutte le professionalità afferenti al contratto nazionale chimico/farmaceutico, che per la loro attività lavorativa hanno accesso alle strutture ospedaliere e sanitarie pubbliche e private. Si tratta di circa 15 mila operatori – conclude la Femca – che insieme agli Isf del Servizio sanitario nazionale vanno tutelati e protetti”.

Nella stessa data, la Uiltec ha diffuso un comunicato: “La pandemia Covid-19 ha cambiato in questi mesi per tutti i lavoratori, italiani e non, il proprio modo di lavorare, ponendo tutti noi improvvisamente di fronte a nuove sfide, ma anche nuovi rischi. Per talune professionalità, però, anche nell’ambito del nostro Ccnl, i rischi sono più elevati, avendo a che fare da vicino o quotidianamente con strutture sanitarie e personale medico o paramedico. Tra queste si possono facilmente individuare gli informatori scientifici del farmaco e tutte le altre figure dipendenti delle aziende farmaceutiche. A seguito dalla decisione di alcune Regioni italiane di includere la figura dell’informatore scientifico del farmaco nei piani di vaccinazione prioritari, assimilandoli al personale sanitario cui dare priorità nella tutela da possibili contagi Covid, come Uiltec abbiamo ritenuto intervenire con Farmindustria per verificare la possibilità che questo processo possa attuarsi in modo univoco su tutto il territorio nazionale e per tutte le figure del nostro Ccnl che per attività lavorativa sono esposti al rischio. Da parte di Farmindustria – spiega Uiltec – abbiamo avuto come risposta la rassicurazione sul proprio interessamento e segnalazione al ministero della Salute affinché l’intero settore farmaceutico sia tenuto in particolare considerazione rispetto all’esposizione ai rischi da contagio”.

Il 27 gennaio Filctem-Cgil scrive ai ministri Speranza e Patuanelli e al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini: “La ricerca scientifica è strumento imprescindibile per il progresso. Noi ci schieriamo senza indugio alcuno dalla parte della scienza con particolare gratitudine a chi ha consentito di avere la disponibilità della vaccinazione in tempi mai così rapidi nella storia. La pandemia ha creato disagi, difficoltà, problemi a tutti i livelli, ma se possibile, ha colpito il mondo del lavoro con una virulenza senza precedenti. Fra le categorie più esposte ci sono gli informatori scientifici del farmaco e il personale tecnico viaggiante che opera presso le strutture medico-sanitarie. Ora – continua la Filctem – riteniamo utile portare l’attenzione dei vertici istituzionali, un ulteriore spunto di riflessione. Se il Covid ha interrotto, o reso più difficoltose le relazioni Isf-medico, impedendone spesso il contatto face to face, riteniamo utile chiedere che nella platea di personale prioritariamente da vaccinare rientri – a pieno titolo – anche quella degli informatori medico scientifici e del personale tecnico. Alcune regioni si sono già mosse in tal senso, in attesa di una eventuale indicazione nazionale univoca sul tema, che auspichiamo quanto prima. La filiera Isf-medico-paziente rimane lo schema più ampio di tutela della salute dei cittadini e ridurrebbe al minimo il rischi per la salute di operatori, già fin troppo esposti a pericoli di contagio fin qui. Proponiamo questo ragionamento – conclude il sindacato – non per avallare inaccettabili classifiche fra lavoratori e lavoratori, ma, anzi, per fare in modo che la diffusione dell’informazione al personale medico e/o della manutenzione delle attrezzature sanitarie avvenga in sicurezza, in un momento in cui è assolutamente necessario anche il ritorno immediato alla normalità di cure e interventi chirurgici delle malattie non-Covid”.