Persone nell’healthcare, le aziende insistono sempre più sul reskilling

Il report “Star Matrix life science” di Gi Group e ODM Consulting traccia i trend da qui a cinque anni sull’appetibilità strategica che alcuni ruoli avranno all’interno delle società italiane. Emerge che moltidi questi dovranno trasformarsi per acquisire le nuove competenze che il mercato richiede. Dal numero 185

deficit da trasporto di riboflavina

Il mondo del lavoro è in continua evoluzione. Ci sono professioni, alcune più di altre, che per mantenere il proprio ruolo di primo piano all’interno della strategia di un’azienda devono sapersi rinnovare, ripensare. Covid, stavolta, è solo sullo sfondo, perché le trasformazioni per i professionisti dell’healthcare dipendono da dinamiche ancora più complesse sia di carattere locale che internazionale. A dare spazio a un’analisi di ciò che le aziende italiane in questo momento prediligono tra le figure che compongono i propri organici è il recente report “Star Matrix life science” di Gi Lifescience e Odm Hr consulting, due società attive nel campo del mercato del lavoro. L’indagine, i cui partner sono stati Confindustria Dispositivi medici, Cluster Alisei e Mind (Milano innovation district) e che è stata realizzabile anche grazie al contributo di Assolombarda, Federchimica-Assobiotec, Egualia e Farmindustria, analizza i trend da qui a 3-5 anni del mondo del lavoro healthcare all’interno delle aziende italiane, siano esse farmaceutiche, biotecnologiche o medtech. Il dato che emerge è che alcune professioni, tra tutte quelle degli informatori scientifici, del logistic planner o del customer specialist, necessitano di una rivisitazione per essere più in linea con le strategie aziendali.

Riorganizzazione

“Abbiamo messo insieme varie realtà”, spiega ad AboutPharma and Medical Devices, Boris Errani, Division Manager Lifescience di Gi Group. “Ci sono aziende multinazionali che ritengono fondamentale la farmacovigilanza, ma che la lasciano gestire a livello corporate. Di conseguenza, essendo la casa madre ad accentrarne la gestione, le filiali locali italiane ritengono che nella propria strategia questa attività ricopra meno importanza. Il ruolo non scompare, ma si riorganizza”. Stessa cosa, per esempio per l’area del regolatorio: qui appaiono tra le figure meno di spicco nel prossimo lustro. Non si parla di scomparsa del ruolo, ma di revisione e riorganizzazione. Errani lo puntualizza. “Il regolatorio diventa molto più strategico per le aziende di dispositivi medici che per le pharma. Queste ultime spesso preferiscono lasciare alla casa madre oppure terziarizzare. Anche qui non parliamo di scomparsa, ma di una nuova collocazione delle figure all’interno dell’azienda a livello internazionale”.

Le professioni “sempreverdi”

Errani mette subito in chiaro che esistono professioni considerabili “sempreverdi”. Una di queste è l’informazione scientifica la quale, report alla mano, vede un apparente crollo dell’interesse delle società per l’area di business (un -44% che pesa come un macigno). Ma per l’esperto avverte quella percentuale nasconde un’insidia. “L’informatore sta cambiando. Le aziende ci dicono che si sta adeguando a una realtà nuova. Già da tempo – prosegue Errani – era in ballo un reskilling, ma Covid ha accelerato tutto. Oggi l’approccio alla multicanalità è diventata un’esigenza ancora più forte a fronte di una riduzione di numero degli informatori. È un ruolo che non scomparirà mai, ma deve cambiare”. Tra l’altro, fa notare sempre Errani, molti professionisti devono ancora adattarsi all’uso dei social network facendo fatica a star al passo coi tempi. “C’è sempre più la necessità di affidarsi a nuovi metodi di aggiornamento. Le aziende stanno formando le proprie reti, ma bisogna allargare l’uso dei social”. Va da sé, che altre due professioni sempreverdi sono relative al market access e allo sviluppo. “Non moriranno mai”, chiosa ancora Errani. “Danno sfogo agli investimenti in ricerca”.

Struttura collaudata

Con i “sali e scendi” presenti nel report, data la quantità di analisi che negli anni è stata fatta da più esperti del settore, alla domanda se in passato siano state fatte valutazioni scorrette o se il trend in qualche modo ha disatteso le aspettative sull’importanza che una professione avrebbe avuto nel medio e lungo termine, Errani fornisce una spiegazione molto interessante. “Le aziende specializzate e di settore hanno ampi margini di crescita nell’organizzazione interna, tuttavia sui ruoli sono abbastanza strutturate. Non ci sono professioni destinate a non avere sbocchi in questo settore. Le aziende healthcare sono consolidate da tempo, tutti i ruoli hanno una propria specificità chiave”. Insomma, altro dato su cui riflettere è proprio questo: le società biofarmaceutiche e medtech hanno da sempre saputo di quali professionisti avevano bisogno. Semmai, e questo è un tema di cui questo giornale si è occupato anche di recente (si veda numero 184 di dicembre 2020/gennaio 2021), è nota una certa sintesi tra profili lavorativi provenienti da settori e aree diverse andando a compenetrarsi a vicenda.

Cosa cercano adesso le risorse umane?

Oggi le società si affiancano più facilmente ad agenzie specializzate per la ricerca di personale rispetto a una decina di anni fa, tuttavia non solo è l’elemento di terziarizzare lo scouting a rendere le società più snelle nella ricerca di talenti. Negli ultimi anni, infatti, i cosiddetti head hunter hanno cambiato il modo di valutare i candidati. “Se prima la cosa fondamentale, che rimane anche oggi, ma che all’epoca era vincolante – conclude Errani – erano le hard skill (competenza, esperienza ecc…), oggi si dà maggior peso alle soft skill (lavoro in team, progettazione, obiettivi, relazioni professionali). È cresciuta moltissimo anche la sensibilità a far crescere i giovani all’interno dell’azienda”.

Ruoli mappati

Gli autori hanno intervistato 16 aziende tra farmaceutiche (6), biotech (5) e medtech (5) per un totale di 428 ruoli analizzati. Quest’ultimi sono inseriti in 21 funzioni e in 11 macro aree che sono Business development, ricerca, regolatorio, market access, informazione scientifica e vendita, farmacovigilanza, produzione, post-vendita, qualità, supply chain e digitale. I dati che emergono dalla survey indicano che l’11% degli oltre 400 ruoli presi in esame avranno meno appeal strategico nei prossimi 3-5 anni, mentre il 47% rimarrà stabile. In crescita il 42%. La crescita più ampia si vede nel Business development e nella R&D con percentuali tra il 100% e l’83% rispettivamente. Benissimo anche la ricerca clinica che perde solo un 8% a fronte di una crescita del 66% e un 38% di stabilità. Il regolatorio rimane prevalentemente stabile per il 73% degli intervistati, ma vede un declino (che, ripetiamo, è inteso come appealing strategico) per il 20% del campione. Bene l’attività intellettuale che si mantiene stabile per il 50%, così come il market access che è in crescita per l’88%. Male l’informazione scientifica che per il 44% degli intervistati, allo stato attuale, rischia di avere sempre meno interesse. Crescita esponenziale anche per il settore dell’ingegneria e tecnologia (+81%), il digitale (83%) e la supply chain (100%). Sul tema della supply chain, tuttavia, va fatto un distinguo doveroso. La ricerca evidenzia come per le farmaceutiche, in linea generale, la logistica ricoprirà sempre meno importanza. Il dato è spiegabile col fatto che la terziarizzazione è ormai vista come un elemento quasi imprescindibile e quindi, all’interno delle dinamiche aziendali, questo aspetto incide sul tasso negativo della previsione.