Vaccinazioni anti-Covid: le Regioni procedono a più velocità

Il 2,04% della popolazione ha completato (al 10 febbraio) il ciclo con la seconda dose. Ma si va dall’1,38% della Calabria al 3,58% di Bolzano. L’analisi della Fondazione Gimbe

vaccinazioni anti-covid

La campagna vaccinale contro Covid procede a macchia di leopardo lungo la Penisola. Al 10 febbraio (ore 7.3) il 2,04% della popolazione (1.214.139 persone) ha completato il ciclo con la seconda dose. Ma la differenze regionali sono marcate: si va dall’1,38% della Calabria al 3,58% della Provincia autonoma di Bolzano. Lo fa notare la Fondazione Gimbe nel suo nuovo report di monitoraggio sull’emergenza sanitaria.

Vaccinazioni anti-Covid nelle Regioni

Sul podio delle Regioni che si stanno muovendo più velocemente, oltre alla P.A. di Bolzano, ci sono la Valle d’Aosta (2,94%) e l’Emilia Romagna (2,73%). In coda, invece, prima della Calabria si trovano Abruzzo (1,44%) e Sardegna (1,53%). “In generale – afferma in una nota Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – se da un lato i ritardi delle forniture interessano l’intero primo trimestre con inevitabile rallentamento della campagna vaccinale, dall’altro le Regioni stanno gestendo correttamente le dosi, completando il ciclo vaccinale nei tempi corretti”.

Le categorie vaccinate

“Rispetto alle categorie di persone vaccinate – spiega Gili – il 70% delle dosi sono state destinate a operatori sanitari e sociosanitari, il 18% a personale non sanitario, l’11% a personale ed ospiti delle Rsa e meno dell’1% a persone di età ≥80 anni, con notevoli differenze regionali”. Purtroppo, solo il 3,6% (158.805) degli over 80 ha ricevuto almeno una dose di vaccino, e solo il 2,2% (96.503) ha completato il ciclo vaccinale, percentuali molto lontane dal target di copertura raccomandato dalla Commissione Europea per questa fascia di età: 80% entro il 31 marzo 2021″.

 

 

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Contagi fra gli operatori sanitari

L’analisi di Gimbe prende poi in esame l’efficacia dei vaccini sugli operatori sanitari, i cui contagi vengono monitorati regolarmente dall’Istituto Superiore di Sanità. “Se i nuovi casi nella popolazione generale sono stabili da 3 settimane – sottolinea la Fondazione – tra gli operatori sanitari si sono ridotti del 64,2%: dai 4.382 rilevati nella settimana 13-19 gennaio, quando è stata avviata la somministrazione delle seconde dosi, ai 1.570 della settimana 3-9 febbraio”.

“Presupponendo che le modalità di screening periodico degli operatori sanitari non siano state modificate – commenta il presidente di Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – questa netta riduzione è verosimilmente effetto della somministrazione di circa 1,9 milioni di dosi di vaccino in questa categoria di popolazione”.

La politica

Infine un appello alla politica. “Il nascente Governo – afferma Cartabellotta – dovrà affrontare immediatamente questioni chiave per la gestione della pandemia. Oltre alla necessità di accelerare le forniture vaccinali per mettere al sicuro persone anziane e fragili, occorrerà arginare la circolazione delle nuove varianti. In tal senso, con la riapertura dei confini regionali prevista per il prossimo 15 febbraio e un’Italia quasi tutta gialla rischiamo un’impennata dei contagi con conseguente saturazione degli ospedali, nonostante il potenziamento del sequenziamento virale e i lockdown mirati. Servono decisioni tempestive – conclude Cartabellotta – perché la corsa del virus e delle sue varianti non rallenta certo per una crisi di Governo”.