Farmaci, difficile risalire alle organizzazioni che gestiscono i website illegali

Il sistema collaudato delle scatole cinesi protegge i criminali che sfruttano i canali online. I Carabinieri per la tutela della salute hanno oscurato centinaia portali dall’inizio della pandemia. Dal numero 185 del magazine

Il cybercrime farmaceutico è la frontiera investigativa sui cui da anni è al lavoro il reparto operativo dei Carabinieri per la tutela della salute diretto dal Tenente Colonnello Alfredo Antro. “L’emergenza Covid ha dato benzina per attirare più clientela online – spiega Antro – perché i criminali, sfruttando la paura della gente, hanno spacciato in rete finti rimedi antivirus a prezzi elevatissimi”. Dall’inizio della pandemia i carabinieri hanno oscurato 237 siti illegali, di cui 217 connessi al Covid. Qualche giorno prima dell’arrivo dei vaccini in Italia, sono stati chiusi due siti: il primo spacciava per vaccino un comune antinfluenzale, oggetto tra l’altro di medical alert product da parte dell’Oms per varie partite contraffatte ritrovate nell’area centro-americana, mentre il secondo era strutturato come un e-commerce e offriva tre presunti tipi di vaccini al costo di poche centinaia di euro.

In Europa non si rischia, si punta altrove

Nella stragrande maggioranza dei casi, i siti oscurati sono collocati su server di tutti i Paesi terzi, tranne l’Africa, dove la normativa sulla vendita dei farmaci è più permissiva. “I Paesi europei – dice il colonnello – hanno norme e controlli troppo stingenti e rigorose: al cybercrime non conviene rischiare”. L’attività di vendita, invece, avviene in un Paese diverso da quello dove insiste il server, così come ancora diverso è lo Stato da cui parte la distribuzione. “Non è facile identificare i gestori dei siti – aggiunge Alfredo Antro – perché spesso hanno identità fittizie o sono oscurati da applicazioni che non permettono l’accesso al register, cioè a colui che sta dietro la tastiera”.

La catena offshore

Spesso poi questi siti sono intestati a un numero infinito di società offshore che, come in un gioco di scatole cinesi, servono a schermare l’identità. Solo quando si riesce a bucare questa schermatura è possibile intercettare i pacchi spediti. Così come è accaduto nell’Operazione Shield, che si è chiusa a dicembre scorso dopo un anno di indagini a cui hanno partecipato 19 Paesi membri e l’Olaf, sotto la direzione dell’Europol. L’operazione investigativa ha portato al sequestro di oltre 62 mila confezioni, e circa 1.500.000 unità, di medicinali contenenti come principi attivi la clorochina (utilizzata in uno studio sperimentale nel trattamento del Covid), il ritonavir (autorizzato per uso compassionevole solo ai pazienti ospedalizzati con difficoltà respiratorie legate al coronavirus) e l’azitromicina. Tredici le persone arrestate e 25 i gruppi criminali smantellati che in rete i cyber criminali utilizzano strategie ben definite. L’immagine del medicinale rubato o contraffatto viene modificata e il farmaco non viene messo subito in commercio. In un primo momento viene sponsorizzato su piattaforme temporanee per poi passare a siti ben strutturati e otti-mamente indicizzati.

L’impatto Covid

Nell’ultimo anno il web ha sfornato un numero considerevole di farmacie illegali. A maggio scorso Aifa e Nas hanno ricordato che sono solo mille su 19 mila le farmacie legali autorizzate a vendere on line solo ed esclusivamente i prodotti da banco e quelli che non necessitano di una ricetta medica. Inoltre, per tutelare i cittadini da possibili truffe è disponi-bile il servizio online “Verifica Fustella” attivato sul sito ufficiale del ministero della Salute per verificare se il farmaco (di qualsiasi tipo) non sia contraffatto.