Produzione e distribuzione dei vaccini, le aziende si presentano davanti alle istituzioni

Il 25 febbraio Farmindustria ha presenziato al ministero dello Sviluppo economico per valutare una produzione nazionale. Contemporaneamente i Ceo di AstraZeneca, Pfizer, CureVac, Sanofi, Moderna, J&J e Novavax hanno presenziato davanti a due commissioni del Parlamento europeo

Nemmeno a farlo di proposito, il 25 febbraio sia in Europa che in Italia le aziende farmaceutiche si presentano davanti alle istituzioni per rendere conto dei ritardi sulla distribuzione dei vaccini e per capire quali sono i margini di manovra per aumentarne la produzione. Da una parte c’è Farmindustria che si è presentata al ministero dello Sviluppo economico, dall’altra i Ceo di AstraZeneca, Novavax, CureVac, Moderna, J&J, Pfizer e Sanofi all’udienza presso la Commissione per l’ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare (Envi) e la Commissione dell’industria, ricerca ed energia (Itre) del Parlamento europeo.

Scaccabarozzi: l’industria è pronta

A detta di Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, le aziende italiane sono pronte a produrre in Italia anche se rimane da capire il dove e il quando. Giancarlo Giorgetti, nuovo ministro per lo Sviluppo economico, ha dichiarato che il Governo è disposto e darà massima disponibilità per supportare le aziende. L’incontro del 25 è stato però riaggiornato al 3 marzo per buttare giù dettagli ulteriori. L’incontro preliminare tra Governo e industria è stato, dicono i partecipanti, proficuo.

Produzione europea? Troppe incognite da risolvere

In Italia si discute di un tema che in Europa è quasi obsoleto. Una produzione interna che sta zoppicando, almeno tanto quanto la distribuzione. I Ceo delle aziende collegati da remoto si sono più volte dilungati nel riferire i meriti delle proprie società, tuttavia gli eurodeputati, nei vari round di domande, hanno chiesto spiegazione per le criticità rilevate in questi mesi e in molti casi le risposte sono state date solo parzialmente. “Anche noi siamo delusi dalla capacità produttiva ridotta rispetto a quanto ci aspettavamo all’inizio – ha detto Pascal Soriot, Ceo di AstraZeneca – e speriamo di rispettare gli impegni per il secondo trimestre”, ha continuato. Soriot è stato coinvolto anche sul tema dei brevetti. Secondo gli eurodeputati, liberare i brevetti e quindi permettere a chiunque di produrre i vaccini, consentirebbe di accelerare la campagna vaccinale. Per Soriot, però, il problema non è quello. “Il tema è come aumentare la produzione e non liberare i vaccini. Va compreso che produrre un sito ex novo significa formare le persone e ci deve essere un trasferimento tecnologico e di competenze immane. Non è così facile e ci vuole tempo. Avere accesso a un brevetto non serve se non si sa come produrre il vaccino. Abbiamo già operato per formare diverse persone nei vari siti produttivi, ma siamo al limite della nostra capacità”. Soriot è stato particolarmente coinvolto e stuzzicato sulla questione della mancata previsione degli intoppi al momento della sottoscrizione del contratto con l’Ue. Soriot si è limitato a dire più volte che i vaccini sono prodotti complessi e che la ricerca e sviluppo richiede molto tempo e che non è facile fare previsioni. Sul tema è intervenuta anche Moderna per bocca del suo Ceo Stéphane Bancel: “Rispetto a un anno fa con una produzione limitata per i prodotti a Rna messaggero arriveremo a 1,4 miliardi di dosi entro il 2022. Quello che produciamo oggi, comunque, non è indicativo di ciò che sarà futuro. Noi avevamo solo 800 dipendenti l’anno scorso e non producevamo in Europa. Adesso abbiamo creato una rete di partnership”. Sul tema sono intervenuti anche Paul Stoffels e Angela Hwang, rispettivamente vicepresidente della commissione esecutiva e capo scientifico di Johnson&Johnson e presidente Global biopharma di Pfizer. “Voglio ricordare che il forte sistema di brevetti ci ha consentito di sviluppare e produrre questo vaccino. Si stanno presentando nuove varianti e dobbiamo continuare a capire ciò di cui abbiamo bisogno. È importante per noi che si rispetino le basi di diritto di proprietà intellettuale, ma questo non significa che noi ostacoliamo l’accesso al prodotto”, precisa Hwang a cui fa eco, telegraficamente Stoffels: “Dobbiamo rafforzare le capacità esistenti e non pensare a trasferire conoscenza e competenze in giro per il mondo. Richiederebbe troppo tempo”.

La questione contratti

Come ha ribadito Cristian Silviu Bușoi, presidente dell’Envi all’inizio dell’audizione, le aziende farmaceutiche devono essere dei partner affidabili e soprattutto leali. Infatti durante l’incontro, il tema della capacità dell’industria di rispettare gli accordi è stata messa più volte messa in discussione dagli europarlamentari i quali, tra l’altro, hanno chiesto spiegazioni anche su alcuni aspetti contrattuali. Uno di questi ha riguardato la clausola del contratto di CureVac sulla donazione dei vaccini a Ong. Ha risposto Franz-Werner Haas: “Abbiamo accettato la rivendita di dosi. Queste clausole che sono state esercitate con la Svizzera e l’Islanda nei relativi contratti. Abbiamo chiesto un consenso per essere certi che ci fossero le condizioni di una distribuzione equa all’interno dei Paesi a cui il vaccino veniva donato e quindi senza compromessi su qualità e sicurezza. I contratti sono sempre stati trasparenti, vogliamo solo sapere la destinazione del prodotto”. Anche Pfizer è stata particolarmente bersagliata dalle domande. Risponde così Hwang: “Siamo a favore della trasparenza tanto che abbiamo pubblicato subito i nostri dati clinici. Per quanto riguarda i contratti sottoscritti noi rispettiamo la confidenza con i Paesi con cui sono stati firmati. Tra l’altro abbiamo negoziati in atto e dobbiamo essere certi che non emergano informazioni negative sia per gli Stati che per noi. La nostra stessa metodologia di lavoro è presente sui documenti e rendere pubblici dati così sensibili potrebbe essere negativo per noi”.

Finanziamenti pubblici

L’altro grande tema che è emerso dal dibattito ha riguardato i finanziamenti pubblici che le aziende hanno ricevuto, da più parti in giro per il mondo, nella fase di sperimentazione destinati, su tutti, a J&J, AstraZeneca o a Pfizer/Biontech. Molti europarlamentari hanno insistito sul fatto che l’ammontare miliardario degli investimenti pubblici giustifichi l’annullamento dei brevetti anche perché, come ha riferito l’eurodeputato Marc Botenga “rallentano le distribuzioni, ma non i fatturati”. Ha risposto Hwang, chiamata direttamente in causa nella seconda parte dell’audizione: “Pfizer ha investito due miliardi nella ricerca e sono tutti soldi autofinanziati. I finanziamenti ricevuti da Biontech (sia dal Governo tedesco che dall’Ue, ndr.) hanno riguardato esclusivamente quella società con cui noi siamo in partnership. Non dobbiamo dimenticare che Biontech è un’azienda indipendente con cui collaboriamo solo ed esclusivamente per il vaccino. I due miliardi di tasca nostra li abbiamo messi a nostro rischio e pericolo”.