L’analisi delle acque di scarico permette di individuare le varianti di Sars-Cov-2

Lo dimostra un lavoro condotto dall’Istituto superiore di sanità che ha intercettato la presenza delle varianti inglese e brasiliana nelle acque reflue italiane. È una conferma delle potenzialità della wastewater based epidemiology, non solo per lo studio dei trend epidemici, ma anche per esplorare la variabilità genetica del virus

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Un altro lavoro, questa volta focalizzato sulle varianti, ha dimostrato la validità dell’analisi delle acque di scarico per l’identificazione del Sars-Cov-2. Già durante il primo lockdown infatti diversi studi avevano dimostrato che il virus vivo, poteva essere isolato dalle feci delle persone infette sintomatiche e asintomatiche. I microbiologi della Kwr Water Research Institute nei Paesi Bassi erano stati i primi a utilizzare questo approccio epidemiologico per sorvegliare la diffusione del Sars-Cov-2 . In Italia se ne erano occupati i ricercatori dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e un gruppo di lavoro del dipartimento ambiente e salute dell’Istituto superiore di sanità (Iss).

Il lavoro sulle acqua di carico e le varianti

Proprio dall’Iss in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico della Puglia e della Basilicata arriva la nuova ricerca che per la prima volta ha individuato le  varianti del virus Sars-Cov-2 inglese e brasiliana nelle acque reflue italiane.  “I nostri risultati – sottolinea Luca Lucentini, direttore del Reparto Qualità dell’Acqua e Salute dell’Iss – confermano le potenzialità della wastewater based epidemiology. Non solo per lo studio dei trend epidemici, come già dimostrato in precedenti nostre ricerche e ormai consolidato nella letteratura scientifica, ma anche per esplorare la variabilità genetica del virus”.

Il nuovo metodo di sequenziamento

I ricercatori hanno sviluppato un un metodo che prevede l’amplificazione e il sequenziamento di una parte del gene S contenente specifiche mutazioni in grado di caratterizzarle. Per consentire uno screening rapido, pratico e semplice delle varianti circolanti nella popolazione italiana. Il metodo, testato inizialmente su campioni clinici (tamponi naso-faringei), è stato successivamente applicato all’analisi delle acque di scarico raccolte in fognatura prima dei trattamenti di depurazione. L’esame di questa matrice ha individuato, per la prima volta in campioni ambientali, la presenza di mutazioni caratteristiche delle varianti UK e brasiliana in alcune aree del nostro paese dove la circolazione di tali varianti era stata accertata in campioni clinici di pazienti Covid-19.

In particolare i ricercatori hanno individuato sequenze con mutazioni tipiche di variante brasiliana e inglese in reflui raccolti a Perugia dal 5 all’8 febbraio. E mutazioni tipiche della variante spagnola in campioni raccolti da impianti di depurazione a Guardiagrele, in Abruzzo dal 21 al 26 gennaio 2021.

L’importanza della sorveglianza ambientale

“Le prospettive sono promettenti” aggiunge Lucia Bonadonna, direttore del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Iss. “In particolare se pensiamo che la sorveglianza sui reflui è applicata in diversi paesi europei. Anche se non ancora per la ricerca delle varianti. Il Piano europeo contro le varianti del Covid-19 (Hera incubator) ha riconosciuto l’importanza della sorveglianza ambientale, grazie anche al contributo dei risultati italiani. Piano che mira a rafforzare le difese dell’Unione davanti al crescente numero di mutazioni del virus”.