Programmi di supporto ai pazienti: l’esempio di ClickService

Il servizio gestito per Merck è dedicato ai pazienti con deficit di ormone della crescita e ottimizza la gestione delle terapie a distanza. La pandemia ha reso ancora più evidenti i vantaggi. *IN COLLABORAZIONE CON DOMEDICA

programmi di supporto ai pazienti

Domedica, realtà all’avanguardia nei Programmi di Supporto ai Pazienti (PSP) e nei Servizi di Integrated Health Care in Italia, gestisce da oltre due anni “Clickservice”, programma di Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, dedicato ai pazienti con deficit di ormone della crescita (la maggior parte pediatrici o giovanissimi) e ai centri clinici che li hanno in cura.

Seguire la terapia a distanza con i Programmi di Supporto ai Pazienti

In particolare, l’attività realizzata per conto di Merck è finalizzata a formare i pazienti sulla corretta modalità di gestione della somministrazione della terapia attraverso l’utilizzo di un dispositivo medico di auto- somministrazione. Il tutto attraverso visite da parte di infermieri qualificati, a domicilio o presso i centri clinici, e un Numero Verde dedicato, sempre raggiungibile dal lunedì al sabato dalle 8 alle 20.

Il servizio Virtual Nurse

Lo scorso anno, dovendo rispondere alle esigenze di sicurezza legate alla pandemia da Covid-19,  Domedica, su richiesta di Merck, ha lanciato un nuovo servizio denominato “Virtual Nurse”: i pazienti e i rispettivi genitori hanno così avuto la possibilità di continuare a usufruire delle visite infermieristiche previste dal programma ma in modalità remota, con un supporto audiovisivo.

Parola ai medici

Abbiamo voluto confrontarci sui risultati di questo cambio di paradigma con tre medici endocrinologi: la dott.ssa Graziella Malizia dell’Ospedale Civile Cervello di Palermo; la dott.ssa Enrica Fabbrizi dell’Ospedale Civile di Civitanova Marche e il dottor Giuseppe Citro del Polo Sanitario Madre Teresa di Calcutta di Potenza.

Le visite da remoto: tra conferme e risvolti inaspettati

Indubbiamente l’emergenza Covid ha reso più rapido un cambiamento – dai più invocato come necessario – contribuendo a spingere i genitori a preferire modalità di assistenza da remoto, tramite videochiamata. Il valore aggiunto rispetto alle visite fisiche a domicilio è stato evidente: le famiglie hanno continuato a beneficiare del supporto formativo della visita infermieristica, eliminando di contro ogni ansia da contagio.

Un aspetto molto interessante emerso è che le risposte più positive sul nuovo servizio sono arrivate proprio dai ragazzi/pazienti: i medici riportano che, grazie alle visite da remoto tramite videochiamata, questi ultimi si sono sentiti più coinvolti e partecipi nel percorso di cura.

L’assistenza da remoto ha suscitato maggiore curiosità e ha garantito una partecipazione più attiva da parte di tutta la famiglia. La Dott.sa Fabbrizi riporta: “I pazienti che hanno ricevuto le visite da remoto tramite videochiamate sono stati molto contenti. Anche quelli più in difficoltà per le loro capacità ridotte a rapportarsi col web ne sono usciti soddisfatti e con aumento dell’autostima”.

Tecnologia semplice

Fondamentale è stata la facilità di accesso alla piattaforma tecnologica del programma e il supporto ricevuto per accedere al servizio: i riscontri positivi raccolti hanno a volte superato le aspettative. Secondo la dottoressa Malizia, “la modalità da remoto sembra migliorare l’attenzione che i genitori mostrano durante il corso e i pazienti riferiscono di sentirsi maggiormente coinvolti”.

L’impatto del Programma nella vita del paziente

Tutti i medici sono concordi nell’affermare che il programma sia stato fondamentale non solo per evitare errori nell’auto-somministrazione, ma anche per rassicurare i genitori rispetto alla gestione pratica di una terapia da somministrare a casa con un’alta frequenza ai propri figli: tutti gli aspetti della gestione della somministrazione del trattamento, anche quelli ritenuti più complessi, sono stati affrontati e superati perché trasferiti in modo semplice, empatico e in un ambiente dedicato e confortevole come è la propria abitazione.

Meno solitudine

Il paziente è stato così messo nelle condizioni di vivere il percorso con maggiore tranquillità. Se infatti i genitori sono correttamente informati e superano la paura relativa alla modalità di somministrazione, i figli di riflesso accettano con maggiore serenità il percorso di cura e il pensiero di autosomministrarsi la terapia. Come riporta il Dott. Citro: “Tutte le famiglie coinvolte in questa modalità educativa utilizzano perfettamente il dispositivo per la somministrazione dell’ormone della crescita aumentando l’aderenza”. Anche la Dott.ssa Fabbrizi ha sottolineato come il programma “abbia di gran lunga aiutato a superare alcuni dei problemi, fornendo un supporto più costante e regalando al paziente la sensazione di essere meno solo”.

A cura di Domedica

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