Campagna vaccinale anticovid: un algoritmo individua per nome chi ha la priorità

Sviluppato dall'Università Milano Bicocca è in grado di individuare chi ha la priorità in base all’indice di fragilità, un numero che mette insieme i punteggi associati alle patologie di cui soffre ciascuna persona. Già recepito da Lombardia potrebbe essere esteso ad altre Regioni

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Come individuare i cittadini che più di altri hanno necessità del vaccino anticovid? Nonostante le categorie di rischio o con priorità individuare dal ministero della Salute infatti non sono mancate le polemiche, anche in questi giorni, da parte di soggetti non inclusi in tali fasce ma con una storia clinica per cui potrebbero avere diritto a una precedenza (come il caso del 66enne con tumore allo stomaco). Una soluzione per panificare la campagna vaccinale, potrebbe arrivare da un algoritmo messo a punto dagli statistici dell’Università Milano Bicocca, che sarebbe in grado di individuare per nome e cognome le persone dai 18 ai 79 anni che hanno la priorità al vaccino in base al loro profilo clinico.

L’indice di fragilità

Come? In base all’indice di fragilità, un numero che mette insieme i punteggi associati alle patologie di cui soffre ciascuna persona. Calcolato incrociando le informazioni della Banca dati assistiti delle regioni con i flussi di sorveglianza dei tamponi, dei ricoveri e dei decessi per Covid-19 nella prima ondata e nella seconda.“ Questo algoritmo attribuisce a ogni cittadino il grado di vulnerabilità al Covid” ha spiegato Gianni Corrao, professore di Statistica medica di Milano Bicocca che ha guidato la ricerca.”L’utilità dipende certamente anche dalla velocità con cui si procede con i vaccini, ma consente di evitare ricoveri, intubazioni e morti. In ogni caso, già evitare la ventilazione assistita, e sa bene di cosa si parla chi l’ha subita, sarebbe già un grosso risultato”.

Le patologie incluse nell’indice di fragilità

L’algoritmo, proposto e sviluppato da Corrao, ha identificato le 23 condizioni patologiche che, oltre all’età e al genere, sono risultate indicative del rischio clinico. Tra le malattie che, stando all’indagine, hanno causato ricoveri e decessi, anche alcune che non fanno parte della lista del ministero che individua i fragili: disturbi mentali (per ragioni comportamentali e trattamenti farmaceutici), gotta, malattie che prevedono l’uso di farmaci per il dolore cronico (oppioidi), malattie neurologiche come epilessia e Parkinson, patologie che richiedono trattamenti prolungati con corticosteroidi come l’artrite reumatoide e il lupus, le anemie. Delle 23 malattie che pesano sull’evoluzione dell’infezione da Covid fanno ovviamente parte il diabete, il cancro, le patologie vascolari e respiratorie, la cirrosi epatica, le cronicità del rene.

Come è stato costruito l’algoritmo

Come spiega ancora Corrao a la Repubblica, il modello è stato costruito sui dati della prima ondata, basati sugli oltre 7,6 milioni di beneficiari del Servizio sanitario nazionale che il 21 febbraio avevano tre caratteristiche: erano vivi, avevano un’età fra 18 e 79 anni e non erano ospiti di una Rsa.  Per valutare l’attendibilità dell’algoritmo i ricercatori hanno usato i dati di cinque regioni, Lombardia, Valle d’Aosta, Marche, Puglia e Sicilia, per un totale di circa 16 milioni di persone, un quarto della popolazione italiana. Sono stati incrociati poi i dati sanitari ottenuti a partire da visite mediche, ricoveri esenzioni ecc. Infine gli statistici hanno identificato quali fra le patologie considerate sono state associate a eventi severi, se non fatali, per colpa del Covid. Da questo lavoro hanno ottenuto le 23 patologie associate a un maggior rischio, che sono state poi “pesate” associandole a un valore diverso a seconda della maggior possibilità di avere conseguenze gravi.

Possibile estensione in tutta Italia

L’algoritmo già adottato dalla Lombardia, verrà comunicato al Ministero della Salute. Se verrà recepito dalle Regioni o a livello nazionale, sottolineano i ricercatori, potrebbe essere una rivoluzione nell’individuazione dei cittadini che hanno la priorità assoluta al vaccino, a prescindere dalla loro età.