Covid-19: rischio varianti “immuno-escape”, bisogna vaccinare in fretta

Con solo una parte della popolazione vaccinata, possono comparire mutazioni che rendeno il virus meno replicante, ma gli permetterebbero di replicarsi anche in presenza di anticorpi generati da un vacci­no. Lo spiega Massimo Andreoni in­fettivologo del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scien­tifico della Simit. *Dal numero 186 del magazine

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“Normalmente le mutazioni che si generano e che determinano la comparsa di un virus a maggiore capacità replicativa, come è successo con la variante Uk, portano a varianti che diventano dominanti proprio perché tendono a soppiantare la versione virale che si diffonde meno”. Spiega così, Massimo Andreoni in­fettivologo del Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scien­tifico della Simit, quello che potrebbe star accadendo in questo momento attorno a noi con le famose varianti di Covid-19.

Le mutazioni “immuno-escape”

Può succedere però che compaiano anche mutazioni di immuno-escape, che renderebbero il virus meno replicante, ma gli permetterebbero di replicarsi anche in presenza di anticorpi generati da un vacci­no. È questo il pericolo principale che corriamo al momento con solo una piccola parte della popolazione vaccinata. “Se abbiamo una popolazione in parte immune e in parte no – continua An­dreoni – il virus continua a circolare e molto, ed è possibile che diffondendosi muti ancora e dia origine a una mutazione in grado di infettare i soggetti immuni. Questa potrebbe diventare la va­riante dominante, proprio perché capace di espugnare le nostre difese immunitarie e sarebbe gravissimo. Per questo dobbiamo vaccinare rapidamente buona parte della popolazione”.

Il momento più critico

Ma come mai tutte queste mutazioni compaiono proprio ora? Prima di tutto il riscontro delle prime mutazioni ha portato a fare più analisi di sequenziamento, con la conseguenza che ne compaiano di più rispetto a prima. Inoltre, trattandosi ormai di un’epidemia di vecchia data, il Sars-Cov-2 ha avuto molti mesi per circolare e per dare origine a mutazioni e nuove varianti. In­fine inizia a esserci un virus che circola in una popolazione mista, di immuni e non, e a causa di questa pressione selettiva tenta di sfuggire al controllo dell’immunità. “Questo è il momento più cri­tico – sottolinea ancora Andreoni – la situazione attuale spinge il nuovo coronavirus verso quelle mutazioni che gli consentono di replicare nonostante ci sia l’immunità”.

Ancora poco sequenziamento in Italia

Nonostante questi campanelli di allarme e nonostante gli esper­ti chiedano di monitorare le varianti e lo stesso ministero della Salute ne sia consapevole, le indagini di sequenziamento geni­co virale in Italia sono ancora poche. “C’è un consorzio in Italia formato da 74 centri di ricerca italiani che fanno sequenziamen­to e raccolgono i campioni dai diversi centri clinici” conclude Andreoni. “Proprio a metà febbraio c’è stato un incontro con il consorzio governativo guidato dell’Istituto superiore di sanità (Iss) per condividere tutti i dati e avere un quadro maggiormen­te rappresentativo delle varianti che stanno girando in Italia.

Ma benché la situazione sia un pochino migliorata rispetto ai mesi scorsi, siamo ancora molto indietro. Stiamo ancora studiando una quantità di sequenziamenti nettamente inferiore rispetto ad altri Paesi, come il Regno Unito per esem­pio. Dovremmo aumentare notevolmente la nostra capacità di sequenziamento virale”. Per lo meno se si vuole avere un’arma in più contro il Sars-Cov-2.