Così cambia la tipologia delle cure “clandestine”

Durante la pandemia, tra i medicinali introdotti illegalmente in Italia crescono quelli che vantano proprietà antivirali rispetto a ormoni, steroidi e prodotti contro la disfuzione erettile. Dall’inizio dell’anno i Carabinieri dei Nas hanno sequestrato circa 150 mila confezioni per un controvalore superiore ai 250 mila euro. Dal numero 186 del magazine

Carabinieri nas

Da mesi, nei magazzini della Croce Rossa Italiana giacciono decine e decine di scatoloni. Al loro interno sono conservati centinaia di farmaci cinesi spacciati per rimedi anticovid, ma mai autorizzati dall’Agenzia Italiana del Farmaco. A questi si devono aggiungere i 150 mila medicinali sequestrati nell’ultimo mese dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (Nas) e dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e del Monopolio di Fiumicino per un valore di oltre 250 mila euro. Questi numeri dimostrano chiaramente che il mercato nero dei farmaci, con i suoi venti milioni di dollari circa di fatturato all’anno, continua a essere un pericolo per la salute pubblica e per le casse dello Stato sia in Italia che in Europa. La pandemia scatenata dal Sars-CoV-2 non sembra aver influito numericamente sul mercato parallelo. “Non si può parlare di un trend in ascesa o discesa – dichiara il tenente colonnello dei Carabinieri-Nas, Katja Carboni – piuttosto, è cambiata la tipologia dei farmaci non autorizzati importati illegalmente nel nostro Paese”.

Se prima dell’emergenza sanitaria infatti le organizzazioni criminali importavano illegalmente farmaci per curare la disfunzione erettile e per dimagrire, oppure commerciavano soprattutto in ormoni e steroidi, adesso il crimine si concentra su fasulle cure contro il virus con l’aggravante che può contare su centri di smistamento apparentemente legali e su una platea di consumatori ben individuata e molto estesa. Che tipo di farmaci sono quelli sequestrati dai carabinieri diretti dal Comando Tutela della Salute e bloccati alle dogane? Che principi attivi contengono? Quali sono i rischi legati all’uso? A chi sono destinati? Dove vengono venduti? Da quali Paesi provengono? E come fanno a varcare i confini italiani ed europei? Questi sono i nodi a cui stanno lavorando le indagini dei Carabinieri e delle Procure delle più grandi città italiane. Il loro obiettivo principale è ricostruire l’intera catena criminale che si cela dietro l’importazione e la vendita delle migliaia di prodotti sequestrati. L’attività investigativa è tuttora in corso e, per il momento, è ancora coperta da segreto. Un dato però risulta chiaro: in questa storia di falsi farmaci e prodotti non autorizzati, la Medicina Tradizionale Cinese ha poca responsabilità, se non quella di costituire suo malgrado la base legale di un mercato che ha assunto i contorni di uno scacchiere internazionale su cui menti criminali si muovono esclusivamente in nome del profitto.

I farmaci illegali

Hanno un nome ben preciso, una confezione regolare e un foglio illustrativo scritto interamente in cinese, che però non riporta i dosaggi dei singoli principi attivi contenuti. Alcuni si chiamano Lianhua Qingwen e Ganmao QingreKeli e sono venduti sotto forma di capsule o granulati. Il primo è un mix di piante vegetali usate nella Medicina Tradizionale Cinese e di efedra, composta a sua volta da efedrina e pseudoefedrina. In Cina viene usato come decongestionante, perché il composto di efedrina è in grado di produrre effetti simpaticomimetici, e viene venduto come prodotto da banco. In Italia, invece, questa pianta non è ammessa neanche nella composizione di integratori alimentari, perché la vendita di farmaci contenenti tali principi attivi è consentita solo previa ricetta medica ripetibile se il dosaggio complessivo dei principi attivi supera i 720 mg, dal momento che la loro somministrazione comporta seri rischi per la salute come l’aumento della pressione cardiaca e circolatoria, oltre alla broncodilatazione. Se, al contrario, il dosaggio complessivo è più basso, non c’è bisogno di alcuna prescrizione medica. “Questo tipo di farmaci – spiega il tenente colonnello Carboni – viene venduto in Cina come prodotto da banco, ma non è stato autorizzato alla vendita in Italia perché la ditta farmaceutica cinese non ha sottoposto il dossier alle valutazioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco o a quella europea”. Anche Ganmao QingreKeli è un composto di erbe tradizionali e principi attivi di origine sintetica. Più precisamente, si tratta di una miscela di pianta di prugna e di uva selvatica unita a paracetamolo, caffeina e clorfeniramina. La clorfeniramina in Italia è prevista nei più tradizionali antistaminici e, anche in questo caso, i farmaci a base di tale principio attivo possono essere somministrati al pubblico solo con ricetta medica ripetibile.

I farmaci senza nome

Però, la maggior parte dei farmaci sequestrati dai carabinieri negli ultimi mesi non possiede né un nome, né la classica confezione, né tantomeno i bugiardini che riportano i principi attivi contenuti. Eppure i prodotti sono riusciti a varcare i confini italiani e a essere commercializzati. Durante le loro ispezioni mirate, i Carabinieri li hanno trovati sugli scaffali di negozi gestiti da cinesi, in alcune erboristerie di Roma e Milano e ancora negli uffici di alcune associazioni culturali cinesi, confezionati in semplici blister (se si trattava di pillole) o in bustine di plastica (se granulati). “Proprio perché questi pseudo farmaci mancano di qualsiasi elemento identificativo diventa impossibile risalire alla loro origine e al loro contenuto e, una volta sequestrati – dichiara Carboni – sono stati classificati come farmaci falsificati con il rischio, per chi li immette in commercio, di una pena detentiva che va da uno a tre anni”. Alcuni di questi farmaci rinvenuti senza alcuna denominazione contengono infatti principi farmacologici attivi come la caffeina, il paracetamolo e l’acido acetilsalicilico. Inoltre, un numero consistente di questi medicinali venduti sottobanco funzionano anche come antibiotici, perché contengono penicilline anche di prima generazione (come la Benzilpenicillina), oppure come antinfiammatori e antipiretici (antifebbrili). Per gli inquirenti diventa molto complicato risalire alla loro provenienza e individuare quindi i Paesi di esportazione. Per i primi farmaci, quelli cioè identificabili con nome e bugiardino, risulta chiara la loro origine cinese. Infatti, i sequestri avvenuti nella prima settimana di febbraio ed effettuati dai Nas di Milano, Roma, Napoli, Torino, Firenze e Parma, hanno rivelato cessioni “sottobanco” di falsi rimedi anticovid in negozi gestiti da cinesi, erboristerie etniche ed esercizi di vicinato. A Roma, invece, è finito nel mirino degli investigatori un negozio che vendeva strumenti musicali legalmente e che, al tempo stesso, ospitava anche un’associazione culturale cinese. Le cose diventano ancora più intricate quando si vuole cercare di capire la provenienza dei farmaci che non riportano né un nome né una denominazione: quelli cioè che, per gli inquirenti, sono falsificati. “Se è sconosciuta la loro origine e il loro contenuto – ribadisce il tenente colonnello Katja Carboni – è consequenziale la difficoltà di risalire anche alla loro modalità di acquisto”. Eppure sono emersi elementi che farebbero ritenere agli investigatori che la maggior parte dei farmaci illegali senza nome (che provengono sia dai Paesi africani che dalla Cina), sono principalmente destinati alle comunità straniere che vivono in Italia e sono ovviamente venduti dai loro connazionali che in Italia gestiscono negozi etnici.

L’importazione illegale in Italia

Per entrare clandestinamente in Italia i farmaci illegali affrontano un viaggio di migliaia di centinaia di chilometri. Il mezzo di trasporto più utilizzato resta senza dubbio l’aereo. Ed è proprio negli aeroporti che i funzionari dell’Agenzia delle Dogane, insieme ai Carabinieri dei Nas, hanno effettuato alcuni dei sequestri più consistenti. Come è accaduto allo scalo internazionale “Leonardo Da Vinci” a Fiumicino il 25 gennaio scorso, quando sono state scoperte 6.840 capsule e 66 confezioni di flaconi (per un valore di circa 30 mila euro) di medicinali provenienti dal continente africano. Questi farmaci vantavano proprietà antibiotiche e antinfiammatorie utili (secondo quanto accertato dalle indagini) anche nella terapia anticovid e sono risultati privi della regolare autorizzazione all’immissione in commercio da parte dell’Aifa. Per cercare di superare i controlli doganali, erano stati nascosti nel bagaglio di un passeggero africano. Una volta analizzati, i farmaci sono risultati pericolosi per la salute in quando contenevano principi attivi altamente tossici con potenziali gravi effetti collaterali all’apparato cardiocircolatorio. Attualmente i magistrati romani stanno lavorando per risalire a chi abbia fabbricato tali medicinali. Ovviamente le investigazioni sono ancora coperte dal segreto istruttorio, quindi la catena illegale del mercato nero non è stata ancora ricostruita del tutto.

Però gli indizi raccolti dagli inquirenti lasciano intuire che ci si trovi di fronte a imprenditori truffaldini che vantano molti contatti in Italia e sanno esattamente come e dove piazzare i loro prodotti. Qualche giorno dopo i sequestri di Roma, a Milano i Carabinieri dei Nas hanno sequestrato 64.320 capsule (corrispondenti a 2.480 confezioni) e 55 flaconi di sciroppo a base del principio di Lianhua gingwen jjaonang importati direttamente dalla Cina. I farmaci, anche questi privi di regolare autorizzazione alla vendita e spacciati come antinfluenzali per la cura del Covid, venivano venduti all’interno dei locali di un’associazione culturale cinese situata nel capoluogo lombardo e nata come organizzazione volontaria a favore della comunità cinese stanziata in Italia. Le indagini hanno accertato che i medicinali erano stati dichiarati come spedizioni contenenti Dispositivi di protezione individuali, nel vano tentativo di raggirare i controlli ed entrare clandestinamente in Italia. In questo caso, però, alle spalle del carico illegale non c’era un semplice passeggero straniero, ma un’associazione criminale vera e propria composta verosimilmente da sette membri, anch’essi denunciati per importazione di farmaci illegali e su cui si continua ad indagare.

I destinatari del traffico

Ma sono solo i cinesi e gli africani a comprare questo tipo di farmaci? Sul punto, gli investigatori non confermano né però smentiscono, piuttosto non perdono occasione di mettere in guardia i cittadini dal pericolo. “Doveroso ripetere – avverte Katja Carboni – che i farmaci vanno acquistati esclusivamente in farmacia, perché quelli appartenenti alla catena legale si presentano perfettamente confezionati e provvisti di un numero di autorizzazione in commercio, di un numero di identificazione, dell’apposito bollino e della data di scadenza. Solo i dati riportati sul bollino farmaceutico, impresso su ogni singola confezione, attesta la genuinità del farmaco. E il Ministero della Salute si è dotato di uno strumento che consente ai cittadini di verificare la regolare tracciabilità del farmaco che acquista”.

Il sistema “Verifica bollino”

Questo strumento si chiama “Verifica Bollino”, è disponile online sul portale ufficiale del Ministero della Salute denominato “Tracciabilità del farmaco” e funziona così: una volta a acquistato il farmaco, chiunque può accedere al sito e inserire i dati riportati sulla confezione del medicinale in apposite finestre che si aprono sul web. Inseriti i dati, il software elaborerà le informazioni ricevute e, in pochi minuti, sarà in grado di accertare se il farmaco rientra nella filiera legale italiana della tracciabilità o meno. “Nel caso si riscontrino anomalie – spiega il tenente colonnello – è necessario inviare una segnalazione ai Nas competenti per territorio o ai carabinieri del Nucleo Aifa”. Lo strumento “Verifica Bollino” rientra nel sistema di tracciabilità rafforzato “Track&Trace” utilizzato in Italia e che, ogni anno, riesce a monitorare circa 2,45 miliardi di confezioni di medicinali. Insieme al Database dei farmaci rubati (gestito da Aifa) e alla Banca Dati Centrale (con cui il Governo monitora la distribuzione dei farmaci), questo strumento si inserisce nella più ampia attività di contrasto al mercato nero dei farmaci attivata dall’Agenzia del Farmaco e che prevede la collaborazione interattiva e in tempo reale del Ministero della Salute, dei carabinieri dei Nas, delle principali associazioni di categoria e di tutte le Procure italiane. Quest’attività di intelligence ha ridotto notevolmente il numero dei furti di farmaci in Italia ed ha inferto un duro colpo alle organizzazioni criminali internazionali che trafficano in medicinali. Sia rubati che contraffatti, a cui si aggiungono anche quelli falsificati che, dall’inizio della pandemia, sembrano essere i più ricercati dal mercato illegale.