Sputnik V: Italia, Spagna, Francia e Germania laboratori di diplomazia per il vaccino russo

L'Italia si è mostrata disponibile a produrre il prodotto dell'Istituto Gamaleya, ma ci sono forti frizioni all'interno dell'Ue. Aperture anche da Berlino, Madrid e Parigi

Come ha dichiarato Kirill Dmitriev, ceo del Fondo Russo per gli Investimenti diretti (Rdif) che ha finanziato la ricerca e lo sviluppo dell’ormai famoso Sputnik V, oltre all’Italia sono stati raggiunti accordi anche con Spagna, Francia e Germania per la produzione del vaccino made in Mosca. L’importanza di queste intese è duplice. Da una parte si aumenterebbe la capacità produttiva europea in risposta a Covid mettendo più munizioni nell’arsenale comunitario, dall’altra si aprirebbero canali diplomatici importanti con il Cremlino che potrebbe in futuro avanzare pretese nei confronti delle cancellerie europee facendo leva proprio sulla disponibilità del suo vaccino.

Due blocchi

Al momento l’Europa è divisa in due. Da una parte gli Stati “occidentali” a guida bruxelliana, dall’altra i Paesi del blocco orientale a guida austriaca che lamentano una distribuzione non equa dei vaccini. Sono proprio Ungheria, Slovacchia e Austria (e in un certo qual modo anche Repubblica Ceca e Bulgaria) a spronare la Commissione a rendere più omogenea la distribuzione in quanto, si accusa, alcuni Paesi membri hanno molte più dosi di quanto spetterebbe loro (uno degli indiziati è Malta che, secondo il Cancelliere federale dell’Austria Sebastian Kurz, come riporta Reuters, avrà entro fine giugno una quantità di dosi tre volte superiore alla sua popolazione). Fondate o meno che siano le accuse, la partita a scacchi che si gioca in europa è prevalentemente politica. Il blocco (anche qui non omogeneo) del vaccino di AstraZeneca ha messo in lista di attesa milioni di cittadini europei e la sensazione è che c’è bisogno, oggi più che mai, di alternative valide. L’approvazione per Johnson&Johnson va in questa direzione, ma si vuole di più (è recente un nuovo accordo Ue con Pfizer per anticipare altri 10 milioni di dosi). E qui entra in gioco la Russia il cui vaccino è in attesa di ricevere un parere da parte di Ema (si vocifera di un’approvazione per maggio) nonostante Ungheria e Slovacchia ne abbiano già acquistate diverse dosi.

Il colpo di coda

Il colpo di coda del blocco orientale è indice di un malessere all’interno dei Paesi membri dell’unione. Per quanto Sputnik stia convincendo sempre più esperti nella comunità scientifica, ci sono ancora molte perplessità legate alla diplomazia e ai rapporti con Mosca. Un caso in questo senso è rappresentato dal braccio di ferro tra Italia e San Marino. Il piccolo Stato (che non fa parte dell’Ue) aveva un accordo con Roma per la fornitura del vaccino Pfizer/Biontech e i ritardi e le resistenze italiane hanno costretto il Titano a rivolgersi a Mosca.

La posizione italiana

L’Italia ha da sempre strizzato l’occhiolino ai russi e anche durante i vertici europei ha insistito affinché la prospettiva di avere Sputnik non fosse rigettata in toto. L’appoggio a Roma è arrivato anche da Madrid, Berlino e Parigi che si sono proposte a produrre dosi di vaccino Sputnik una volta che gli enti regolatori avranno dato il loro benestare. La domanda poi è un’altra. Quanti Stati vorranno poi fare uso di Sputnik una volta immesso in commercio? Il timore di molti è che la campagna vaccinale possa trasformarsi in una campagna di propaganda.