Alleanza tra medicina tradizionale cinese e occidentale contro Covid-19? L’Italia non è pronta

Durante la pandemia di Covid-19 in Cina sono stati usati anche rimedi della Mtc sia a scopo preventivo per aumentare le difese del sistema immunitario sia a scopo terapeutico. I risultati sembrano incoraggianti, come spiega Wu Nanfei membro dell'Istituto Italiano di Mtc (IMTC) che da tempo chiede di avviare uno studio anche in Italia

medicina tradizionale cinese covid-19

Forse non arriverà da qui il rimedio contro Sars-Cov2 che tutto il mondo aspetta ma una collaborazione tra Medicina tradizionale cinese (Mtc) e medicina occidentale potrebbe rivelarsi utile nella gestione della pandemia. Almeno in attesa di una soluzione definitiva. In Italia nonostante diversi tentativi e premesse una possibile collaborazione non sembra decollare. Lo racconta Wu Nanfei, medico di Shangai, vicepresidente dell’Associazione Italiana Naturopatia e Arti Orientali (Ainao) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e membro dell’Istituto Italiano di Mtc (IMTC), che riferisce come da tempo l’IMTC si sia proposto come intermediario per avviare un possibile progetto anche in Italia, per studiare e approfondire l’efficacia della medicina tradizionale cinese. Soprattutto in base ai recenti dati su Covid-19. Ma per ora tutto tace.

Convivere con i virus

Durante la pandemia di Covid-19 in Cina sono stati usati anche rimedi della Mtc sia a scopo preventivo per aumentare le difese del sistema immunitario nei contatti ad alto rischio di contagio; sia a scopo terapeutico in associazione con la medicina occidentale, secondo il piano di diagnosi e cura per il Covid-19 rilasciato dal National Health Commission & National Administration of Traditional Chinese Medicine la scorsa primavera. La Mtc infatti dal 300 d.c. è utilizzata per combattere le pandemie che si sono susseguite nei secoli e nei millenni in modo indiretto, non uccidendo il virus ma convivendo con esso e fornendo al corpo umano – e in particolare al sistema immunitario – gli strumenti necessari affinché il virus venga debellato o fermato ancora prima dell’ingresso nelle cellule.  “È un concetto diverso dalla medicina moderna occidentale” commenta Wu. “Gli antivirali e antibatterici tentano di uccidere il virus. Noi cerchiamo di migliorare le condizioni interne del nostro corpo per eliminarlo”.  Molti preparati inoltre hanno come target il meridiano del polmone, che collega il polmone e l’intestino crasso, e alleviano la congestione polmonare e la diarrea, due caratteristiche dell’infezione da Covid-19. Come il rabarbaro e caprifoglio usati come base dei rimedi contro Covid-19.

Evitare le forme più gravi

Come racconta ancora il medico cinese, quando è scoppiata la pandemia in Cina è stata fatta subito una campagna di tamponi a tappeto. Le famiglie in quarantena non sono state lasciate a casa in attesa di un peggioramento dei sintomi, ma a tutti, asintomatici, paucisintomatici e addirittura persone sane in via preventiva, i volontari hanno distribuito diversi tipi di decotto studiati in base all’ambiente e a seconda della tradizione, per combattere diversi squilibri. I decotti infatti hanno generalmente una base comune e vengono poi personalizzati in base al soggetto o alla zona, perché ognuno manifesta la patologia secondo il carattere del proprio corpo.

“Il rimedio utilizzato a Wuhan per il Covid-19 era centrato sul fattore umidità e freddo – continua Wu – c’era quindi una ricetta comune e poi sono state elaborate cinque piccole modifiche per affrontare la patologia secondo i sintomi”. Questi rimedi sono poi stati distribuiti nei famosi ospedali da campo costruiti in una decina di giorni, dove sono state ricoverate anche persone con sintomi minori, che hanno utilizzato la medicina tradizionale cinese. Il che secondo quanto riporta il medico cinese avrebbe aiutato a trattare le forme più leggere di Covid-19, potenziando il sistema immunitario ed evitando un peggioramento.

I dati cinesi

Wu a questo proposito cita i dati di Zhang Boli dell’Accademia cinese di ingegneria e presidente dell’Università di Medicina Tradizionale Cinese di Tianjin, uno dei più importanti esponenti della Mtc in Cina. Secondo i risultati raccolti dai ricercatori cinesi, la Mtc nella forma leggera di Covid-19 avrebbe migliorato i sintomi, accorciato i tempi di febbre, ridotto la percentuale di forme gravi e aumentato efficacemente i numeri dei neutrofili e dei linfociti dei pazienti.

Mentre i dati diffusi dallo State Council riferiscono che “l’’osservazione clinica ha mostrato che la Mtc si è rivelata efficace nel trattamento di oltre il 90% di tutti i casi confermati di Covid-19 in Cina, con particolare riferimento a un maggior controllo della sintomatologia, un minor consumo di farmaci di sintesi con minori effetti collaterali; una minor progressione dagli stadi lievi verso quelli più gravi dell’infezione”. D’altra parte, qualunque sia il motivo (o per meglio dire i motivi concomitanti), stando ai dati dell’Oms la Cina ha registrato sinora meno di cinquemila decessi per Covid-19 a fronte degli oltre 103 mila dell’Italia, per citare uno dei Paesi più colpiti al mondo.

Maggiori certezze e poche collaborazioni

Nonostante i dati siano almeno a prima vista interessanti è difficile però affermare se questi casi non si sarebbero esauriti da soli e mancano ancora studi scientifici che ne garantiscano l’efficacia. La Mtc inoltre è complessa per via delle formule fitoterapiche non standardizzate e che contengono molti componenti alcuni dei quali non ammessi dalle normative italiane. Da qui l’interesse anche da parte della comunità cinese nel condurre uno studio congiunto. Inoltre lo stesso Zhang Boli lo scorso aprile aveva partecipato all’evento “Expert Dialogue on Anti-Epidemic Experiences with Traditional Chinese Medicine”, organizzato dalla World Federation of Chinese Medicine Societies (WFCMS) e dall’ IMTC italiano, in cui decine di medici specialisti provenienti dalla Cina e dall’Italia hanno scambiato opinioni ed esperienze sull’uso della medicina tradizionale cinese nella lotta contro la pandemia di Covid-19 .

Il caso della comunità di Prato e Padova

Un peccato forse non raccogliere dati, anche considerando l’esempio della comunità di Prato e Padova. Qui durante la prima ondata sia per merito del rispetto delle regole o forse per l’utilizzo del rimedio Lian hua qing wen (LH) – uno di quelli che sem­brano avere maggiore effetto contro Covid-19 – non ci sarebbe stato nessun cinese contagiato (la Croce rossa cinese inoltre avrebbe donato diverse quantità di capsule di Lian hua qing wen a quella italiana, che sarebbero però rimaste inutilizzate e che ancora si troverebbero nei magazzini). Mentre nella seconda fase della pandemia, sia per gli assembramenti dovuti alle festività del capodanno cinese (o forse per il blocco da parte dei Carabinieri-Nas di intere partite di Lian hua qing wen?) i contagi sarebbero saliti con diversi focolai. In realtà come conferma Wu, le capsule di Lian hua qing wen sequestrate dai Carabinieri sarebbero arrivate dalla Cina non per essere vendute in Italia ma destinate all’Associazione italo cinese e il Consolato che a sua volta avrebbe dovuto distribuirle alla comunità cinese di Milano, insieme ad altri dispositivi contro Covid-19. In particolare per aiutare quelle persone che anche per barriere linguistiche e altri motivi hanno difficoltà di accesso agli strumenti di protezione. Le capsule ora sembrerebbero essere arrivate a destinazione e nel frattempo molti cinesi si sono curati in base alle ricette cinesi con le erbe disponibili in Italia.

Il Lian hua qing wen

Quali sono? Si tratta di un mix di circa dodici piante: Fructus Forsythiae, Lonicera japonica, Ephedra sinensis, Semen armeniacae amarum, Isatis tinctoria, Rhizoma dryopteridis Crassi rhizomatis, Herba Houttuyniae, Agasta­che rugosa, Rheum palmatum, Radix et Rhizoma Rhodiolae Crenulatae e Glycyrrhiza, insieme al mentolo e a una medicina minerale tradizionale cinese, il Gypsum fibrosum. Già usato contro l’influenza e la Sars del 2003, in base agli studi svolti in questi mesi si è dimostrato efficace nei pazienti con forme lievi di infezione da Sars-Cov-2 come conferma anche Gioacchino Calapai, farmacologo dell’Università degli Studi di Messina e membro della Commissione europea dei medici­nali vegetali dell’Agenzia Europea del Farmaco.

“È composto da polifenoli, composti antrachinonici, terpenici ecc. come il beta-carotene, il kaempferolo, la luteolina, la naringenina, la quercetina, il wogonin. Tutti composti attivi che sembrano esercitare effetti biologici positivi in caso di infezione da Covid-19” spiega Calapai, che è anche membro della Società italiana di farmacologia (Sif). “Per esempio regolano la risposta immunitaria e sembrano anche modulare l’infe­zione virale”. Di tali sostanze sono anche stati studiati gli effetti farmacologici per capire il meccanismo con cui esplicano la propria azione antivirale. Ne è emerso, come aggiunge ancora Calapai, che sono coinvolti bersagli molecolari, tra cui il gene AKT1, che codifica per la serina RAC-alfa / treonina-proteina chinasi coinvolta nel danno polmonare e il ben noto recettore ACE-2, coinvolto nell’ingresso di Sars-Cov-2 nelle cellule umane.

Lo stesso Wu conferma che per questo composto sono stati estrapolati dati di laboratorio che indicano un effetto inibitorio sulla replicazione del virus e e antinfiammatorio in inibendo l’espressione delle citochine IL-6, MCP-1, IP-10 in cellule infette da virus.

In uno studio prospettico multicentrico in aperto randomizzato controllato in casi confermati di Covid-19, i pazienti sono stati randomizzati a ricevere il trattamento standard da solo o in combinazione con LH (4 capsule, tre volte al giorno) per 14 giorni. L’endpoint primario era il tasso di recupero dei sintomi (febbre, affaticamento, tosse). Chi ha assunto le capsula di LH ha notevolmente migliorato i sintomi clinici.

Gli altri rimedi della Mtc

In realtà però i rimedi della Mtc attualmente utilizzati contro Covid-19 sono tantissimi, come mostra uno studio pubblicato nel gennaio 2021 su Phytomedicine. Così come diversi sono gli studi clinici che ne stanno testando la validità. Gli autori del lavoro hanno condotto un’indagine sistematica su vari preparati a base di erbe utilizzati a Wuhan, per verificarne l’efficacia secondo i dati clinici pubblicati; e, in secondo luogo, per trovare le erbe più popolari utilizzate in queste preparazioni per identificare prodotti naturali bioattivi che potrebbero rivelarsi utili per combattere Covid-19. Tra i rimedi della Mtc usati nella fase iniziale dell’infezione da nuovo coronavirus, il cui obiettivo è rafforzare il sistema immunitario del corpo e ripristinare l’equilibrio del Qi (la bioenergia che nel corpo circola attraverso 12 meridiani interconnesse) vi sono: il decotto Ma xing shi gan (MXSG), composto da 4 erbe tra cui Ephedra sinensis, Semen armeniacae amarum, Glycyrrhiza, Gypsum fibrosum e utilizzato principalmente per il trattamento del calore polmonare, della tosse e dell’asma; e il decotto di ganjiang Gancao, composto da 2 erbe tra cui Radix glycyrrhizae e Rhizoma zingiberis.

Negli ospedali di Wuhan invece, come rimedi per il trattamento dell’infezione sono stati usati: il decotto Qingfeipaidu (QFPD), una formula composta da 21 componenti tra cui erbe e farmaci minerali, indicata per il trattamento di malattie causate da fattori patogeni del freddo e febbre.

I risultati della farmacologia di rete (Zhao et al., 2020), come spiegano gli autori del lavoro, hanno mostrato che il decotto di qingfeipaidu include 948 diversi tipi di composizione chimica, che ha effetti su 790 potenziali proteine ​​bersaglio. Le interazioni tra questi bersagli possono formare una rete molecolare, che può influenzare l’invasione del virus, la replicazione virale e fattori di infiammazione secondari che causano danni a più organi. È probabile che il decotto di qingfeipaidu colpisca le vie immunitarie correlate e sopprima l’attivazione delle citochine ed elimini l’infiammazione.

Ancora il decotto Sheganmahuang (SMD) è composto da 9 erbe tra cui Rhizoma Belamcandae, Ephedra sinensis Rhizoma Zingiberis Recens, Asarum sieboldii, Radix Asteris, Flos Farfarae, Ziziphus giuggiola, Pinelliae Rhizoma Praeparatum Cum Zingibere, Schisandra chinensis, allevia la restrizione delle vie aeree e riduce l’asma. Studi recenti hanno anche dimostrato che SMD può regola la funzione immunitaria cellulare del corpo regolando il rapporto CD4 + / CD8 + delle cellule T e l’espressione dei fattori immunitari di interleuchina-5 (IL-5) e interleuchina-10 (IL-10) nei pazienti con asma (Yang et al., 2015). SMD ha ridotto la risposta infiammatoria sottoregolando IL-17A, TNF-α e IL-6 e aumentando l’IL-10 per inibire l’accumulo di cellule infiammatorie nelle vie aeree dei topi asmatici. Infine il decotto Maxingshigan (MXSG) che ha migliorato la funzione immunitaria del corpo, regolato l’espressione e la secrezione di citochine, riducendo così l’infiammazione polmonare e migliorando le condizioni generali della polmonite da virus influenzale negli studi sugli animali. E i granuli di Jinhuaqinggan (JHQG) costituiti da decotto di Maxingshigan e Yinqiao San, che è composto da caprifoglio, Ephedra sinensis, Gypsum fibrosum, Semen Armeniacae Amarum, Scutellaria baicalensis, Fructus Forsythiae, Bulbus Fritillariae Thunbergii, Rhizoma Anemarryloce Glycyrrhiza. Questi granuli sono usati per alleviare sintomi come febbre, mal di gola, naso chiuso, sete, tosse o tosse con catarro.

Collaborare

La conclusione dei ricercatori è che ci sono buone ragioni per combinare la Mtc con la scienza e tecnologie all’avanguardia per combattere la pandemia di Covid-19 e l’emergere di nuovi coronavirus in futuro. Anche Lucio Sotte medico agopuntore e direttore della rivista Olos e Logos, che al tema ha dedicato un numero speciale, afferma che “la medicina cinese offre un ampio ventaglio di interventi che possono essere utilizzati a scopo sintomatico, palliativo ma anche preventivo in caso di patologie di origine virale. L’integrazione con la biomedicina è la strada corretta da percorrere sia in ambito clinico e terapeutico per cercare tutte le possibili sinergie con le terapie occidentali, ma anche in ambito di ricerca scientifica. Sempre più frequentemente accade che terapie tradizionali cinesi che vengono tramandate da secoli e talora anche da millenni offrono soluzioni semplici per problemi complessi, così come è accaduto con la scoperta dell’artemisina”.