Sputnik: si rafforza l’asse Italia-Russia, ma sia la scienza a guidare non la politica

Dovranno essere i dati e non la politica a guidare le sperimentazioni e la possibile produzione del prodotto russo in Europa. Se ne è discusso oggi in una conferenza online internazionale organizzata dal “Forum Dialogo Italo-Russo”

Che sia la scienza a guidare e non la politica. Il messaggio che emerge dall’incontro virtuale organizzata dal “Forum Dialogo Italo-Russo” il 23 marzo 2021 è soprattutto questo. Alla conferenza internazionale hanno partecipato i rappresentanti istituzionali e scientifici dei due Paesi che hanno suggellato un’alleanza che c’è sempre stata, ma che ora trova un ulteriore spinta al consolidamento. Parola d’ordine: battere il Sars-Cov2.

Partnership

Lo hanno ribadito anche i due copresidenti del Forum di dialogo italo-russo Ernesto Ferlenghi e Vladimir Dmitriev: bisogna favorire la condivisione delle esperienze tra i due Paesi. “Sputnik è stato approvato in 56 Paesi ed è il secondo al mondo per copertura vaccinale (intesa come popolazione anche se sui numeri c’è ancora molta confusione, ndr.). Tra l’altro va sottolineata anche l’intesa tra l’Istituto Spallanzani di Roma e il Gamaleya Institute per sperimentazioni congiunte”, ha detto Ferlenghi. Gli ha fatto eco Dmitriev: “Sia la società civile ad assumersi l’impegno per iniziative di questo tipo per evitare politicizzazioni. Non parliamo solo di vaccinazioni, ma dobbiamo discutere anche degli indirizzi di riabilitazione della medicina nei nostri Paesi per la cura delle persone che hanno patito forme particolarmente gravi di Covid-19”. Su questa linea si inserisce anche Alberto Conforti, direttore del Dipartimento internazionalizzazione della Livolsi & Partners, che ha collaborato all’organizzazione e alla  promozione dei contenuti e degli obiettivi della tavola rotonda: “Lavoriamo attraverso un proficuo e condiviso scambio di informazioni tra tutti i soggetti coinvolti, con la finalità di garantire un efficace coordinamento e la migliore ottimizzazione delle risorse industriali nazionali dell’Italia e della Federazione Russa”. Sulle politicizzazioni è tornato anche Sergey Razov, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa in Italia: “Confidiamo nelle perizie dell’Ema senza politicizzazioni. Ci siamo impegnati per supportare la produzione su suolo italiano e per migliorare la ricerca. In ambiasciata – continua – arrivano richieste da Regioni italiane e società private per l’acquisto del prodotto. Noi siamo aperte a tutte le forme di collaborazioni reciprocamente accettabili, comprendendo le richieste devono essere indirizzate attraverso i canali governativi ufficiali così da non creare dissonanza tra i rapporti bilaterali tra istituzioni regionali e nazionali”. Così anche il suo collega italiano Pasquale Terracciano: “Dobbiamo aumentare nel più breve tempo possibile la produzione dei vaccini nel rispetto delle procedure di verifica sulla sicurezza e sull’efficacia dei prodotti”.

La produzione

Da un punto di vista meramente economico la situazione potrebbe cambiare. Come si sa, la Russia ha molte difficoltà nell’approcciare il mercato europeo (e viceversa) per una grande quantità di regolamenti differenti, tuttavia la reciprocità instaurata grazie a Sputnik potrebbe volgere verso un mercato se non più libero, almeno più tollerante rispetto alle divergenze regolatorie farmaceutiche. Tazio Schilling, Ceo dell’Associazione del business europeo in Russia, spera addirittura che certe restrizioni economiche possano essere eliminate grazie agli accordi su Sputnik V. “Il Fondo russo Investimenti diretti – ha detto Vladimir Primak Member of the Management Board Investment Department – ha finanziato la produzione in Russia e in altri Paesi e lavoriamo per avere altri permessi in altri Stati. Siamo in contatto con l’Oms per il programma Covax e abbiamo molte collaborazioni con India, Sud Corea, Brasile, Kazakistan e Cina. La produzione all’estero è già in atto per creare centinaia di milioni di dosi. Tuttavia – chiarisce Primak – il mercato interno è per noi una priorità. La fornitura per l’estero si baserà esclusivamente sulla produzione esterna alla Russia”.

Il potenziale

Il potenziale del prodotto sta attirando molto interesse. Stando agli studi su Lancet in cui è dichiarata un’efficacia di oltre il 90% e una migliore capacità conservativa (tra i due e gli otto gradi centigradi) il vaccino ha delle prospettive interessanti anche dal punto di vista della ricerca (infatti si parla di uno Sputnik Light monodose). “Abbiamo organizzato una serie di ricerche cliniche in tutto il mondo e alcune sono ancora in corso”, ha detto Daria Egorova, Head Gamaleya Research Institute. A lei si riallaccia Massimo Galli, primario infettivologo e professore ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milano: “Un lavoro originale in quanto utilizza un secondo vettore nei confronti del quale è improbabile preesistano anticorpi prodotti dall’organismo umano, ossia avere un vettore che possa stimolare l’immunizzazione senza che gli anticorpi umani possano fermarlo e renderlo inefficace”. Se si parla di ricerche presenti e future non si può non citare lo Spallanzani di Roma rappresentato dal direttore Francesco Vaia. “Il Gamaleya Institute ha espresso interesse a inviare qui da noi, a seguito della stesura di un memorandum che stiamo preparando, una squadra di ricercatori così da rendere il più trasparenti possibile i dati degli studi.

L’industria c’è, e anche la logistica

Ovviamente nel processo che potrebbe portare il vaccino russo in Europa c’è anche l’industria nostrana supportata dalle aziende di logistica. “Come Farmindustria abbiamo un approccio pragmatico ma molto costruttivo, perché la Russia è un partner commerciale di rilievo a livello extra Ue. Come aziende e come Paese siamo soggetti alle decisioni di Ema e Aifa, ma vediamo di buon occhio glio accordi di produzione e ricerca tra italiani e russi”, ha detto Marcello Cattani di Farmindustria. Sul fronte delle aziende che potrebbero essere disponibili per produrre il vaccino ancora c’è molto silenzio. Tranne l’italo-svizzera Adienne e i primi contatti col polo di Anagni, non è ancora chiaro chi saranno le società che potrebbero attivarsi in questo senso anche perché sono necessari gli ok degli enti regolatori. A rappresentare la logistica era presente Pierluigi Petrone, presidente di Assoram. “I nostri associati non hanno mai interrotto la loro attività a monte e a valle della filiera farmaceutica. Oggi molti vaccini sono arrivati nel nostro Paese anche con conservazioni proibitive. La nostra categoria è pronta”.