Diagnostica per immagini: in Italia 18mila apparecchiature obsolete

I nuovi dati dell’Osservatorio parco installato (Opi) di Confindustria dispositivi medici. L’esempio dei mammografi convenzionali: il 71% ha superato i 10 anni, con un’età media di 13,4 anni

diagnostica per immagini

Il 71% dei mammografi convenzionali in Italia ha più di dieci anni, così come il 54% delle risonanze magnetiche (chiuse di 1,0T), mentre il 69% delle Pet ne ha almeno cinque. Nel complesso, sono 18mila le apparecchiature di diagnostica per immagini obsolete. A rilevarlo è l’ultima analisi dell’Osservatorio parco installato (Opi) di Confindustria dispositivi medici. Non mancano, però, dei segnali positivi:  nell’82% gli ecografi portatili  sono stati acquistati meno di cinque anni fa, così come il 78% dei sistemi digitali per la chirurgia ad arco e l’81% dei radiografi mobili digitali.

La sintesi dei dati

L’indagine dell’Osservatorio si è concentrata sulle tecnologie diagnostiche per immagini e, in particolare, sulle apparecchiature mammografiche, le apparecchiature di risonanza magnetica nucleare (Rmn), le Pet e quelle di tomografia assiale computerizzata (Tc), documentandone l’età media e stabilendone il periodo di adeguatezza. Ecco una sintesi dei dati principali.

Mammografi

Il 43,5% dei mammografi del parco installato è di tipo convenzionale. Considerando che il periodo di adeguatezza è di 6 anni per quello convenzionale e di 5 per quello digitale, l’Osservatorio segnala che:

  • L’età media dei mammografi di tipo convenzionale è pari a 13,4 anni;
  • L’età media dei mammografi di tipo digitale è di 4,9 anni;
  • L’84% delle apparecchiature di mammografia convenzionali è oltre il periodo di adeguatezza;
  • Il 71% di quelli convenzionali ha superato i 10 anni di età;
  • Supera la soglia di adeguatezza il 39% della versione digitale.

Rispetto agli anni precedenti, i mammografi convenzionali registrano un peggioramento dell’età media passando da 11 anni a fine 2017 a 13,4 anni nell’ultima rilevazione a fine 2019. Più contenuto l’aumento dell’età media dei mammografi digitali nel medesimo periodo, da 4,6 anni a 4,9 anni.

Risonanze magnetiche nucleari

Il periodo di adeguatezza delle risonanze magnetiche nucleari chiuse è di 5 anni. Nonostante ciò superano il periodo di adeguatezza:

  • Il 74% di quelle chiuse con campo magnetico 1,0 Tesla (minor precisione);
  • Il 51% con campo di 1,5 Tesla (precisione media);
  • Il 41% chiuse con campo 3,0 Tesla e oltre (precisione altissima).

Tomografica assiale computerizzata

Numeri simili per le apparecchiature di tomografia assiale computerizzata (Tc). Pur registrando una diminuzione di precisione alla diminuzione degli strati, il 25,1% delle Tc presenti nel parco installato ha meno di 16 strati. Presenta un numero di strati compreso tra 16 e 64 il 62,8%, a fronte del 55,2% a fine 2017.

Sebbene il periodo di adeguatezza sia di 7 anni, a superarlo sono:

  • Il 52% delle apparecchiature con meno di 16 strati;
  • Il 27% aventi più di 64 strati.

Pet

Per quanto riguarda le Pet (incluse le Pet/Tc e Pet/Rm), il cui periodo di adeguatezza è di 7 anni, l’età media supera di poco questa cifra.

  • Il 52% delle apparecchiature ospedaliere ha un’età media inferiore ai 7 anni;
  • Il 29% ha più di 10 anni;
  • Il 40% tra i 5 e i 10 anni;
  • Il 30% meno di 5 anni.

Prepararsi al post Covid

“L’indagine realizzata dall’Osservatorio parco installato – commenta Aniello Aliberti, presidente di Elettromedicali e Servizi integrati – ha fotografato una situazione ancora di evidente vetustà delle tecnologie di diagnostica per immagini presenti nel nostro Paese. Sebbene si registrino timidi segnali di aggiornamento, siamo ancora lontani da un reale processo di ammodernamento del parco installato nelle strutture italiane. Tecnologie all’avanguardia consentirebbero non solo una migliore capacità diagnostica, ma anche una maggiore velocità di refertazione, che potrebbe rivelarsi fondamentale una volta che i cittadini saranno meno impauriti e riprenderanno a fare prevenzione e a curarsi senza timore di contagiarsi. Il servizio sanitario – conclude Aliberti – deve farsi trovare pronto anche alla forte richiesta che ci sarà nel post Covid”.

INFOGRAFICA

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