Vaccini anti-Covid: ciclo completato solo per il 28% degli over80

L’analisi settimanale della Fondazione Gimbe. Sul fronte delle forniture, al netto di ritardi di notifica, consegnate il 71,7% delle dosi previste per il primo trimestre

Il 5,3% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale anti-Covid. È il dato aggiornato al 31 marzo (ore 15.31) riportato nel monitoraggio settimanale condotto dalla Fondazione Gimbe. Si tratta di oltre 3,1 milioni di cittadini, ma il tasso varia ampiamente tra le Regioni: dal 6,9% della Provincia Autonoma di Bolzano al 3,9% della Sardegna.

Over80, over70 e soggetti vulnerabili

Gimbe sintetizza così i dati principali sulla categorie più fragili:

  • Over 80: degli oltre 4,4 milioni, 1.274.567 (28,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.212.019 (27,4%) hanno ricevuto solo la prima dose, con le consuete rilevanti differenze regionali.
  • Fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, solo 106.506 (1,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 481.418 (8,1%) hanno ricevuto solo la prima dose, anche qui con notevoli difformità regionali.
  • Elevata fragilità (soggetti estremamente vulnerabili e portatori di disabilità gravi): anche se individuati dal piano vaccinale come categoria prioritaria subito dopo gli over 80, al momento la rendicontazione del database ufficiale non prevede una specifica categoria.

“Non si può escludere – spiega il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – che nella categoria denominata “Altro”, con oltre 1,4 milioni di dosi (14,4% del totale delle somministrazioni), rientri un certo numero di soggetti fragili”.  Escludendo da questo “contenitore” le 572.692 dosi (39,6%) somministrate a persone di età maggiore o uguale a 70 anni, considerabili a rischio per fascia anagrafica, resta da fare luce su 873.787 (60,4%) dosi somministrate a soggetti di cui non è possibile rilevare altre indicazioni di priorità. “Per ragioni di trasparenza e monitoraggio – continua Cartabelotta – da un lato è indispensabile inserire nel report ufficiale la categoria dei soggetti ad elevata fragilità al fine di garantire una precisa rendicontazione, dall’altro bisogna fare chiarezza sulla categoria “altro”, che ancora una volta permette di rilevare enormi differenze regionali”.

Il ritardo nella protezione delle classi d’età più fragili emerge anche dal monitoraggio dell’European Centre for Disease Control and Prevention (ECDC): l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, in particolare per la fascia 70-79 anni, dove si colloca a fondo classifica.

Le forniture

Al 31 marzo (aggiornamento ore 15.31) risultano consegnate alle Regioni 11.247.180 dosi, pari al 71,7% delle dosi previste per il primo trimestre 2021. Cifre al netto di ritardi di notifica, viste le dichiarazioni del Commissario Figliuolo che ha annunciato che “solo questa settimana ne stanno arrivando circa 3 milioni: ieri (29 marzo, n.d.r) oltre 1 milione di Pfizer, domani (31 marzo, n.d.r.) oltre 500.000 Moderna e oltre 1,3 milioni di AstraZeneca su un totale di 14,2 milioni realizzato nel primo trimestre”.

Vaccini via maestra per uscire dalla pandemia

“Se i vaccini rappresentano la via maestra per uscire gradualmente dalla pandemia – conclude Cartabellotta – è bene ribadire l’inderogabile necessità di proteggere in maniera prioritaria le persone fragili, più a rischio di sviluppare forme severe di Covid-19 che richiedono assistenza ospedaliera. Con l’attuale livello di sovraccarico degli ospedali, che non si ridurrà in tempi brevi, non possiamo più permetterci un nuovo rialzo di ricoveri e terapie intensive una volta avviate le graduali riaperture del Paese. Altrimenti – conclude il presidente della Fondazione Gimbe – continueremo a rimanere ostaggio delle misure restrittive, il cui obiettivo primario è proprio quello di limitare il sovraccarico ospedaliero”.