J&J come AstraZeneca, ritardi nelle forniture e dubbi sulla sicurezza del vaccino

Negli Usa si chiede lo stop per casi sospetti di tromboembolismo e l'Ema sta analizzando i dati per capire cosa fare. Al momento non c'è connessione evidente tra gli effetti avversi e la somministrazione. In aggiunta si sono presentati i primi problemi nella distribuzione

Crisi oppioidi Johnson&Johnson

Un destino infausto quello che lega a vario titolo i vaccini fin qui immessi sul mercato. Dopo il caso AstraZeneca (azienda contro cui l’Ue potrebbe aprire un contenzioso legale per le falle nella consegna e la violazione dei vincoli contrattuali) anche Johnson&Johnson potrebbe finire nel tritacarne. Negli Usa il prodotto è stato sospeso per dare modo alle autorità regolatorie di far luce su casi di trombosi a esso potenzialmente correlati e anche in Europa l’Ema ha avviato una verifica per scongiurare altrettanti possibili legami. In aggiunta a ciò è arrivata anche la segnalazione che la società non rispetterà in toto la consegna pattuita della prima tranche di dosi.

Sicurezza

Negli Stati Uniti, dove il vaccino viene già somministrato da tempo, il prodotto di Janssen è sotto indagine della Fda in quanto sono stati rilevati sei casi di trombosi (su sette milioni di somministrazioni) in altrettante donne. I Centers for disease control e la Food and drug administration si riuniranno a breve per esaminare i dati e hanno chiesto che la somministrazione venga interrotta. A livello federale il blocco è già attivo, mentre i singoli Stati avrebbero qualche discrezionalità in più e potrebbero decidere altrimenti. La stessa Janssen ha ribadito, tuttavia, che al momento non vi sono evidenze che indichino il vaccino come causa degli eventi tromboembolici. Destino appeso a un filo anche in Europa dove l’Agenzia europea dei medicinali ha ripreso in mano il dossier per valutarne più a fondo la sicurezza. Sempre dall’Ema, stavolta nella figura di Armando Genazzani, membro del Chmp, arriva l’ipotesi (perché tale è) che anche per questo prodotto, inizialmente monodose, possa essere necessario un richiamo. Una soluzione che rivoluzionerebbe e complicherebbe ulteriormente i piani vaccinali di mezzo continente. Intanto, dall’altra parte del mondo, in Australia, il governo di Canberra ha deciso di non acquistare le dosi di Janssen. Non è chiaro se questa decisione sia relativa al potenziale pericolo.

…e distribuzione

Le ultime nuove sul fronte J&J hanno quindi messo in discussione la distribuzione di buona parte delle dosi. In Italia, per esempio, sono state già consegnate 184 mila dosi conservate nell’hub nazionale della difesa di Pratica di Mare (Pomezia, provincia di Roma), ma non è scontato che ci possano essere ulteriori ritardi oltre a quelli già avuti con AstraZeneca. Da una parte c’è la volontà dell’azienda, come ha dichiarato, di fermare la distribuzione fino a nuovi chiarimenti da parte delle attività regolatorie: “Abbiamo preso la decisione di ritardare proattivamente il lancio del nostro vaccino in Europa. Stiamo lavorando a stretto contatto con esperti medici e autorità sanitarie, e favoriamo fermamente una comunicazione aperta di queste informazioni agli operatori sanitari e al pubblico”. Dall’altra, però, c’è la difficoltà da parte della società stessa, di reperire materie prime in fase di produzione.