Quattro Big Pharma (che producono vaccini) tra le 50 società più innovative al mondo

Pfizer guida il gruppo delle farmaceutiche impegnate nella produzione di vaccini (10° posto), ma nel ranking pubblicato all'interno dello studio "The most innovative companies", realizzato da Boston consulting group, compaiono anche J&J, Moderna e AstraZeneca

Innovazione vaccini

La produzione di vaccini contro Covid-19 spinge Big pharma sul treno dell’innovazione. È quanto emerge dallo studio annuale di Boston consulting group, dal titolo “The most innovative companies”, sulla capacità da parte delle aziende di tutto il mondo di guidare e cavalcare l’innovazione. Tra le migliori 50 al mondo, Pfizer guida il gruppo delle società impegnate nella produzione di vaccini (10° posto), ma in questa classifica compaiono anche J&J (20esimo posto), Moderna (42°) e AstraZeneca (49°).

Big tech inarrivabili

A guidare la classifica stilata da Bcg, neanche a dirlo, sono i colossi del digitale. Occupano le prime nove posizioni Apple si conferma l’azienda più innovativa al mondo, seguita da Alphabet (Google) e da Amazon. Subito sotto il podio, si posizionano Microsoft, Tesla (in salita di sei posizioni), Samsung, IBM, Huawei e Sony. Pfizer fa il suo ritorno nel ranking (dopo un anno di assenza) posizionandosi al decimo posto.

Una certa continuità si ritrova anche nella top 50, con 33 aziende già in classifica lo scorso anno, 12 rientrate dopo almeno un anno e solo 5 del tutte nuove (Abbott Laboratories, Comcast, AstraZeneca, Moderna, Mitsubishi). Tra quelle in ascesa si segnalano Siemens (11° posto, +10 posizioni), Oracle (15°, +10), Toyota (21°, +20) e Salesforce (22°, +14). I Paesi più rappresentati sono gli USA con 27 delle aziende più innovative, poi Cina e Germania (entrambe con 5), Giappone (4) e Sud Corea (3).

top 50 innovazione

L’indagine 

Lo studio annuale di Boston consulting group analizza le capacità di guidare e cavalcare l’innovazione basata sull’interviste a 1.600 dirigenti a livello globale e l’analisi delle prestazioni delle aziende, indentificando le 50 aziende più innovative a livello globale.

L’anno di Covid-19

Nel pieno della sfida al Covid-19, l’indagine certifica la crescente importanza assegnata dai top manager all’innovazione per aumentare resilienza e vantaggio competitivo delle proprie aziende. Anche se solo il 20% delle imprese analizzate oggi è realmente “pronto” all’innovazione, dotato della necessaria capacità sistemica per trasformare le aspirazioni in risultati reali. Di certo, l’innovazione crea valore: un portafoglio di investimento nelle top 50 aziende innovative quotate in borsa dal 2005 ad oggi avrebbe performance annuali mediamente superiori del 3% rispetto all’indice globale (MSCI World) e addirittura del 17% nel solo 2020.

Innovare per creare valore

“I Ceo stanno aumentando gli sforzi e gli investimenti, riconoscendo gli effetti positivi dell’innovazione sulla resilienza delle proprie aziende e la creazione di valore”, ha affermato Luca Gatti, partner and associate director di Bcg. “Vediamo però un rischio: le aziende non sono ancora del tutto pronte a innovare. La buona notizia è che la maggior parte di queste può migliorare la propria preparazione con alcuni cambiamenti mirati nella strategia, nel design del modello operativo e nelle capacità organizzative. Ad esempio, guardando agli innovatori di successo, emerge l’importanza di creare collaborazione tra diverse aree aziendali come ricerca e sviluppo (R&S) e sales & marketing, che insieme permettono di pensare sia in termini di prodotto che di cliente”.

Le caratteristiche delle top 50

Le aziende della top 50 tendono ad avere una maggiore diversità etnica e di genere nella leadership rispetto alla media, che suggerisce il ruolo di questi due fattori nel promuovere l’innovazione. Sicuramente immancabili sono l’impegno e la “prontezza” all’innovazione per avere risultati concreti. Lo dimostra la presenza di Pfizer al 10° posto e Moderna al 42°, che hanno ridotto i tempi e aumentato rapidamente la capacità di produzione per il vaccino Covid19 o quella di Abbott Labs e Bosch (rispettivamente 29° e 30° posto), veloci a sviluppare kit di test e sistemi per Covid19. Ma anche Target e Walmart (18° e 23°), che hanno realizzato investimenti in e-commerce e omnicanalità per gestire il picco della domanda, o aziende industriali come Siemens e GE (11° e 47°), che hanno sperimentato nuovi usi per i dati e tecnologie avanzate come l’Ai.

Più importanza all’innovazione

Il sondaggio sui dirigenti globali rileva che per la maggior parte l’esperienza Covid19 ha accresciuto l’importanza dell’innovazione: il 75% (10 punti in più dello scorso anno) la ritiene una delle tre priorità principali delle loro aziende, per un terzo è la numero uno. Oltre il 60% delle aziende globali prevede di aumentare gli investimenti in innovazione e un terzo di queste in modo significativo. E il risultato è comune sia nei settori colpiti dalla crisi (il 58% delle aziende dei viaggi e il turismo e dei trasporti pianificano di aumentare la loro spesa) che in quelli meno colpiti come farmaceutica e software. (64%).

Quasi metà delle aziende intervistate (il 49%) si definisce un “innovatore impegnato”, identificando l’innovazione come una delle tre principali priorità strategiche del loro Ceo, in cui questa ambizione è sostenuta con proporzionati investimenti. Ma l’impegno e l’investimento da soli non bastano a garantire il successo. Le aziende pronte all’innovazione hanno una probabilità fino a quattro volte superiore rispetto a quelle che non riescono a generare una quota maggiore di vendite da nuovi prodotti, servizi e modelli di business.

Readiness gap

L’”Innovation-to-impact” framework di BCG (che misura la prontezza dei programmi di innovazione delle aziende in dieci fattori) evidenzia come solo il 20% delle aziende sia realmente pronto all’innovazione. Nel 2020 si sono evidenziati importanti progressi, ma con forti divari tra i settori. Un’analisi approfondita rivela lacune nella preparazione anche tra gli innovatori impegnati, evidenziando come molte aziende probabilmente non riusciranno a realizzare le proprie ambizioni. Quasi un terzo delle aziende identifica la mancata collaborazione tra i team di ricerca e sviluppo e quelli di vendita come il principale ostacolo all’innovazione, con risultati coerenti nei diversi settori.

Lo scenario italiano

La situazione dell’Italia appare in controluce. L’89% delle aziende intervistate nel nostro paese considera l’innovazione una delle prime tre priorità, in crescita del 24%. E il 50%, in linea con la media globale, si definisce realmente “impegnato” nell’innovare. Ma solo il 43% delle imprese italiane prevede di aumentare la spesa per l’innovazione (contro il 62% a livello globale). E solo il 15% può realmente definirsi pronta. Allineato alla media, il 45% di imprese si considera leader nell’innovazione nel suo settore (sovraperforma le imprese del comparto), contro il 50% a livello globale.

Secondo Gatti, “Alla luce dell’impatto della crisi, può essere comprensibile per le aziende non prevedere aumenti di spese in R&S. Tuttavia, è utile tenere presente che, in una prospettiva di lungo termine, gli investimenti effettuati durante una crisi sono quelli che portano i frutti migliori quando questa sarà passata”.