Decreto Speranza sui farmaci per gli animali, veterinari preoccupati: “Temiamo norme non chiare”

L’annuncio del ministro sull’uso in deroga di medicinali umani spiazza i professionisti. “I media informati prima di chi prescrive, uno sgarbo”, scrive l'Anmvi, che poi rilancia: "Nelle bozze un pasticcio legislativo"

Preoccupazione e risentimento fra i veterinari italiani dopo l’annuncio di un decreto sull’uso in deroga dei farmaci umani negli animali, di cui però non si conosce ancora il testo. In un comunicato, l’Anmvi esprime innanzitutto disappunto sul metodo: “ Il ministro Speranza non ha ritenuto di informare la categoria prima di rivolgersi all’opinione pubblica con un comunicato che ha esposto i medici veterinari all’incertezza sui contenuti del decreto. Uno sgarbo verso quei 20mila medici veterinari che prescrivono con ricetta elettronica, alimentano la tracciabilità informatizzata del farmaco veterinario e grazie ai quali il ministro della Salute può farsi vanto in Europa”. Anche la Federazione nazionale degli ordini veterinari (Fnovi) ha lamentato di non essere stata interpellata dal ministero.

Il rischio di norme poco chiare

Secondo il presidente dell’Anmvi, Marco Melosi, il provvedimento “complicherà la vita ai veterinari” e il rischio è quello di ritrovarsi con “regole poco chiare”. Secondo quanto annunciato dal ministro, il veterinario potrà  “prescrivere medicinali per uso umano per la cura degli animali domestici a condizione che tale medicinale contenga il medesimo principio attivo del medicinale veterinario”, con l’obiettivo di raggiungere risparmi anche del 90% per alcune patologie.

Le Regole Ue

“I medici veterinari – sottolinea Anmvi nel comunicato – possono prescrivere farmaci autorizzati per l’uso umano dal 1992, secondo deroghe eccezionali dettate dall’Unione europea, e tutt’ora valide, per garantire trattamenti farmacologici di comprovata sicurezza ed efficacia per le diverse specie animali. Sono garanzie che solo i medicinali veterinari autorizzati possono dare e che difficilmente potranno essere bypassate, tanto che la Commissione europea ha già chiesto spiegazioni all’Italia. Anmvi teme un decreto equilibrista che per accontentare tutti risulterà di difficile applicazione per i medici veterinari sui quali ricade la responsabilità prescrittiva”.

Non basta per risparmiare

Secondo l’associazione dei veterinari,  il decreto “non porterà risparmi apprezzabili da tutte le famiglie italiane”. Un vero sostegno economico, invece, sempre negato dal Governo, “può arrivare solo da misure generali come l’abbattimento dell’Iva sulle cure veterinarie e sul pet food, l’aumento delle detrazioni fiscali, il riconoscimento del credito d’imposta in favore dei proprietari di animali da compagnia”. Questa, conclude l’Anmvi, sarebbe una “vera prova di coraggio e di cultura One health da parte del ministro Speranza”.

Le contraddizioni

In un secondo comunicato, l’Anmvi fa riferimento ad “alcune bozze del decreto”. Secondo l’associazione, il testo sarebbe in contraddizione con quanto detto dal ministro nei giorni scorsi: “Anziché ampliare l’accesso alle terapie medicinali per gli animali da compagnia, le riducono fortemente”, sottolineano i veterinari. Aifa – in base alle indiscrezioni riporatate da Anmvi – dovrebbe “elencare i medicinali ad uso umano che saranno vietati ai medici veterinari, con un’ampia discrezionalità e non solo in relazione agli antimicrobici critici”. E il decreto cancellerebbe “alcune opzioni di accesso ai medicinali per uso umano che il ministero della Salute aveva opportunamente consentito nel 2011”.

Un “pasticcio”

La bocciatura è netta: “Un decreto di facciata, dunque, che dà solo apparentemente l’accesso ad un più ampio ventaglio di terapie, salvo impedirle nell’articolo successivo.   Un pasticcio legislativo inevitabile, stante le basi antigiuridiche delle sue premesse. Un articolato confuso, contradditorio, incomprensibile. E del tutto peggiorativo delle possibilità di cura degli animali da compagnia che oggi sono a disposizione dei medici veterinari. Se le bozze saranno confermate – conclude l’associazione – l’Anmvi metterà a disposizione il proprio ufficio legale a tutela, civile e penale, della titolarità prescrittiva dei medici veterinari”.

 

 

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