L’Italia a trazione mRna, anche Reithera ripensa il suo vaccino

La società di Castel Romano potrebbe volgere il suo sguardo al Rna messaggero. Manca l'ufficialità, ma secondo molti potrebbe essere questa la strategia da seguire anche se ciò comporterebbe fino a quasi un anno di ritardi

vaccino covid-19

Un cambio di rotta, una nuova strategia. L’Italia, come un po’ tutta Europa sta mandando in soffitta prima del tempo i vaccini con piattaforma adenovirus per puntare tutto sul mRna (tecnologia Pfizer, Moderna e CureVac). Adesso, come anticipa La Repubblica, la società di bandiera Reithera di Castel Romano ha deciso una sterzata in virtù di un approccio scientifico diverso e di bloccare la sua sperimentazione (arrivata alla fese II). Intanto anche Curevac potrebbe avere degli spazi di manovra per produrre nel nostro Paese.

Reithera

L’azienda di Castel Romano ha speso un totale di 12 milioni di euro per andare avanti con la sperimentazione, ma ha ricevuto un pacchetto di finanziamenti e prestiti di 81 milioni a gennaio da parte dello Stato attraverso Invitalia, società di cui è amministratore delegato l’ex commissario all’emergenza Domenico Arcuri. Adesso, visti i numerosi problemi di altri vaccini a vettore virale come quelli di AstraZeneca e Johnson&Johnson, Reithera sta pensando (perché l’ufficialità ancora non c’è) di fermare tutto e di volgere il proprio sguardo al Rna messaggero comportando, però, un ritardo di quasi un anno per acquistare le materie prime e mettere in funzioni nuovi bioreattori.

Una catena di accordi

Ma dietro le quinte si muovono le grandi multinazionali, soprattutto quelle che non hanno investito nella ricerca del vaccino, ma hanno deciso di farsi carico della produzione per conto terzi. È il caso di Novartis (che si è accordata per produrre il prodotto di Curevac) la quale ha avviato dei colloqui proprio con Reithera per valutare la fattibilità di una produzione italiana del vaccino tedesco (ancora in fase di sperimentazione). Di rimbalzo ci sono anche contatti con il Governo nostrano (seppur preliminari a detta del Financial Times) al quale è stato proposto il sito Torre Annunziata in provincia di Napoli come hub produttivo. Altra società che sta puntando sul nostro territorio è Thermo Fisher, società statunitense che ha uno stabilimento a Monza e che è entrata in accordo con Pfizer per accelerare l’infialamento del suo vaccino. Infine c’è Moderna che ha tentato dei timidi contatti con Palazzo Chigi. Secondo alcune fonti non sarebbero andate a buon fine, anche se permane la speranza di futuri incontri.