Farmaci, in Italia si prescrivono troppi antibiotici ai bambini?

È la preoccupazione di molti addetti ai lavori, che ne vedono aumentare in maniera eccessiva la prescrizione per la lotta a batteri e virus nei più piccoli. Elena Bosi, pediatra e omeopata, ha provato a spiegare quando è necessario ricorrere a questi farmaci e quando invece è possibile sostituirli. IN COLLABORAZIONE CON BOIRON ITALIA

Farmaci antibiotici

Troppi antibiotici nella cura dei bambini. È la preoccupazione di molti addetti ai lavori, che vedono aumentare in maniera eccessiva la prescrizione di farmaci di questo tipo per la lotta a batteri e virus nei più piccoli. Peraltro, tale tendenza emerge anche dai dati dell’ultimo rapporto su “L’uso degli antibiotici in Italia” diffuso di recente dall’Agenzia italiana del farmaco. Il timore è che un utilizzo eccessivo e non mirato di questi medicinali possa essere dannoso per tutti, oltre che costoso per le casse del Servizio sanitario nazionale. A questo proposito Elena Bosi, pediatra e omeopata, ha provato a spiegare, in un’intervista pubblicata sul portale unasalute.it di Boiron Italia, quando è necessario ricorrere agli antibiotici e quando invece è possibile sostituirli. Di seguito un estratto dell’intervista.

In Italia si continua a ricorrere all’uso di antibiotici in misura eccessiva rispetto alla media europea. Come si spiega questo fenomeno?

I numeri in Italia sono effettivamente molto alti, siamo l’ultimo Paese in Europa per infezioni ospedaliere, 530.000 casi ogni anno. A spiegare questa peculiarità, ci sono motivazioni differenti e, in qualche modo, contrastanti. Partiamo da un dato positivo: il nostro Paese ha una sanità di ottimo livello e molto capillare; in particolare sul fronte della pediatria vantiamo una rete di assistenza che gli altri Paesi europei non hanno, come ad esempio il pediatra di famiglia. In UK, ad esempio, non c’è questo tipo di assistenza. Questo significa che sono molti i bambini visitati da un pediatra e ciò comporta come conseguenza un maggior utilizzo di farmaci pediatrici di tutti i tipi rispetto a altri Paesi europei che hanno un’assistenza sanitaria meno dedicata. E, ripeto, questo è un dato positivo perché vuol dire che i nostri bambini sono curati e molto bene. C’è però l’altra faccia della medaglia, il rischio della iper-prescrizione.

Cosa si può fare perché i genitori siano rassicurati e i medici più cauti nella prescrizione di antibiotici?

Occorre informare, spiegare bene. La scienza cambia nel tempo: ad esempio 20 anni fa si credeva corretto e utile l’impiego degli antibiotici “come copertura”, cioè in una funzione quasi preventiva. Oggi questa strada è stata totalmente abbandonata, non tanto perché inefficace ma proprio perché dannosa. Su questo occorre fare informazione, ai genitori soprattutto. Gli antibiotici si devono usare solo quando è chiaro che siamo di fronte a una infezione di tipo batterico; in tutti gli altri casi non sono il farmaco adeguato e quindi il loro ricorso ingiustificato aumenta il rischio di generare antibiotico resistenza. Chi – come i medici omeopati – conosce le medicine complementari può fare molto nei primi giorni di infezioni virali, senza usare farmaci tradizionali e utilizzando il meno possibile gli antipiretici. Anche questa è una pratica che trovo eccessivamente diffusa e non corretta. Per il nostro corpo la febbre è una risorsa importante e non va contrastata prima che insorga o che abbia valori elevati: la febbre è il metodo che ha il nostro corpo per “bruciare” i virus, quindi bloccare la febbre significa bloccare un meccanismo che lo difende.

Nel 2019 il 40,9% della popolazione pediatrica (0-13 anni) ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici. Che giudizio dà, lei pediatra, di questo dato? 

Da me arrivano bimbi con situazioni disastrose: ho visto piccoli pazienti che a 3 anni hanno già preso 30 terapie antibiotiche! Tra l’altro, io dico sempre che tra un ciclo e l’altro di cure antibiotiche – anche quando è giusto intervenire con l’antibiotico – bisogna aspettare almeno 1 mese, perché 1 mese è il tempo che serve a rigenerare la flora batterica… altrimenti il bambino è sempre più indebolito dal punto di vista del sistema immunitario e si alimenta un circolo vizioso da cui non si esce più. Poi è fondamentale la prevenzione e purtroppo questa parola nella medicina convenzionale non trova molto spazio. Nelle medicine complementari è invece un pilastro solidissimo, nell’omeopatia in modo particolare. L’omeopatia stimola le difese di ciascuno di noi, anche se non sappiamo ancora esattamente come, ma ne abbiamo dimostrazioni pratiche a iosa. Insieme a un corretto stile di vita – proprio come sosteneva Hahnemann – i farmaci omeopatici costituiscono un ausilio importante per rafforzare le difese del nostro organismo, senza dar luogo nella maggior parte dei casi a controindicazioni.

Come reagiscono i genitori dei suoi pazienti quando lei interviene con farmaci omeopatici o ricorrendo alle medicine complementari?

Chi viene da me è spesso “disperato”, nel senso che ha già provato altre soluzioni, senza successo. Soprattutto i padri esordiscono dicendo “Guardi io non credo all’omeopatia, ma tentiamo anche questa”. Io rispondo: “Per me va bene, basta che lei faccia quello che le dico, poi vediamo”. Alla fine sono proprio loro, i papà, a diventare i più forti sostenitori dell’omeopatia.

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