La pandemia insegna che alle sfide globali si risponde “One Health”

I lavori per la presidenza italiana del G20, la gestione delle emergenze, la Conferenza dell'Oie in programma a Catania nel 2022, l'antibioticoresistenza. Parla Pierdavide Lecchini, Dg della Dgsaf del ministero della Salute. Dal numero 8 di AboutPharma Animal Health

Dopo Covid non si torna più indietro. Se è vero che la pandemia ha insegnato tanto ai sistemi sanitari e alle economie di tutto il mondo, una delle eredità riguarda sicuramente gli innumerevoli intrecci tra la salute umana, degli animali e dell’ambiente. In altre parole, l’emergenza ha reso più concreto e tangibile l’ormai famoso concetto One Health. Non è un caso se questo approccio è sull’agenda della presidenza italiana del G20, che si concluderà in autunno. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Pierdavide Lecchini, a capo – dalla fine del 2020 – della direzione generale Sanità animale e Farmaci veterinari (Dgsaf) del ministero della Salute (in foto).

Proseguono i lavori per la presidenza italiana del G20. Lei ha partecipato al secondo meeting dell’Health Working Group. La salute animale e l’approccio One Health saranno sul tavolo dei “grandi”?

One Health è un approccio ideale per raggiungere la salute globale perché affronta i bisogni delle popolazioni più vulnerabili in base all’intima relazione tra la loro salute, la salute dei loro animali e l’ambiente in cui vivono, considerando l’ampio spettro di determinanti che emergono da questa relazione.

La definizione One Health, coniata nel 2004 in occasione della conferenza organizzata dalla Wild Conservation Society (Principi di Manhattan), è stata finora applicata principalmente alla salute degli animali, alla sicurezza alimentare, alle epidemie zoonotiche e alla resistenza agli antibiotici. Un esempio è la gestione delle emergenze per l’influenza aviaria.

Negli anni l’approccio si è integrato con aspetti legati all’ambiente, quali l’inquinamento delle risorse naturali e la distruzione della biodiversità, la pianificazione urbanistica e territoriale, produttiva e dei trasporti, e lo sfruttamento delle tecnologie e informatiche a salvaguardia dell’integrità del pianeta. Le recenti emergenze di salute umana hanno evidenziato i punti critici che rappresentano “lessons learnt” al fine di selezionare le azioni da mettere in campo per la gestione di una prossima epidemia o pandemia.

La Presidenza italiana, nell’ambito della compagine G20 Salute, ha promosso il rafforzamento di un solido approccio olistico One Health, cercando di coalizzare l’impegno politico per investimenti a lungo termine in favore dell’organizzazione di sistemi sanitari e agroalimentari resilienti, puntando sul coordinamento e la cooperazione intersettoriali tra salute pubblica umana e salute pubblica animale e mirando a una progettualità concreta per la riduzione dei rischi per la salute rispetto all’interfaccia uomo-animale-ambiente. La crisi da Sars-Cov2 ha dimostrato la necessità di agire puntando sulla prevenzione e sulla preparazione per sviluppare interventi sostenibili a livello globale, nazionale, regionale e locale.

Il ministero della Salute interviene ai lavori del G20 in via congiunta con l’assistenza tecnica delle Direzioni generali della Prevenzione Sanitaria e della Salute animale e del Farmaco veterinario promuovendo l’interesse a migliorare le attività di prevenzione e preparazione per reagire alle minacce epidemiche emergenti mediante il miglioramento delle capacità di monitoraggio e diagnostica e per il rilevamento precoce del rischio, soprattutto a livello locale.

Quindi di fatto la crisi da Sars-Cov2 sta rappresentando, tra le ben note difficoltà che devono essere affrontate, un momento storico di collaborazione e sinergia tra i sistemi di salute pubblica umana, animale e ambientale in vista di poter ridurre l’insorgenza o la ricomparsa di agenti patogeni ad alto rischio nei loro serbatoi naturali, laddove questi ultimi potrebbero in certi contesti effettuare il salto di specie.

L’interesse a migliorare la consapevolezza che la salute, sia geograficamente che culturalmente e rispetto alle diverse forme di vita, possa diventare un riferimento condiviso a livello globale, secondo un approccio che tenga in debito conto tutte le interconnessioni necessarie, rimane una delle priorità strategiche del ministero della Salute.


Nel 2022 la Conferenza della Commissione regionale dell’Oie per l’Europa si terrà a Catania. Perché è un riconoscimento importante per il nostro Paese?

La Conferenza della Commissione regionale dell’Oie per l’Europa, come nel caso delle conferenze biennali delle altre quattro Commissioni regionali (Africa, Americhe, Asia, Estremo Oriente e Oceania, e Medio Oriente), riunisce in uno dei 53 Paesi che fanno parte della regione le delegazioni degli stessi Paesi per discutere su specifici problemi di salute animale e prevenzione e contrasto alle malattie animali. In queste occasioni vengono sviluppate le politiche settoriali e le tematiche tecniche in vista di una cooperazione regionale nel controllo delle malattie degli animali, prevedendo la possibilità di sviluppare programmi regionali per rinforzare la sorveglianza epidemiologica e il controllo delle principali malattie animali, in particolar modo per quelle Regioni in cui l’Oie ha le proprie rappresentanze.

Il nostro Paese aveva avanzato la propria candidatura a ospitare la Conferenza a Catania nel corso della 28esima Sessione regionale Oie per l’Europa svoltasi a Tbilisi nel 2019, raccogliendo un voto favorevole unanime. L’evento era stato quindi programmato per il 9-13 novembre 2020, ma la pandemia da Sars-Cov2 ha reso impossibile il suo svolgimento nella modalità tradizionale. In considerazione della sua rilevanza internazionale, l’Italia ha rinnovato la propria disponibilità a ospitare l’evento nel 2022, ricevendo la conferma del pieno supporto dall’Oie e da tutti i Paesi della Regione Oie per l’Europa. La scelta di svolgere la conferenza in Italia rappresenta un riconoscimento al nostro Paese per il suo rilievo internazionale e per le attività di collaborazione internazionale che il ministero della Salute porta avanti da tempo, anche mediante il supporto tecnico-scientifico fornito dagli Istituti zooprofilattici sperimentali (Izs).

La conferenza vedrà come partecipanti i delegati dei 53 Paesi afferenti alla Regione Europa dell’Oie e la presenza di numerose cariche istituzionali di tali Paesi e delle altre organizzazioni internazionali di settore accreditate. Sarà dunque un’occasione importantissima e di grande visibilità non solo per la Regione Sicilia, ma anche per tutto il Paese, per mostrare quanto finora portato avanti dal Servizio sanitario nazionale, nella sua componente veterinaria, per la tutela del patrimonio zootecnico e della salute pubblica. Oltre al beneficio in termini di valorizzazione scientifica e di internazionalizzazione delle nostre expertise, l’evento rappresenterà dunque un momento di promozione e di valorizzazione del territorio e del suo ricchissimo patrimonio culturale e naturale oltre i confini nazionali.

L’individuazione di Catania quale sede dell’evento è ancora più significativa in quanto in Sicilia, presso l’Izs di Palermo, è stato istituito il Segretariato di Oie Remesa (Réseau méditerranéen de santé animale), la cui missione è quella di fare in modo che i Paesi del Nord e del Sud del Mediterraneo lavorino insieme per migliorare la diagnostica precoce, la sorveglianza epidemiologica e la lotta alle principali malattie transfrontaliere.

Tutto ciò considerando quello che l’attuale pandemia ha semplicemente evidenziato circa la necessità di fronteggiare in ottica One Health gli effetti delle minacce sanitarie emergenti. Il nostro Paese, essendo al centro del Mediterraneo, ha un ruolo fondamentale e questa conferenza potrebbe rappresentare un’occasione per condividere con una platea più ampia quanto già avviato con l’attività di Remesa.

Quale contributo il settore della veterinaria può dare nella gestione e prevenzione delle pandemie?

È certamente ormai consolidato il concetto che una pandemia zoonotica si manifesta quando un agente patogeno circolante nelle popolazioni animali riesce a infettare l’uomo. Individuare i fattori necessari che causano lo “spillover” dei patogeni è la chiave per prevedere e prevenire possibili pandemie ed epidemie in futuro. La rete sanitaria veterinaria italiana per la salute e il benessere animale, costituita dal ministero della Salute (Dgsaf e uffici periferici), dai Nas, dai Servizi regionali con le Asl, dagli Istituti zooprofilattici sperimentali e dall’Istituto superiore di sanità (Iss), può rivestire un ruolo attivo nelle azioni di preparazione e contrasto alle pandemie se queste sono causate da agenti zoonotici o comunque di origine animale, all’interno di un approccio One Health inteso come insieme di azioni interdisciplinari, interconnesse, fluide e veloci. La rete veterinaria nazionale è contraddistinta da una diffusione capillare sul territorio nazionale, attraverso i dipartimenti di prevenzione, da una disponibilità a livello provinciale di laboratori diagnostici di prima istanza (sedi centrali e laboratori periferici degli IZS), dalla disponibilità a livello inter-regionale di laboratori con elevati standard di sicurezza (BSL3) per la manipolazione di agenti biologici ad alto potenziale di diffusibilità, da centri di referenza nazionale in diversi ambiti, che possono coordinare le attività tecnico-scientifiche a livello nazionale.

La veterinaria è in grado di offrire il proprio supporto in tutte le fasi di una pandemia da quella interpandemica, mediante le attività di sorveglianza negli allevamenti animali e nei macelli, la raccolta di dati nei sistemi informativi, lo studio delle condizioni ambientali ed ecologiche che possono favorire eventi di spillover, a quella di allerta, per mezzo del rafforzamento delle attività di sorveglianza e il sequenziamento dei patogeni, nonché durante la fase pandemica. La pandemia da Sars-Cov2 ne è la testimonianza.

Il settore veterinario sta dando il massimo supporto diagnostico attraverso la disponibilità di laboratori di elevata bio-sicurezza (BLS3) presso gli Izs, l’implementazione del sistema di sorveglianza attiva ai fini della “early detection” che consente l’individuazione precoce di fenomeni di antropozoonosi, il sequenziamento e la caratterizzazione dei ceppi circolanti presso i Centri di referenza nazionali, le analisi filogenetiche.

La gestione del rischio zoonosico, mediante l’adozione di provvedimenti di profilassi nazionale basati sulle disposizioni internazionali, rappresenta un ulteriore quanto fondamentale strumento per la tutela della sanità pubblica veterinaria e la sicurezza alimentare.

Il 17 marzo il ministro Speranza ha incontrato il direttore generale dell’Oie, Monique Eloit

Siete preoccupati per l’avanzare della Peste suina africana in Europa?

La corrente epidemia di Peste suina africana (Psa) in Europa ha certamente innalzato il livello di rischio di introduzione della malattia in Italia. Dallo scorso anno, anche in ottemperanza alla strategia di contrasto alla malattia adottata dalla Commissione europea, l’Italia ha adottato un Piano nazionale di sorveglianza e prevenzione che contempla una parte dedicata all’eradicazione esclusivamente in Sardegna, unica regione italiana interessata dalla malattia sin dal 1978. In questo territorio, negli ultimi anni, l’approccio alla lotta alla malattia è stato radicalmente rivisto grazie all’adozione di un piano straordinario di eradicazione e all’istituzione, nel 2016, dell’Unità di progetto, un gruppo di esperti in materia di Psa dedicato all’implementazione del piano, con particolare riferimento alle attività di sorveglianza negli allevamenti, alla verifica dell’applicazione delle misure di biosicurezza, alla lotta all’allevamento illegale e alla pratica del pascolo brado. Tutto questo ha consentito di raggiungere incoraggianti risultati sul piano epidemiologico e gestionale. Infatti non si osservano casi di Psa nel domestico da tre anni e sono sporadici i focolai nel selvatico. È stata anche impostata una capillare campagna di informazione rivolta ad allevatori, cacciatori e addetti del settore che ha permesso il raggiungimento di un grado di consapevolezza sensibilmente maggiore da parte di tutti gli attori coinvolti, che ha contribuito al raggiungimento dei risultati ottenuti.

Il piano di sorveglianza nazionale si prefigge di preparare il territorio nazionale al precoce rilevamento dell’eventuale ingresso del virus e alla gestione di una possibile emergenza. Tra le principali misure previste si segnalano la sorveglianza passiva nel settore domestico e nel selvatico, la verifica del livello di applicazione delle misure di biosicurezza negli allevamenti suini, l’attività di formazione e informazione di allevatori, cacciatori e tutti i soggetti in qualche modo coinvolti, compresi i comuni cittadini, al fine di aumentare la consapevolezza e la conoscenza della malattia.

Nel settore dell’allevamento domestico, ogni sospetto di malattia deve essere segnalato ai servizi veterinari per il successivo controllo diagnostico. Inoltre sono sottoposti a controllo diagnostico i suini fisiologicamente deceduti in azienda in percentuali quantificate in base alla consistenza numerica della popolazione allevata e al livello di rischio. Nel settore del selvatico, ogni carcassa di cinghiale rinvenuta nell’ambiente, compreso quelle rinvenute a seguito di incidenti stradali, viene sottoposta a controllo diagnostico.

È prevista inoltre la verifica del livello di implementazione delle misure di biosicurezza degli allevamenti suini, pilastro fondamentale nella prevenzione dell’infezione, in riferimento alle operazioni di pulizia e disinfezione in azienda, corretta gestione delle norme igienico-sanitarie del personale, etc. Tra le norme di biosicurezza, di particolare rilevanza sono quelle previste per evitare il contatto con i selvatici, responsabili del mantenimento del virus nell’ambiente e della sua diffusione, in virtù delle grosse distanze che i gruppi di cinghiali sono in grado di coprire anche giornalmente.

Le attività di formazione e informazione rappresentano un ulteriore punto di forza nell’ambito della strategia di prevenzione della Psa e sono mirate a tutte le figure a diverso titolo coinvolte e potenzialmente interessate nella prevenzione e/o gestione di una eventuale emergenza. Pertanto la diffusione delle informazioni sulle caratteristiche della malattia e sulle modalità di diffusione anche ai comuni cittadini, ai turisti, ai viaggiatori nonché ai cacciatori, risultano di fondamentale importanza per limitare la possibilità di propagazione della malattia. Con questo obiettivo, il ministero della Salute ha elaborato materiale informativo, specifico per diverse categorie di utenti, e ha effettuato con tutte le Regioni e Province autonome una verifica dello stato di implementazione delle misure previste dal Piano.

L’azione di monitoraggio sull’implementazione del Piano nel territorio nazionale prosegue in modo costante, in virtù anche degli aggiornamenti e della trasmissione alla Commissione europea su base annuale. Sottolineo infatti, che anche in una situazione critica come quella attuale legata all’emergenza da Sars-Cov2, sono state rese sempre indifferibili le attività di sorveglianza e di attuazione del Piano per la Psa.

Nell’ambito delle iniziative che la Commissione europea ha richiesto agli Stati membri in materia di prevenzione, controllo ed eradicazione della Psa, rientra anche l’elaborazione di un Piano nazionale per la gestione delle popolazioni di cinghiali, che prevedano azioni a lungo termine da rivedere periodicamente alla luce dei risultati e dell’evoluzione della situazione epidemiologica. A tal fine il ministero della Salute, in cooperazione con il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e del ministero della transizione ecologica, competenti in materia di gestione della fauna selvatica, e con il supporto scientifico dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e del Centro di referenza nazionale per lo studio delle malattie da Asfivirus e Pestivirus (Cerep, presso Izsum), ha elaborato un documento di indirizzo che prevede l’applicazione di un pool articolato di misure, alcune delle quali indirizzate alla fase attuale (azioni preventive) e altre indirizzate alla fase di gestione diretta di una eventuale epidemia (azioni reattive).

Il documento ha l’obiettivo di fornire indicazioni tecnico operative in materia di prevenzione della Psa nel selvatico e supportare le Regioni e Province autonome nell’ambito dei propri Piani di gestione della fauna selvatica. Ciò allo scopo di migliorare gli aspetti correlati alla “preparedness” e alle misure di gestione dei cinghiali in funzione dell’aumentato rischio di introduzione del virus della Psa in Italia.

In questo contesto multidisciplinare, è prevista anche un’attività di implementazione dei sistemi di stima della densità di popolazione e distribuzione territoriale, per disporre di dati aggiornati ed esaustivi che consentano l’elaborazione di attività mirate di controllo della popolazione selvatica e programmare l’obiettivo di riduzione generalizzata delle densità, da perseguire mediante la limitazione dell’accesso a fonti di cibo alternative come quelle legate o mediate dal fattore umano – residui e rifiuti alimentari o la pratica del foraggiamento, sebbene già vietata – e tramite l’utilizzo di tecniche a basso impatto.

Da gennaio 2022 sarà pienamente applicato il nuovo Regolamento europeo sui farmaci veterinari. A che punto è il percorso per la sua adozione? 

La Direzione generale partecipa ai Comitati e ai gruppi di lavoro ed organizzati dalla Commissione europea e dall’Ema. A livello nazionale, si sta predisponendo una revisione della normativa per la quale gli uffici tecnici stanno predisponendo le bozze di Decreto attuative, con la collaborazione dell’Ufficio legislativo e delle Regioni e Province autonome. Questo lavoro sta tenendo in considerazione tutte le osservazioni degli stakeholder, che saranno coinvolte in un prossimo futuro per una migliore condivisione e il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal regolamento.

E per quanto riguarda il nuovo Regolamento sui mangimi medicati?

La Direzione generale ha effettuato un’analisi della normativa nazionale vigente in materia, comparandola col regolamento (Ue)4/2019. Il documento di analisi è stato presentato alle autorità regionali e alle associazioni di categoria, che hanno avuto modo di esprimersi e presentare le proprie osservazioni.

È stata preparata una prima bozza del decreto legislativo che, in virtù della delega che verrà conferita con la legge europea in fieri, mira ad adeguare e armonizzare la normativa nazionale sui mangimi medicati, con le disposizioni del regolamento, anche previa abrogazione esplicita delle norme in contrasto. Una disposizione normativa che permetterà di chiarire alcuni aspetti applicativi del regolamento, al fine di darne corretta attuazione sul territorio nazionale.

La legge di Bilancio 2021 ha previsto l’emanazione di un decreto sul cosiddetto “uso in deroga” dei farmaci umani negli animali d’affezione. Cosa prevede?

Il decreto definisce i casi in cui il veterinario può prescrivere per la cura dell’animale non destinato alla produzione di alimenti un medicinale per uso umano, introducendo la possibilità, laddove ritenuto opportuno e a certe condizioni, di ricorrere all’alternativa tenendo in considerazione anche una riduzione della spesa di gestione terapeutica ai sensi dell’istanza di cui ad art.1, comma 478, della Legge di Bilancio 30 dicembre 2020, n.178. A riguardo sarà necessario monitorare l’andamento delle prescrizioni e l’utilizzo del farmaco in tal senso per capire come evolverà la distribuzione e il consumo di farmaco alla luce del nuovo quadro applicativo, anche in vista della coerenza delle azioni per il contrasto all’antimicrobico-resistenza.

Altre strategie per contenere i costi dei farmaci veterinari?

Il ministero non ha la possibilità di intervenire direttamente sul costo dei medicinali. Stiamo valutando l’attuazione di alcune misure, già in esame da tempo, nel contesto dell’implementazione nazionale del nuovo Regolamento europeo, come ad esempio lo sconfezionamento e l’individuazione dei medicinali veterinari generici.

La Conferenza Stato-Regioni ha recentemente prorogato il Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza. Gli sforzi fatti in questi anni per limitare il fenomeno hanno prodotto risultati?

La proroga di un anno del Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza 2017-2020, sancita con l’intesa del 25 marzo 2021, si è resa necessaria in quanto l’emergenza Sars-Cov2 ha rallentato alcune delle attività da realizzare per il raggiungimento degli obiettivi in esso prefissati. Riprese le attività del Gruppo di lavoro per il coordinamento della strategia nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza, è stato fatto il punto della situazione e sono state valutate le criticità da affrontare prioritariamente, in vista della predisposizione del nuovo Piano. La valutazione completa delle attività realizzate ha consentito di verificare i risultati raggiunti nel settore veterinario, che possono essere considerati molto incoraggianti. Si è preso atto che la maggior parte delle attività nazionali sono state avviate tra il 2019 e il 2020, quali il sistema di tracciabilità dei medicinali veterinari, compresa la ricetta elettronica veterinaria, il sistema di categorizzazione del rischio degli allevamenti (ClassyFarm), il progetto di ricerca su Salmonella Infantis, la predisposizione di linee guida sull’uso prudente degli antimicrobici, l’attività di sensibilizzazione rivolta ai diversi attori della filiera. Essi rappresentano dei punti di forza della strategia veterinaria, che mirava a perseguire i seguenti impegni governativi di riduzione:

≤ 30% consumo di antibiotici totali;

≤ 30% consumo di antibiotici somministrati per via orale;

≤ 10% consumo di Antimicrobici di importanza critica (Critically important antimicrobial – Cia);

consumo di colistina a un livello di 5 mg/Pcu.

La riduzione importante del consumo degli antimicrobici di importanza critica del 69,8% (rispetto al 10% fissato al 2020), è un risultato che ci fa capire di essere sulla strada giusta. Così come il calo importante del consumo della colistina, già al di sotto del valore di 5 mg/Pcu richiesto dalla comunità scientifica europea. Sottolineo come tali risultati sono stati raggiunti un anno prima dell’avvio del sistema elettronico di tracciabilità, compresa la ricetta elettronica veterinaria, e quindi possiamo ben sperare per i prossimi anni.

La Rev e il sistema ClassyFarm coniugano digitalizzazione e impegno per un uso prudente degli antibiotici. Il bilancio è positivo?

Il bilancio è decisamente positivo. Come già detto prima, questi sistemi hanno consentito anche una maggiore sensibilizzazione di tutti gli attori della filiera del medicinale usato in veterinaria. Entrambi i sistemi sono in continuo miglioramento e implementazione. A partire dal 28 gennaio 2022, ci verrà in aiuto anche il registro elettronico dei trattamenti per completare il cerchio della tracciabilità, consentendo di tracciare, laddove previsto dalle disposizioni normative, anche il quantitativo effettivo di medicinale somministrato all’animale. In questo modo, potremo avere un indicatore di consumo, espresso in Ddd (Defined daily doses) che corrisponde alla dose media presunta giornaliera per kg di animale/specie, per il tramite del sistema ClassyFarm. Tale indicatore permetterà di indirizzare i controlli ufficiali sulla base del rischio effettivo di sviluppo di antimicrobico-resistenza potendo verificare in tempo reale un uso prudente e responsabile degli antimicrobici.

 

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