Chiamata per Boris Johnson, renda pubbliche le comunicazioni sui brevetti con le aziende farmaceutiche

Secondo alcuni avvocati e organizzazioni della società civile, il governo è contrario alla liberalizzazione dei brevetti sui prodotti Covid a causa della pressione lobbystica delle aziende produttrici di vaccini

Una richiesta di trasparenza per valutare le pressioni di lobbying che Big Pharma starebbe facendo nei confronti del governo britannico. Un gruppo di avvocati inglesi ha scritto al Premier Boris Johnson per chiedergli di rendere pubbliche tutte le comunicazioni interscambiate con le aziende produttrici di vaccini e capire se la reticenza britannica in seno all’Organizzazione del commercio di non liberalizzare la proprietà intellettuale sui prodotti Covid sia o meno una decisione presa liberamente o, come sospettano in molti a Londra, su richiesta delle imprese.

Le comunicazioni

La richiesta esplicita riguarda tutta la corrispondenza che i membri del governo hanno avuto con le farmaceutiche. Reuters specifica che sono state richieste spiegazioni anche in merito a messaggi watsapp oltre che alle email e ai documenti ufficiali. A firmare la lettera sono state numerose associazioni di pazienti, ma anche organizzazioni attive nel campo dell’accesso equo ai medicinali. Tra queste ci sono Global Justice Now, Just Treatment, StopAIDS, Frontline AIDS, Universities Allied for Essential Medicines UK, Students for Global Health e Nurses United Uk.

Blocco dei brevetti

Tiene banco sempre la scottante questione dei brevetti. Il Regno Unito, insieme agli Usa, è uno dei maggiori oppositori alla proposta alla Wto di Sud Africa e India (supportata da oltre 100 Paesi) di liberalizzare la proprietà intellettuale e consentire a tutti, compresi i Paesi in via di sviluppo, di produrre vaccini su larga scala. Tra l’altro la scorsa settimana, una lettera simile a quella Johnson è arrivata anche al presidente Usa Joe Biden per chiedergli un cambio di rotta in vista della nuova sessione Wto sul tema prevista per il 5 maggio. Non sarà facile, dato che negli Stati Uniti si sono apertamente schierati contro ogni apertura sia le società in quanto tale (J&J, Moderna, Pfizer e Moderna) sia la Camera di commercio locale nazionale.

Foto in copertina: Alexandros Michailidis