Ue/AstraZeneca, inascoltati gli avvertimenti di Deloitte sulle clausole di salvaguardia nel contratto

La società di consulenza, che collabora anche con la Commissione europea, aveva avvisato dieci giorni prima della firma che l'accordo con la multinazionale non avrebbe garantito sanzioni in caso di mancata consegna dei vaccini

Lo scontro in tribunale tra AstraZeneca e Commissione Ue si arricchisce di un nuovo capitolo. Nonostante la prova di forza di Bruxelles e delle motivazioni che hanno spinto le istituzioni comunitarie a costringere la multinazionale anglo-svedese a consegnare quanto pattuito, arrivano dei documenti che mettono in cattiva luce la gestione dei negoziati da parte dell’ente pubblico. Infatti, come rivela il quotidiano belga Knack e ripreso da Politico, almeno il governo belga era a conoscenza delle falle nel contratto grazie a un’analisi condotta dalla società di consulenza Deloitte (che collabora anche a stretto contatto con la Commissione Ue). Nessuno sembra però aver ascoltato e ora lo scontro davanti al giudice si fa più incerto.

Il caso

Il documento risale al 17 agosto 2020, ossia dieci giorni prima della firma ufficiale con l’azienda farmaceutica. “Riteniamo che ci sia la possibilità che il programma di consegna previsto sarà rispettato – riporta Politico riprendendo quanto scritto da Deloitte la scorsa estate – tuttavia il contratto non prevede sanzioni in caso di mancato rispetto delle date di consegna”. Il portavoce della Commissione Salute Stefan de Keersmaecker ha detto alla stampa che le motivazioni dell’azione legale contro AstraZeneca sono solide e che la consegna delle dosi mancanti è un atto dovuto da parte della società. Stando così le cose, però, qualche dubbio è legittimo. Già quando fu pubblicato il contratto tra le parti ci si era accorti subito, nonostante gli omissis, che l’intesa propendeva per una maggiore tutela dell’azienda e non di Bruxelles. Tra l’altro lo stesso Report, che ha avuto modo di accedere ai documenti integrali, ha confermato ed evidenziato come clausole penali in questo senso non comparivano. Non è scontato dunque, che sia l’Ue a essere costretta a rispettare i patti e a comprare tutte le dosi negoziate anche nel caso si decidesse di non utilizzarle più per virare su altri vaccini (a mRna di Pfizer/Biontech, CureVac o Novavax).

Le carenze nei negoziati

Che i rappresentanti Ue non avessero fatto un buon lavoro era già apparso chiaro. Lo stesso ministro della Salute italiano Roberto Speranza ne ha fatto cenno in alcuni casi affermando che si sarebbe potuto fare di più. Ora non resta da capire perché l’avvertimento di Deloitte non è stato ascoltato. Per urgenza? Per incapacità negoziale? Tra l’altro molti media internazionali pongono l’accento sulla gestione inglese della vicenda. Londra ha strappato un accordo migliore (pur a prezzo maggiorato) e non ha rilevato problemi nella distribuzione.

Allegato?

In aggiunta a ciò, Deloitte consigliò il governo belga di firmare un documento separato (una sorta di allegato) chiamato “accordo di qualità” con l’azienda stessa per garantire una maggiore trasparenza in caso di problemi di consegna. Le raccomandazioni furono ignorate.