Il trattamento dei pazienti con malattie autoimmuni nell’anno del Covid

Il racconto di Mariarosa Chiarantano, medico specialista in dermatologia e venereologia, che spiega la sua esperienza clinica e le opportunità che può offrire la medicina integrata nella gestione di questi pazienti. IN COLLABORAZIONE CON BOIRON ITALIA

La diffusione di Covid-19 ha spostato l’attenzione sulla gestione dei malati colpiti dal virus Sars-Cov-2, ma la platea di pazienti che necessitano di assistenza sanitaria è molto più ampia. Una fetta importante riguarda, per esempio, i soggetti affetti da malattie autoimmuni. Per questo motivo, è lecito chiedersi: come si convive con la pandemia quando si è affetta da una patologia autoimmune? E in che modo l’omeopatia può essere di supporto alla terapia farmacologica? Mariarosa Chiarantano, medico specialista in dermatologia e venereologia di Bologna, ha provato a spiegare la sua esperienza clinica, le evidenze riscontrate e i benefici di un approccio terapeutico integrato nel trattamento dei pazienti con malattie autoimmuni. L’intervista è online sul portale unasalute.it di Boiron Italia. Ecco di seguito un estratto.

Dottoressa, qual è la sua esperienza con i pazienti affetti da malattie autoimmuni? Nella sua pratica clinica utilizza un approccio integrato?

Come dermatologa visito spesso pazienti affetti da malattie autoimmuni. La diagnosi può essere già stata formulata da un altro medico oppure emergere dagli accertamenti da me prescritti per indagare il quadro clinico del paziente. Spesso quindi come dermatologa mi ritrovo ad avere un ruolo di dermato-internista: le malattie autoimmuni possono avere una prima manifestazione a livello cutaneo, come per esempio il Lupus Eritematoso Sistemico. I pazienti, infatti, possono presentare sintomi cutanei correlati a malattie autoimmuni in altra sede, non cutanea, come nel caso delle tiroiditi o del LES; oppure possono presentare patologie autoimmuni primitive cutanee, come per esempio la Psoriasi, il Lichen, l’Alopecia Areata, il Pemfigo. Nel mio recente intervento all’ultimo congresso del Cedh di Parigi (Centre d’enseignement et de développement de l’homéopathie), ho parlato proprio di un caso clinico particolare di psoriasi, un’artrite psoriasica. Sono molte tuttavia le patologie dermatologiche autoimmuni che normalmente tratto con un approccio integrato.

Per i pazienti, quali sono i benefici nell’utilizzo dell’omeopatia nel trattamento delle malattie autoimmuni?

Nel caso di diagnosi precoce, i medicinali omeopatici possono essere utili nel ritardare il ricorso alla terapia allopatica o ancora, quando il decorso della malattia è lento, è possibile controllare la malattia autoimmune con un approccio che comprenda oltre all’omeopatia tutte quelle buone abitudini che oggi amiamo chiamare “stile di vita sano”, naturalmente senza dimenticare i controlli regolari, e questo è il migliore dei casi. Nel caso invece in cui il paziente abbia già fatto ricorso a una terapia allopatica, l’omeopatia può aiutare a contrastare gli effetti collaterali dei farmaci assunti, aiutando a riequilibrare il proprio organismo. In alcuni casi è stato possibile ridurre la terapia allopatica a un dosaggio inferiore rispetto a quello prescritto in precedenza, mantenendo comunque un buon controllo sulle recidive della patologia. L’omeopatia permette quindi di accompagnare il malato anche nel percorso con la terapia allopatica.

In quali casi la terapia integrata funziona meglio?

In fase precoce ovviamente l’utilizzo di medicinali omeopatici permette al paziente di non arrivare a uno stadio in cui si renda necessaria l’assunzione di un farmaco allopatico. Se invece la terapia allopatica è già iniziata, a quel punto il trattamento omeopatico permette di contenere il dosaggio del farmaco.

Leggi l’intervista integrale su unasalute.it

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