L’Ue ad AstraZeneca: “Necessario avere accesso agli impianti di produzione britannici”

Inizia la battaglia legale e la Commissione ha chiesto di poter sfruttare le strutture gestite sull'isola per avere entro giugno almeno 130 milioni di dosi. La società si difende affermando di non avere nessun obbligo

Sempre in merito all’azione legale intentata dalla Commissione Ue ad AstraZeneca arriva la richiesta di avere accesso agli impianti del Regno Unito per avere certezza della distribuzione delle dosi del vaccino. “Abbiamo chiesto che entro la fine di giugno arrivino le spedizioni (130 milioni ndr.), ma anche che a questo proposito vengano sfruttati gli impianti elencati nel contratto”, ha dichiarato l’avvocato comunitario Rafael Jafferali. “Il contratto – ha continuato secondo quanto riportato da Reuters – presenta una lista di strutture che però AstraZeneca non sta sfruttando”. Gli risponde il difensore della compagnia, Hakim Boularbah: “Non ci sono obblighi da questo punto di vista”.

Gli impianti

Stando all’accordo ci sono quattro siti produttivi in totale. Uno in Belgio, uno nei Paesi Bassi e due in Gran Bretagna. Al momento le poche dosi arrivate sono pervenute dal Benelux, mentre dagli stabilimenti inglesi gestiti da Oxford Biomedica e Cobra Biologics non è arrivato nessun carico. Un altro stabilimento gestito negli Usa da Catalent è stato considerato di “back-up”.

Ue-Uk e Usa

Ma la faccenda si complica quando a mettersi di traverso ci pensano i governi. Infatti AstraZeneca ha dichiarato che il contratto con Londra non prevede l’export delle dosi prodotte sull’isola e, in più, Downing Street ha chiesto dosi aggiuntive dal sito olandese gestito da Halix per conto della multinazionale anglo-svedese. Per contro, Bruxelles ha bloccato l’export dall’Olanda. Nel gioco delle parti tra le due sponde della Manica sono intervenuti pesantemente anche gli Stati Uniti che hanno già detto all’Ue che non esporterà in Europa le proprie dosi in eccesso di AstraZeneca. L’export, in questo caso, dovrebbe essere destinato a Paesi più in difficoltà, in primis l’India.