Zoonosi e One Health: 8 italiani su 10 non sanno cosa sono

Gli intrecci tra salute umana, animale e dell’ambiente restano ignoti al grande pubblico. Eppure sono la chiave per capire anche le pandemie e prevenirle. I risultati di un sondaggio di Swg per Aisa-Federchimica

zoonosi e one health

Zoonosi e One Health sono concetti sconosciuti per la stragrande maggioranza degli italiani. Nonostante rappresentino le chiavi di lettura per comprendere anche le pandemie e prevenirle. A rilevarlo è un sondaggio condotto da Swg per Federchimica Aisa, l’associazione nazionale delle imprese della salute animale. Secondo la ricerca, condotta su un campione rappresentativo di 800 italiani, circa otto cittadini su dieci dichiarano di non aver mai sentito citare quei termini. I dati sono stati presentati nel corso di un webinar, a cui ha partecipato anche Ilaria Capua, direttrice del  centro di eccellenza One Health all’Università della Florida.

Zoonosi e One Health

Le zoonosi sono quelle malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo,  mentre One Health è l’approccio – ormai da anni condiviso da tutte le istituzioni a livello globale – che considera inevitabilmente interconnesse la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente, auspicando politiche integrate. Nonostante la scarsa conoscenza dei termini, l’85% degli italiani sembra però d’accordo sull’esistenza di queste interconnessioni. Più nel dettaglio, oltre il 60% degli italiani dichiara che per tutelare la salute dell’uomo sia fondamentale assicurarsi che in buona salute sia anche l’ambiente che ci circonda, il 72% infatti sottolinea come la tutela dell’ambiente e della biodiversità (68%) siano fattori chiave di una partita ormai non più rinviabile. Anche la lotta ai cambiamenti climatici risulta tra le necessità da affrontare, sono infatti il 67% gli intervistati che ne sottolineano l’urgenza. Spazio poi anche alla salute degli animali, che siano da compagnia, selvatici o da allevamento, la preoccupazione per il loro benessere è alta e percepita dal 62% degli italiani come da “molto” a “fondamentale” strumento per assicurare anche all’uomo una vita in salute.

Le pandemie

Spostandoci sul terreno delle pandemie, l’80% del campione ritiene che il rischio di nuove pandemie sia molto alto anche nei prossimi anni. Le idee si fanno un po’ più confuse quando si parla dei fattori che potrebbero aver influito su sviluppo e diffusione della pandemia. Il 42% dichiara che uno scarso controllo sanitario sugli allevamenti e una sempre maggiore commistione tra animali e uomo abbia pesato “abbastanza” sul diffondersi della pandemia, stessa risposta quando viene chiesto di esprimersi sul ruolo dell’inquinamento atmosferico (40%), riduzione della biodiversità (43%), eccesso nell’utilizzo di antibiotici nell’uomo e negli animali (37%).

Come intervenire

Il sondaggio si conclude chiedendo agli italiani di ipotizzare gli interventi da mettere in atto a livello istituzionale sul fronte One Health. Il 92% concorda sul bisogno di investire nella riduzione dell’inquinamento, così come nel mettere in atto pratiche significative per il miglioramento della qualità di vita degli animali allevati (92%). Alte anche le percentuali di chi ritiene fondamentale intervenire a tutela della biodiversità (91%) e infine sulla necessità di migliorare la capacità di cura degli animali, da allevamento e domestici, sviluppando nuovi medicinali veterinari (88%).

Da One Health alla salute circolare

“Il concetto di One Health – afferma Ilaria Capua – è in espansione sia per quanto riguarda i contenuti sia per quanto riguarda le nuove metodologie e l’approccio. Per tradurlo concretamente bisogna che se ne approprino sia le persone sia le istituzioni. È necessario che diventi un concetto dinamico nel quale i singoli attori possano recuperare centralità di azione e diventare protagonisti, non comparse”. Per Capua questo è il fondamento di un concetto che fa un passo avanti rispetto a One Health, cioè la “salute circolare”. Spiega la scienziata: “Le aree di sovrapposizione tra salute umana, animale e dell’ambiente – identificate negli anni Sessanta – si sono moltiplicate a dismisura, oggi conosciamo molte più cose. Se gli animali da reddito stanno male, posso ammalarmi anch’io. Lo stesso vale per l’acqua, per l’aria. Il concetto di salute circolare vuole ricordare che viviamo in un sistema chiuso. È come se il pianeta fosse il nostro sacco amniotico, dove non ci siamo solo noi. Ci sono le piante, gli animali, il microbioma, la biosfera. Noi siamo solo coinquilini di questo sistema”.

Aisa: investimenti in ricerca e dialogo pubblico-privato

“L’emergenza sanitaria in corso – commenta Arianna Bolla, presidente di Federchimica Aisa – sta rendendo tutti più consapevoli di quanto la salute umana sia  interconnessa con quella animale e del pianeta in cui viviamo. Un concetto, quello di One Health, che non può realizzarsi senza crescenti e continui investimenti in ricerca e innovazione, da cui la richiesta che la medicina veterinaria sia parte a pieno titolo del piano di resilienza istituzionale. Una Sola Salute presuppone anche una collaborazione e un dialogo trasparente e aperto tra istituzione pubblica e interesse privato. La sfida maggiore è quella di riconquistare la fiducia dei cittadini. A mio avviso, una maggiore trasparenza, un più proficuo confronto e una informazione consapevole e responsabile – conclude Bolla – sono tutti aspetti oggi più che mai prioritari e chiave per intraprendere percorsi coerenti e sostenibili”.

 

L’INFOGRAFICA

IL SONDAGGIO