Laurea abilitante: veterinari favorevoli, ma sui tirocini serve un cambio di passo

La posizione della Federazione nazionale degli ordini veterinari (Fnovi) sul disegno di legge in discussione alla Camera

laurea abilitante

Sì alla laurea abilitante in veterinaria, ma accompagnata da una “robusta e coerente definizione del tirocinio”. È, in estrema sintesi, la posizione della Federazione nazionale degli ordini veterinari (Fnovi) sul ddl “disposizioni in materia di titoli universitari abilitanti” (AC 2751) in discussione alla Camera, che prevede la trasformazione della laurea magistrale in medicina veterinaria in laurea abilitante.

Il messaggio al Parlamento

La posizione dei veterinari è riassunta in una nota del presidente della Fnovi, Gaetano Penocchio, inviata ai presidenti delle Commissioni II II (Giustizia) e VII (Cultura, Scienza e Istruzione) di Montecitorio. “Questa evoluzione del titolo di laurea e delle caratteristiche dell’esame di laurea – si legge – deve essere necessariamente accompagnata da una robusta e coerente definizione del tirocinio, elemento essenziale all’ingresso nel mondo professionale. Siamo certi che sia obiettivo condiviso la formazione di laureati adeguatamente formati, che non siano penalizzati rispetto ai colleghi europei e che siano quindi nelle condizioni di sfruttare al meglio la mobilità dei professionisti nel territorio Ue”.

Una corretta definizione

Penocchio sottolinea poi una incongruenza: “La riforma prevede tra le lauree abilitanti la laurea in ‘medicina veterinaria’ cha abilita alla professione di ‘veterinario’. Questo ci consente una osservazione. È evidente l’incongruenza tra il corso di laurea in ‘medicina veterinaria’ e la professione di ‘veterinario’. Nel Ddl in discussione chiediamo si trovi l’opportunità di superare questa incoerenza parlando finalmente della professione di ‘medico veterinario’ che trova i suoi presupposti nella laurea abilitante in medicina veterinaria”.

L’organizzazione

La Fnovi “non esprime ostacoli” rispetto alla proposta di una laurea abilitante. Ma aggiunge: “Il vero punto politico sta nel fatto che non tutti i nostri Dipartimenti universitari sono pronti a gestire un congruo numero di ore/crediti di formazione pratica coniugando la stessa con la parte teorica. Ne segue la necessità di rivedere e omogeneizzare il core curriculum del piano di studi. In assenza di una riforma costituzionale, segnatamente dell’art. 33 della Carta nel quale viene prescritto un esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio professionale, la sola via percorribile è quella di riconoscere il periodo di tirocinio pratico come direttamente abilitante alla professione”.

Passi da compiere

Per i veterinari è essenziale dare piena attuazione al Dlgs 30 dicembre 1992, n. 502 sul “Riordino della disciplina in materia sanitaria”, richiamato anche nell’analisi tecnico-normativa del disegno di legge sulla laurea abilitante. Quel decreto legislativo prevede che “le università, le regioni le unità sanitarie locali, gli istituti zooprofilattici stipulano specifici protocolli di intesa per disciplinare le modalità della reciproca collaborazione ai fini della formazione dei professionisti”.

Il tirocinio

Lo svolgimento del tirocinio curricolare, spiega Penocchio, non può “essere svolto esclusivamente all’interno dei Dipartimenti universitari, ma deve essere esternalizzato presso strutture pubbliche o private”, con queste ultime accreditate in base a requisiti misurabili che dovranno essere stabiliti dal successivo Decreto del Miur.  “La verifica delle conoscenze e abilità acquisite nel corso del tirocinio – conclude il presidente della Fnovi – deve essere svolta in un momento separato e antecedente l’esame di laurea ed effettuata da una commissione paritetica professionisti indicati dagli Ordini e docenti universitari iscritti all’Albo dei medici veterinari”.