Farmaci come i vaccini: acquistarli tramite una centrale unica europea

La strategia di negoziazione dei vaccini anti-Covid ha messo in carreggiata alcune proposte per ripetere l'esperienza anche per i medicinali. L'opinione di Vincenzo Salvatore dello studio legale BonelliErede. Dal numero 189 del magazine

Fra le lezioni apprese nel corso della gestione dell’emergenza pandemica figura senza dubbio l’utilità del ricorso alle procedure di acquisto centralizzate di vaccini. La possibilità di avvalersi di un’unica amministrazione aggiudicatrice a livello europeo – ruolo svolto dalla Commissione europea in occasione dell’approvvigionamento dei vaccini anti Sars-Cov2 – ha consentito infatti non solo di stipulare contratti preliminari di acquisto in nome e per conto di tutti gli Stati membri ma anche di assicurare l’applicazione di termini e condizioni contrattuali uniformi, garantire una ripartizione equa delle forniture agli Stati destinatari e, soprattutto, di concordare con le aziende produttrici un prezzo unitario, commisurato anche al numero di dosi di vaccino opzionate (risultante dalla sommatoria delle esigenze prospettate dai singoli Stati membri nell’ambito dei piani vaccinali presentati alla Commissione).

Questione di “sovranità”

Si sono così evitati quei ritardi e quelle disparità di trattamento che sarebbero senz’altro derivati qualora la negoziazione fosse stata rimessa alle singole autorità nazionali competenti. Come è noto la negoziazione di prezzi e criteri di rimborsabilità dei farmaci è materia tuttora riservata alla competenza degli Stati membri, riluttanti a tollerare limitazioni di sovranità su aspetti che consentono loro di determinare l’impatto della spesa sanitaria sulla spesa pubblica e, più in generale, sui meccanismi (di contenimento) della spesa farmaceutica.

Scenari di emergenza?

Proporre la costituzione di una centrale unica di acquisto, non solo per i vaccini, ma più in generale per i farmaci a livello centralizzato, in ambito europeo – tale è la proposta contenuta nella comunicazione sulla strategia farmaceutica presentata dalla Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni il 25 novembre 2020 (COM (2020) 761 final) – vale a confermare e istituzionalizzare un esempio efficace di cooperazione tra le autorità pubbliche e di regolamentazione, l’industria e le organizzazioni della società civile nel fronteggiare uno scenario di emergenza pandemica.

Big buyers

L’obiettivo è quello di promuovere un maggior numero di appalti pubblici europei congiunti, com’è avvenuto per i vaccini, nonché di incentivare procedure d’appalto innovative che includano criteri quali il “Made in Europe”, la consegna tempestiva, la produzione biologica, la sicurezza e la continuità dell’approvvigionamento, seguendo l’esempio dell’iniziativa “Big Buyers” (grandi acquirenti) promossa nel quadro della strategia per le Pmi e dei partenariati per l’innovazione, che prevedono la collaborazione pubblico-privata per lo sviluppo, la fabbricazione e l’acquisto di medicinali.

Perfezionare i meccanismi

In tal senso le motivazioni che accompagnano la proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla strategia farmaceutica, attualmente sottoposta all’esame delle commissioni parlamentari congiunte Itre (industria, ricerca ed energia) ed Envi (ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare). È in ogni caso evidente come il trasferimento in sede sovranazionale delle procedure di approvvigionamento (e di contrattazione del prezzo dei farmaci), oggi limitate all’esperienza dei vaccini, determinerebbe non solo l’ottimizzazione dei tempi di negoziato ma consentirebbe di trarre vantaggio da un miglior potere d’acquisto legato al volume globale dei farmaci messi a gara nonché a superare il contestato meccanismo dei prezzi di riferimento che verrebbero presi in considerazione qualora il prezzo dei farmaci venisse negoziato attraverso l’interlocuzione con le singole autorità nazionali competenti.

Favorire una maggiore competitività

L’auspicata e auspicabile introduzione di meccanismi di appalto congiunto favorirebbe inoltre una maggiore competitività del mercato, rivelandosi di particolare interesse per i medicinali di emergenza e le esigenze terapeutiche non soddisfatte. Si prospetta così una rivoluzione copernicana nella ripartizione di competenze tra Stati membri e Unione europea non tanto a favore di quest’ultima ma a beneficio di un sistema di approvvigionamento e di contrattazione del prezzo dei farmaci più trasparente, sollecito ed efficace.