Vaccini anti-Covid: ancora non consegnate 33 milioni di dosi previste per il primo semestre

Il monitoraggio della Fondazione Gimbe segnala che, rispetto alle forniture pianificate per gennaio-giugno 2021, solo il 55,6% del totale è arrivato a destinazione. Perplessità sull'uso di AstraZeneca e J&J nei giovani, ora che il virus circola meno

vaccini anti-covid

Solo il 55,6% delle dosi di vaccini anti-Covid previste per il primo semestre 2021 è stato consegnato. Lo segnala il monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe sull’emergenza sanitaria. Stando ai dati aggiornati al 9 giugno (ore 6.12), sono arrivate all’Italia 42.383.709 su 76.224.326 dosi su previste tra gennaio e giugno di quest’anno. “Nonostante il boom di consegne nell’ultima settimana (5,69 milioni di dosi) stando alle forniture stimate del Piano vaccinale dovrebbero essere ancora consegnate entro fine giugno 33,8 milioni di dosi, ma nella più ottimistica delle previsioni saranno circa la metà”, spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

Somministrazioni

Per quanto riguarda le somministrazioni, il 45,5% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (n. 26.989.197) e il 22,5% ha completato il ciclo vaccinale (n. 13.338.891). Il netto incremento di consegne nell’ultima settimana ha permesso di sfiorare 3,66 milioni di somministrazioni con una media mobile a 7 giorni di 547 mila inoculazioni/die.

Le categorie prioritarie

Analizzando le categorie prioritarie, l’83,7% degli over 60 ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino, con alcune differenze regionali: se Puglia, Umbria, Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna, Molise e Toscana superano l’85%, la Calabria e la Sicilia restano ancora sotto il 75%. Più nel dettaglio:

  • Over 80: degli oltre 4,4 milioni, 3.779.836 (84,4%) hanno completato il ciclo vaccinale e 370.064 (8,3%) hanno ricevuto solo la prima dose;
  • Fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, 2.303.669 (38,6%) hanno completato il ciclo vaccinale e 2.782.487 (46,6%) hanno ricevuto solo la prima dose;
  • Fascia 60-69 anni: degli oltre 7,3 milioni, 2.371.783 (31,9%) hanno completato il ciclo vaccinale e 3.363.784 (45,2%) hanno ricevuto solo la prima dose.

2,9 milioni di over60 senza vaccino

“Con l’apertura della campagna vaccinale a tutte le fasce d’età – spiega Renata Gili, responsabile della ricerca sui sistemi sanitari di Gimbe – era atteso il netto incremento dei trend di vaccinazione nelle persone di età inferiore a 60 anni. Tuttavia, con oltre 2,9 milioni di over 60 ad elevato rischio di ospedalizzazione e decesso che non hanno ancora ricevuto nemmeno la prima dose di vaccino, diventa sempre più urgente integrare il sistema di prenotazione volontaria con strategie di persuasione individuale, personalizzate e capillari sul territorio». Ad oggi risultano infatti ancora totalmente scoperti il 7,4% degli over80, il 14,7% della fascia 70-79 e il 22,9% per quella 60-69 anni.

Il caso AstraZeneca

Gli open day organizzati dalle Regioni per somministrare AstraZeneca anche ai più giovani hanno riacceso le polemiche sul vaccino dell’azienda anglo-svedese. La Fondazione Gimbe ricorda quanto scritto dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema) in documento pubblicato lo scorso 23 aprile, ovvero che il rischio di sviluppare trombosi associata a piastrinopenia aumenta al diminuire dell’età: 0,5 casi su 100.000 negli over 70, 1 caso su 100.000 nella fascia 50-69 anni circa 2 casi su 100.000 negli under 50 anni.

Nelle ultime tre settimane il 33% delle dosi AstraZeneca a under50

In Italia, come documenta l’ultimo rapporto AIFA sulla farmacovigilanza l’incidenza sembra ancora più bassa: su 3.977.851 somministrazioni di AstraZeneca (dati aggiornati al 26 aprile 2021) sono stati riportati 34 casi di trombosi venose in sede atipica. Tuttavia nei soggetti più giovani, già a minor rischio di Covid-19 severa, in condizioni di bassa circolazione virale l’incidenza di effetti avversi, seppur molto bassa, supera i potenziali benefici del vaccino nel prevenire ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva o decesso. “In altre parole – precisa Cartabellotta – nel quadro epidemiologico italiano delle ultime tre settimane, nelle persone di età inferiore a 50 anni i rischi dei vaccini a vettore virale superano i benefici. Ed è anacronistico che, a fronte delle indicazioni del ministero della Salute che già dallo scorso 7 aprile raccomandava AstraZeneca ‘preferenzialmente’ per gli over 60, nelle ultime tre settimane, su un totale di 1.431.813 dosi di vaccini a vettore adenovirale somministrate, il 33,1% siano state somministrate a persone under 50 e l’11% nella fascia 18-29”.

Strategia vaccinale da rivedere

Secondo Gimbe bisognerebbe corregere il tiro della campagna vaccinale. “Se da un lato non bisogna rallentare il ritmo della campagna vaccinale – conclude Cartabellotta – è indispensabile massimizzarne i benefici e minimizzarne i rischi, evitando al contempo di compromettere definitivamente la fiducia per i vaccini a vettore virale (AstraZeneca e Johnson&Johnson). Di conseguenza, in questa fase di bassa circolazione virale i vaccini a mRNA dovrebbero essere riservati alle fasce più giovani della popolazione, destinando agli over 50 quelli a vettore adenovirale che mantengono un ottimo profilo rischio-beneficio anche con bassa incidenza dei casi. Da valutare la possibilità di controindicarne l’uso nelle persone più giovani, in particolare negli under 30. Indispensabile, in ogni caso, migliorare l’informazione sul profilo rischi/benefici con un consenso informato più dettagliato per gli under 50 che volessero comunque immunizzarsi con vaccino a vettore virale, i cui eventi avversi – conclude Cartabellotta – restano comunque molto rari”.