Produzione farmaceutica, nel 2019 la Francia ha superato l’Italia

Secondo il report di Efpia "The pharmaceutical industry in figures 2021" l'Italia ha raggiunto i 34 miliardi di euro di produzione mentre la Francia si sarebbe attestata a 35,8 miliardi. La Germania è scivolata invece al terzo posto con 33,1 miliardi

Al di là della scaramanzia che può trapelare in tempi di Europei di calcio, in fatto di produzione farmaceutica l’Italia viene superata, seppur di poco, dalla Francia. Il trionfalismo che ha seguito la notizia secondo cui l’Italia aveva messo la freccia e sorpassato la Germania (adesso terza nell’Ue) lascia il passo all’avanzata transalpina. Secondo i dati Efpia pubblicati il 15 giugno 2021 all’interno del report “Pharmaceutical industry in figures 2021“, infatti, l’Italia (come conferma anche l’annuario di Farmindustria “Indicatori farmaceutici 2020) è ferma a 34 miliardi di euro di produzione mentre la Francia si attesterebbe a 35,8 miliardi. La Germania scivola invece al terzo posto con 33,1 miliardi.

 

Caduta inarrestabile

Con i dossier di Efpia degli anni precedenti alla mano si nota che sul tema della produzione farmaceutica, il regno dell’Italia è durato ben poco. Il report sui dati del 2017 aveva incoronato l’Italia prima in Europa con una produzione di 31 miliardi di euro contro i 30 della Germania. La Francia all’epoca era a 21 miliardi. Ma con il report dell’anno successivo la Germania è tornata al sorpasso con quasi 33 miliardi di euro contro i 32,2 dell’Italia. La Francia era cresciuta a 23,1. E poi il salto, l’anno che ha consacrato la Francia e ha condannato la Germania. L’Italia è salita a 34 miliardi, mentre Berlino si è praticamente fermata. Parigi ha decollato.

La graduatoria

Nel grafico proposto da Efpia certamente risalta il dato relativo all’industria farmaceutica svizzera. Gli elvetici continuano a trainare l’economia europea se si considera, però, tutta l’industria continentale con i suoi 54 miliardi di euro e non solo quella dell’Ue. Rimanendo tra i 27, al quarto posto si attesta l’Irlanda con 19 miliardi e poi la Spagna con 15.

Ancora in testa per la Produzione conto terzi

Il Bel Paese tiene però sulla Produzione conto terzi grazie ai 2,07 miliardi di euro con cui tiene a bada i tedeschi, secondo con 1,95 miliardi, e i francesi con 1,72.

Altri dati: gli investimenti europei in ricerca e sviluppo

Il rapporto della Farmindustria europea fa una panoramica molto ampia sullo stato di salute dell’industria pharma. Nel 2020 sono stati investiti circa 39 miliardi di euro in ricerca e sviluppo in Europa con un impiego complessivo di circa 830 mila persone. Tuttavia, il settore deve affrontare sfide reali. Oltre agli ulteriori ostacoli normativi e ai crescenti costi di ricerca e sviluppo, il settore è stato duramente colpito dall’impatto delle misure di austerità fiscale introdotte dai governi in gran parte dell’Europa dal 2010. C’è una rapida crescita del mercato e dell’ambiente di ricerca nelle economie emergenti come Brasile, Cina e India, portando a una graduale migrazione delle attività economiche e di ricerca dall’Europa a questi mercati in rapida crescita. Nel periodo 2015-2020 i mercati brasiliano, cinese e indiano sono cresciuti rispettivamente dell’11,3%, 4,8% e 10% a fronte di una crescita media di mercato del 5% per i primi 5 mercati dell’Unione europea e del 4,9% per il mercato statunitense (fonte: Iqvia aprile 2021). Nel 2020 il Nord America ha rappresentato il 49% delle vendite farmaceutiche mondiali rispetto al 23,9% dell’Europa. Sempre secondo Iqvia, il 63,7% delle vendite di nuovi farmaci lanciati nel periodo 2015-2020 è avvenuto sul mercato statunitense, rispetto al 17,4% sul mercato europeo (primi 5 mercati). La frammentazione del mercato farmaceutico dell’Ue ha portato a un redditizio commercio parallelo che è stimato in oltre cinque miliardi e mezzo di euro (2019).

Le allocazioni

Da una survey di Phrma, l’associazione globale delle industrie farmaceutiche, il grosso degli investimenti avviene nelle fasi cliniche I, II e III. La seconda fetta più consistente di investimenti, invece, rimane sconosciuta o comunque non categorizzata nelle fasi di preclinica, clinica o di farmacovigilanza. Quest’ultima assorbe poco più dell’11% dell’investimento.

Tenere il passo con gli Usa?

Ma se da più parti si celebra l’innovazione made in Europe, dall’altra il report di Efpia testimonia una difficoltà consolidata nel stare al passo con gli Stati Uniti. Negli ultimi vent’anni il divario del numero di nuove formulazioni sintetiche e biologiche è andato sensibilmente aumentando. Se tra il 2000 e il 2005 lo scarto era minimo, esso è andato sempre più divaricando la forbice finché, nell’ultimo quadriennio, le formulazioni scoperte negli Usa hanno raddoppiato quelle europee.