Vaccini in Europa: i ritardi dell’approvazione di Sputnik, le mancanze di J&J e il mezzo flop di Curevac

J&J non riuscirà a rispettare il mandato per il secondo trimestre, su Sputnik pesa ancora l'incertezza di Ema e Curevac ha reso noti alcuni dati su uno studio parziale in merito all'efficacia del suo vaccino che, a quanto pare, non raggiungerebbe nemmeno il 50%

Non c’è pace coi vaccini in Europa. Mentre su AstraZeneca si sta scatenando un putiferio mediatico e scientifico, anche altrove la situazione non è poi così tranquilla. Infatti pare che Ema abbia rimandato la possibile approvazione di Sputnik poiché non tutti i documenti sono arrivati in tempo per l’ok di luglio. J&J potrebbe non riuscire a coprire i bisogni per il secondo trimestre a causa dei problemi produttivi nello stabilimento di Baltimora (Usa) e delle fiale contaminate. Ultimo ma non ultimo, il caso Curevac che, stando a uno studio ad interim, come ammesso dall’azienda stessa, non ha ottenuto dati particolarmente incoraggianti in termini di efficacia (74%). Il tonfo in borsa è stato inevitabile.

Sputnik

Il prodotto del Gamaleya Institute sarà sottoposto al vaglio dell’Ema entro settembre, mese nel quale potrebbe arrivare, auspicabilmente, un ok. Ma è tutto molto incerto. Infatti le agenzie di stampa russe avevano dato per certo il parere positivo prima dell’estate, ma Mosca ha ritardato a inviare i dati entro la deadline del 10 giugno costringendo a un rinvio. Da parte loro i russi sostengono di aver inviato tutta la documentazione necessaria e che è l’Ema che detta i tempi per i “sì” e per i “no”.

J&J

Il caso di Baltimora e dei 60 milioni di fiale corrotte per un processo produttivo lacunoso ha comportato grossi ritardi nella distribuzione del vaccino di Janssen sia negli Usa che in Europa. Per quanto le fiale contaminate non fossero dirette al di qua dell’Atlantico, la società sembra che non riuscirà a sostenere gli impegni presi con l’Ue. Il buco che si è venuto a creare nella supply chain ha messo in seria difficoltà l’intero gruppo di cui fa parte Janssen. Su 200 milioni di dosi ordinate da Bruxelles, ne sono arrivate solo 55 milioni.

Curevac

Caso eclatante a pensarci bene, soprattutto se si pensa che il prodotto della biotech tedesca è a base di Rna messaggero, ossia la tecnologia su cui Bruxelles vuole puntare. La notizia è che uno studio ad interim ha dimostrato che l’efficacia del vaccino è di poco inferiore al 50% (ossia il 47%, sotto la soglia minima che l’Oms considera affinché un vaccino sia ritenuto efficace) facendo perdere in borsa il 45% del titolo. Lo studio clinico di fase 2b/3, condotto su 40mila persone in Europa e America latina non ha risposto ai requisiti richiesti. Il composto “non soddisfa i criteri statistici di successo prestabiliti”, ha scritto l’azienda in una nota.