Biosimilari, nel 2020 consumi in crescita del 10,4%

I dati di Egualia fotografano un trend in netto aumento. Le 15 molecole in commercio valgono il 35% del mercato contro il 65% detenuto dagli originator. Restano le differenze regionali, con Valle d’Aosta e Piemonte al vertice

biosimilari

Nel 2020 è il consumo di farmaci biosimilari nel nostro Paese è cresciuto del 10,4% rispetto all’anno precedente. È il dato che emerge dal nuovo report annuale di Egualia, l’associazione delle imprese di farmaci equivalenti e biosimilari. Nello stesso periodo, le vendite di tutti gli altri farmaci biologici sono diminuite (-13,9%).

Le 15 molecole

I dati del 2020 si riferiscono alle 15 molecole biosimilari in commercio nel nostro Paese: adalimumab, bevacizumab, enoxaparina, epoetine, etanercept, filgrastim, follitropina alfa, infliximab, insulina glargine, insulina lispro, pegfilgrastim, rituximab, somatropina, teriparatide e trastuzumab. Le versioni biosimilari di questi farmaci assorbono il 35% dei consumi nazionali (30% nel 2019) contro il 65% (70% nel 2019) detenuto dai corrispondenti originatori.

Filgrastim, rituximab e infliximab sul podio

Cinque molecole, spiega Egualia, si sono rese protagoniste sul mercato nazionale del sorpasso nelle vendite di biosimilare rispetto al biologico originator. Primo fra tutti filgrastim, farmaco essenziale per i pazienti in chemioterapia citotossica: i biosimilari in commercio hanno assorbito il 96,08% del mercato della molecola a volumi, contro un residuale 3,92% ancora detenuto dal biologico originator. Seguono rituximab (91,41% del mercato a volumi), infliximab (90,99%), epoetine (88,16%) e adalimumab (73,24%).

I consumi regionali

Si conferma nel 2020 la variabilità dei consumi regionali, con i biosimilari che vincono soprattutto al Nord. Considerando le nove molecole in commercio da almeno tre anni (enoxaparina, epoetine, etanercept, filgrastim, follitropina, infliximab, insulina glargine, rituximab, somatropina), in testa ai consumi di biosimilari ancora una volta Valle d’Aosta e Piemonte, entrambe con quote di consumo di biosimilari del 76,6% (+5% rispetto al 2019). Seguono Marche (72,4%), Emilia Romagna (69,6%), Basilicata (60,3%), Toscana (58,6%). In coda Umbria (14,1%), Liguria (17,4%) e Trentino Alto Adige (21,1%). Tutte le Regioni hanno adottato delibere prescrittive che indirizzano verso il biologico a minor costo tranne Abruzzo, Emilia, Liguria e Umbria.

IL REPORT