Ugo Di Francesco (Chiesi): “Esg è un nuovo modo di concepire il business”

L’azienda emiliana, già B-Corp, punta alla neutralità carbonica per il 2035. Entro il 2025 lancerà il primo dispositivo a impatto zero. Ultimo approfondimento dal numero 189 del magazine

Chiesi

Diventare un’azienda totalmente carbon neutral entro il 2035. Lanciare sul mercato il primo dispositivo a impatto zero entro il 2025. Sono questi i principali obiettivi che si prefigge di raggiungere nei prossimi anni il gruppo Chiesi in materia di sostenibilità. L’azienda emiliana, peraltro, è già società benefit dal 2018 e ha ottenuto la certificazione B-Corp nel 2019 (si tratta del più grande gruppo farmaceutico internazionale ad avere tale riconoscimento). Nel dettaglio, con il piano sulla neutralità messo in atto, il gruppo punta a diventare carbon neutral entro il 2030, sulle emissioni dirette di gas serra (Ghg) e sulle emissioni indiretta Ghg derivanti dall’acquisto di elettricità e calore, ed entro il 2035 su tutte le altre emissioni Ghg indirette. Su questi temi Ugo Di Francesco, Ceo del Gruppo Chiesi, non ha dubbi.

Nuovo approccio

“Esg è un nuovo modo di fare business, da non confondere con le iniziative Csr. Si tratta di una responsabilità che oggi abbiamo tutti noi manager, ovvero quello di interpretare un nuovo modello basato sul concetto di valore condiviso”. L’approccio ai temi di sostenibilità da parte del Gruppo parte da lontano. “Il discorso legato alla responsabilità verso la comunità in cui operiamo è insito nel sistema valoriale della nostra azienda”, ci tiene a precisare Di Francesco. “A questo proposito ci siamo chiesti quale possa essere il nostro ruolo all’interno della società e della comunità. È un percorso che abbiamo seguito nel tempo e che ci ha portato nel 2018 a cambiare lo statuto dell’azienda. Tre anni fa abbiamo deciso di diventare una società benefit e quindi, per legge, di seguire regole legate all’impatto che le decisioni aziendali generano sulle persone, implementando di fatto il concetto di shared value”. Secondo il Ceo di Chiesi, l’interpretazione che si dà al concetto di Esg nel mondo dell’industria farmaceutica va principalmente in due direzioni: la generazione di innovazione (ricerca e sviluppo) e l’accesso ai pazienti, puntando allo sviluppo di terapie future. Tuttavia mancano ancora standard di valutazione omogenei.

Standard cercasi

“A livello internazionale siamo tutti alla ricerca di standard comuni. Al momento, infatti, non esiste uno strumento che standardizzi i fattori Esg, dando loro così un’interpretazione comune. Come Gruppo abbiamo seguito un percorso che prende come standard le metriche che rientrano nei parametri della certificazione B-corp. Più nello specifico, lo standard di riferimento internazionale è il B Impact Assessment”. Nel tempo, poi, tali parametri sono entrati nella governance aziendale con la creazione di un comitato d’impatto cross-funzionale che è responsabile del monitoraggio degli obiettivi di sostenibilità dell’azienda. “Sempre in termini di iniziative – prosegue Di Francesco – abbiamo annunciato il lancio, entro il 2025, del primo prodotto pMDI per il trattamento dell’asma, completamente carbon neutral. Di fatto stiamo sviluppando un nuovo inalatore a basso contenuto di carbonio che garantirà una riduzione del 90% le emissioni nell’atmosfera. Si tratta di un investimento da 350 milioni di euro nei prossimi cinque anni. Non mancano inoltre le iniziative che coinvolgono i dipendenti. Come “We Act ” un programma di sensibilizzazione e coinvolgimento di tutti i collaboratori per promuovere un modo consapevole e diverso di agire, che abbia un impatto positivo sulla società e sull’ambiente. “Quando abbiamo iniziato a intraprendere questo percorso – conclude Di Francesco – ci siamo prefissati di sviluppare un piano di sostenibilità che comprendesse 9 dei 17 Sustainable development goals dell’Onu, perché su questi possiamo avere un impatto positivo. Alla fine sono arrivate delle idee meravigliose sulla gestione del riciclo dei rifiuti proprio dalle persone che sono quotidianamente impegnate all’interno della vita aziendale. Altri temi emersi hanno riguardato l’ambito della ricerca, valutando l’impatto delle tecnologie digitali nell’ambito della gestione da remoto dei pazienti oppure nel monitoraggio e nella diagnosi precoce. Tutto ciò è ormai parte integrante della nostra vita aziendale”.