Cresce il mercato ospedaliero dei dispositivi medici, ma per ripartire dopo Covid serve spingere sul digitale

Da un’analisi di Iqvia sul consumo in ospedale emergono segnali positivi nel primo trimestre del 2021 (+4%). Ma il con il ritorno alla normalità le strutture di degenza dovranno affrontare molte criticità. Ecco perché serve ripensare i modelli di assistenza e i percorsi di cura dei pazienti. Dal numero 190 del magazine

cresce il mercato ospedaliero

Il mercato medical device legato al consumo ospedaliero in Italia nel primo trimestre del 2021 ha raggiunto un valore di 5,6 miliardi di euro, in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+4%). È quanto emerge da un’analisi sul settore effettuata da Iqvia e presentata durante il webinar dal titolo “Mercato dei medical device in Italia: dinamiche attuali e driver di cambiamento” che si è tenuto lo scorso 17 giugno. Secondo quanto emerge dall’analisi, andando più nel dettaglio, il primo trimestre del 2021 ha chiuso con 1,4 miliardi di euro di valore, con una crescita del 33% rispetto allo stesso periodo del 2020 (che aveva chiuso in calo del 22% rispetto all’anno precedente). Se confrontiamo il primo trimestre del 2021 con il primo trimestre del 2019 (considerato dall’analisi come l’ultimo anno di normalità), la crescita si attesta intorno all’1%.

Lo scenario

La continua crescita dei mercati emergenti, l’invecchiamento della popolazione e un constante aumento del carico di malattie porteranno a un aumento della domanda di prodotti e servizi medtech. Ulteriore impulso verrà dalle innovazioni, come la continua evoluzione dell’uso di dispositivi digitali, oltre ai servizi di intelligenza artificiale. Tuttavia, al di là di alcuni trend positivi, il mercato dovrà superare diversi ostacoli, come ad esempio: il controllo dei prezzi (per far fronte alla gestione della spesa sanitaria) e l’efficacia delle prove cliniche, senza dimenticare l’incertezza derivante dall’imminente attuazione del nuovo regolamento europeo sui dispositivi medici (Mdr)

Bisogni emergenti nel mondo medtech

In questo contesto, quali sono i bisogni emergenti nel mondo dei dispositivi? “Tutti si sono resi conto quanto un modello basato sul risparmio e su disinvestimento abbia portato a un collasso delle strutture sanitarie durante l’emergenza, arrivando alla saturazione dei reparti occupati dai malati Covid, ma tralasciando al tempo stesso tutti gli altri malati”, ha affermato Isabella Cecchini, specialty and global offering & operations di Iqvia Italia. “La consapevolezza che molti hanno in questo momento è che nel prossimo futuro si dovrà sicuramente risparmiare su tutto quello che non è innovazione e provare a ridurre i costi dove possibile, ma dall’altro lato bisognerà investire nella sanità. Servirà anche investire in nuovi modelli di gestione del paziente sul territorio. Infine ci si è resi conto di quanto non sia importante solo l’azione del farmaco in sé, ma ad esso va associato un valore, anche per quel che riguarda il servizio, o il device che può accompagnare il farmaco.

I numeri

Guardando i numeri, in questo campo, la pandemia ha avuto un impatto negativo su tutta una serie di servizi. Parliamo di circa 703 mila nuove diagnosi in meno, a cui si aggiungono 474 mila nuovi trattamenti in meno, e addirittura si arriva 2 milioni e 800 mila invii allo specialista, per poi toccare punte di 3 milioni e 400 mila richieste di esami diagnostici in meno.

Le aree terapeutiche più colpite

Per fare un esempio, gettando lo sguardo sul dettaglio di alcune aree terapeutiche, dall’analisi di Iqvia emerge che nel campo della fibrillazione atriale, il Covid ha causato in totale il calo di nuove diagnosi (-11%), di nuovi trattamenti (-10%), degli invii dal cardiologo (-36%) e delle richieste di Ecg (-30%). Da segnalare come nel primo trimestre del 2021 ci sia stato un miglioramento su nuove diagnosi e trattamenti rispetto all’anno precedente. In segno contrario invece l’andamento nel campo del diabete. In quest’area c’è stato un recupero sulle nuove diagnosi e sui nuovi trattamenti durante il primo trimestre del 2021. L’impatto di Covid-19 è stato mitigato sulle nuove diagnosi e sui nuovi trattamenti che superano i livelli pre-pandemia. Segnali drammatici, invece, emergono dall’area dell’oncoematologia. Qui tutti gli indicatori mostrano un calo rispetto allo stesso periodo del 2020. Secondo quanto riporta l’analisi di Iqvia, l’allineamento dei trend ai mesi di ottobre-dicembre sembrerebbe indicare il raggiungimento di un nuovo equilibrio. Tuttavia la crescita rilevata a marzo è principalmente dovuta al confronto con un mese di lockdown.

Criticità da affrontare

Con il ritorno alla normalità, e quindi con il ritorno alla richiesta di assistenza ospedaliera da parte dei pazienti, gli ospedali dovranno affrontare criticità come quella della riorganizzazione interna, e quindi ottimizzare il flusso dei pazienti all’interno dei canali ospedalieri. In questo senso anche le aziende stanno sviluppando progetti di mappatura delle attività ospedaliere, di efficienza dei flussi, di ottimizzazione dei percorsi. L’analisi di Iqvia ha preso anche in considerazione il punto di vista di farmacisti e direttori generali/ direttori sanitari. Le priorità emerse nelle agende di queste figure professionali riguardano l’integrazione ospedale territorio, basato sullo sviluppo della digitalizzazione e delle tecnologie. Più in dettaglio, sarebbe necessario intervenire prioritariamente per rafforzare i servizi territoriali o le risorse sul territorio (infermieri di famiglia, maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale); aumentare la digitalizzazione del servizio sanitario nazionale, degli ospedali e dei servizi territoriali; sviluppare nuovi modelli di cura/presa in carico integrata dei pazienti in ospedale e sul territorio (Pdta); investire in nuove risorse in ospedale (medici, infermieri).
Alla domanda: “dove investirà la sanità in futuro?”, gli intervistati hanno manifestato convintamente la necessità di puntare su servizi digitali e telemedicina, ma anche particolare rilevanza avranno i farmaci e i device innovativi. Anche le aziende hanno una visione molto allineata rispetto a quella degli addetti ai lavori, quindi investirebbero in telemedicina, infrastrutture e in servizi al paziente.

Il dispositivo medico al centro

Dall’analisi emerge inoltre come i dispositivi medici risultino al centro della trasformazione della sanità. In questo momento, la vera sfida riguarda la digitalizzazione del settore, l’innovazione dei processi, la raccolta e l’analisi di dati in real world evidence, nonché i nuovi modelli di presa in carico del paziente. Per ottenere risultati concreti, servirà puntare sull’interoperabilità delle informazioni, ma anche sulla gestione multidisciplinare del paziente, nonché sulla sua educazione nell’ambito della salute.

Impatto della digitalizzazione

La parte finale della ricerca si concentra sull’impatto della digitalizzazione sulla sanità nel settore medtech. Ormai è chiaro che la digitalizzazione è stata accelerata dalla pandemia. Non solo per la letterale esplosione della telemedicina, ma anche perché alcuni modelli di gestione del paziente sono effettivamente cambiati. Analizzando con attenzione però, si nota come la pandemia ha accelerato alcune soluzioni che già stavano emergendo. Secondo Luca Pinto, principal real world solutions di Iqvia, durante la pandemia, il primo elemento di accelerazione della digitalizzazione è stato il decreto legge 34/2020. “Si tratta di un decreto legislativo complesso che però ha messo per la prima volta l’attenzione sulla tecnologia e sulla digitalizzazione come modello per rendere più fruibile tutto il sistema di accesso territoriale alle cure”. Nel futuro però c’è il Pnrr e più nel dettaglio la “Missione 6” che assegna quasi 16 miliardi destinati alla salute digitale. Guardando alle azioni concrete, bisogna far riferimento alla prima gara Consip sulla sanità digitale (confermata a inizio giugno) che assegna 600 milioni a iniziative pubbliche di digital health. Fatto salvo questo scenario, quali sono i prossimi passi da mettere in atto per potenziare la digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale? Secondo Pinto “parlare di telemedicina non è più sufficiente. Occorre fare un ulteriore passo in avanti. La strada è quella del miglioramento della presa in carico del paziente e del percorso assistenziale”.