L’Europa muove le sue pedine per un’acquacoltura sostenibile

La strategia della Commissione Ue 2021-2023 punta su competitività, transizione verde, informazione al consumatore e ricerca. Chiamata in causa anche la medicina veterinaria nell'ottica di ridurre l'impiego degli antibiotici. Dal numero 9 di Animal Health

L’acquacoltura, così come le modalità della pesca selvatica, è al centro dei programmi dell’European Green Deal al fine di garantire la crescita della produzione promuovendo sostenibilità ambientale e resilienza a lungo termine del settore. Una nuova importante iniziativa che si dispiega in uno scenario complesso, caratterizzato dalle problematiche portate alla luce dalla pandemia Covid-19. Agli operatori dell’industria acquicola, e ai singoli Paesi dell’Unione europea in cui operano, viene chiesto di adeguarsi ad alcuni fondamentali indirizzi strategici. Sempre con il sostegno del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (Feampa).

Le richieste della Commissione Ue

Il documento in oggetto (“Orientamenti strategici per un’acquacoltura dell’Ue più sostenibile e competitiva per il periodo 2021–2030”) è stato redatto dalla Commissione europea e, lo scorso maggio, condiviso con le istituzioni europee e nazionali.   Si fonda su quattro pilastri, tra loro interconnessi: sviluppare resilienza e competitività; partecipare alla transizione verde; garantire l’accettazione sociale e informazioni ai consumatori; rafforzare le conoscenze e l’innovazione.

L’accento viene posto sull’importanza dei prodotti ittici di allevamento come fonte di proteine per alimenti e mangimi con una bassa impronta di carbonio, cui spetta un ruolo importante per contribuire alla costruzione di un sistema alimentare sostenibile. Chiamata in causa anche la medicina veterinaria nell’ottica di ridurre l’impiego di antibiotici mentre i produttori sono invitati a dirigersi verso l’acquacoltura biologica che, a sua volta, rientra pienamente nelle recenti indicazioni europee delineate nell’Action plan sull’Organic farming (marzo 2021). Obiettivo: destinare al biologico almeno il 25% delle terre coltivabili e adoperarsi per un significativo incremento dell’acquacoltura biologica entro il 2030.

 Per un green resiliente e competitivo

La resilienza e la competitività in chiave Blue economy comprendono la pianificazione e la mappatura degli spazi da destinare all’allevamento e alla regolamentazione di accesso all’acqua: impiego di acqua marina, salmastra, dolce o basata sulla terraferma (a ricircolo). In primo piano le procedure per il rilascio delle licenze (da uniformare nei Paesi Ue), l’organizzazione dei produttori per un’azione collettiva soprattutto su piccola scala, così come la diversificazione delle specie allevate e dei metodi produttivi per aggiungere ulteriore valore e redditività.  Da riservare un occhio di riguardo alla salute degli animali e pubblica. Non manca la legislazione in materia ma le malattie infettive costituiscono ancora un freno importante per la produttività dell’acquacoltura, precisa il documento.

Come partecipare alla transizione verde

La Commissione dichiara che la sostenibilità competitiva dovrà essere il “marchio” dell’Ue. Ciò prevede una serie di misure orientate allo sviluppo della bioeconomia e dell’economia circolare attraverso l’uso di risorse acquatiche rinnovabili, proteggendo la biodiversità e riducendo le fonti di inquinamento delle acque. L’acquacoltura può consentire la produzione di proteine con una minore impronta ambientale e di carbonio rispetto ad altri tipi di allevamento. Alcune tipologie di acquacoltura (quali la molluschicoltura, l’acquacoltura in stagni e nelle zone umide, l’alghicoltura e l’allevamento di altri invertebrati), se adeguatamente gestite, possono inoltre offrire numerosi servizi ecosistemici. Anche in questo caso, rilevano i Commissari, la legislazione e varie direttive Ue, pur tracciando la direzione, non sempre sono chiare per tutti i soggetti coinvolti e pongono problemi applicativi. Particolarmente complessa la legislazione in essere sulla qualità dell’acqua per i molluschi bivalvi. Genera confusione e si trarrebbe beneficio da chiarimenti e collegamenti migliori con altri atti normativi. Restano poi da implementare le prestazioni ambientali dell’acquacoltura, per esempio ricorrendo a mangimi rispettosi degli ecosistemi e della biodiversità e abbattendo la dipendenza dei produttori di mangimi dalla farina di pesce e dall’olio di pesce prelevati da stock selvatici (ad esempio utilizzando ingredienti proteici alternativi quali alghe, insetti o scarti provenienti da altri settori). In tale contesto, la Commissione pone l’accento sul biologico e altri sistemi di acquacoltura a minore impatto ambientale, quali: sistemi di acquacoltura a ricircolo efficienti dal punto di vista energetico, sistemi di acquacoltura multitrofica integrata e la diversificazione a favore di specie a basso livello trofico (molluschi e altri invertebrati, alghe e pesci erbivori).

 Comunicazione trasparente a tutti i portatori di interesse

Tutti gli sforzi potrebbero restare lettera morta se i consumatori non riconoscono i benefici e il valore dell’acquacoltura. Purtroppo, evidenti vantaggi come la creazione di posti di lavoro in zone remote, il fatto di costituire una fonte di alimenti a basse emissioni di carbonio o l’offerta di servizi ecosistemici sono tuttora in gran parte sconosciuti al grande pubblico. Come sensibilizzare allora l’opinione pubblica? Per la Commissione, in primo luogo rivedendo le norme di etichettatura e commercializzazione e promuovendo campagne di informazione non calate dall’alto ma che coinvolgano i rivenditori al dettaglio. Fondamentale l’apertura al pubblico, comprese le scolaresche, attraverso visite alle aziende produttrici. Occorre implementare l’accettazione sociale di questo tipo di attività, non sempre infatti i portatori di interessi hanno una visione positiva dell’acquacoltura. Il consumatore può ritenere che si tratti di pesci “di serie B”, di cui sono dubbie le caratteristiche di sicurezza alimentare e organolettiche. Altri stakeholder sono preoccupati riguardo all’impatto sull’ambiente o temono conflitti con altre attività economiche locali, come la pesca o il turismo. Preoccupazioni da tenere in conto garantendo trasparenza e un’adeguata comunicazione dei dati ed evitando di ragionare a compartimenti stagni: il coinvolgimento e la sinergia con altre realtà economiche devono fare parte della strategia di promozione dell’acquacoltura.

Il capitolo innovazione e ricerca

Il quarto pilastro dell’azione europea sull’acquacoltura riguarda la conoscenza e l’innovazione all’interno del programma quadro Horizon Europe ora in via di definizione. Si può fare meglio e la ricerca di settore deve essere adeguatamente finanziata, facilitando l’accesso ai fondi e favorendo la cooperazione di autorità pubbliche, industria, scienziati ed educatori. A tutti i livelli: nazionali, regionali e locali. Insomma, nessuno dovrebbe sentirsi escluso. Il documento punta sulla “specializzazione intelligente” e sullo sviluppo di poli di innovazione, in collaborazione con università e piccole e medie imprese. Non accadrà nulla di tutto questo in assenza delle necessarie risorse economiche, precisa l’Ue: tuttora, per molti potenziali investitori, investire nell’innovazione significa entrare in un territorio sconosciuto. Per uscire dall’impasse, la Commissione rende noto che in agenda c’è la costituzione di un apposito strumento finanziario con i contributi di Feampa e di InvestEU per sostenere l’innovazione anche nel settore acquicolo. I singoli Paesi membri, inoltre, potranno attingere al Feampa 2021-2027.