G20 Salute, ecco il “Patto di Roma”: nessuno resti senza vaccino

Si chiude ai Musei Capitolini la due giorni dei ministri della Salute. Approvata all’unanimità la Dichiarazione finale con 33 impegni  

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“Condividiamo l’obiettivo di portare i vaccini in ogni angolo del mondo e agevolare la produzione in tutti i territori. Il nostro impegno va in questa direzione”. Con queste parole Roberto Speranza annuncia, in conferenza stampa, la chiusura della due giorni che ha riunito a Roma, nella cornice dei Musei Capitolini, i ministri della Salute del G20. È il messaggio chiave del “Patto di Roma”, una dichiarazione in 33 punti approvata all’unanimità dai venti “grandi”.

Quattro punti fondamentali

Secondo Speranza, sono quattro i punti fondamentali del documento:

  1. Sostegno alla campagna di vaccinazione in tutti i paesi del mondo, in modo che nessuno resti indietro;
  2. Condivisione dell’approccio One Health considerando esseri umani, animali e ambiente come unico sistema;
  3. Massima attenzione al benessere e alla salute mentale;
  4. Nuova stagione straordinaria di investimenti sui servizi sanitari nazionali e rilancio dell’impianto universalistico.

Disuguguaglianze insostenibili

“Lavoreremo insieme per il contrasto al Covid – afferma Speranza – e abbiamo uno strumento fondamentale che sono i vaccini. Abbiamo condiviso che in queste settimane, le prime di una lunga campagna che si svolgerà a livello globale, il livello di diseguaglianza è troppo alto e non sostenibile, sbagliato sul piano valoriale e sanitario perché se lasciamo una parte del mondo senza vaccini avremo nuove varianti. Quindi nessuno deve restare indietro ed il messaggio del Patto di Roma è che i paesi più forti G20 devono farsi carico di aiutare quelli più fragili nella campagna di vaccinazione, e va fatto subito”. In questo senso, spiega il ministro, i Paesi “più forti” si impegnano a “stanziare risorse e inviare vaccini nelle aree più fragili”, ma “non basta traferire dosi. Dobbiamo necessariamente rendere altre aree del mondo capaci produrre”. In linea con l’Oms, l’obiettivo è vaccinare il 40% della popolazione mondiale entro il 2021.

Il bilancio della “Ministeriale Salute” del G20

La Ministeriale Salute del G20 si è strutturata in tre parti. “La prima sessione – spiega il ministero della Salute in una nota – è stata dedicata all’impatto del Covid-19 sugli obiettivi di sviluppo sostenibile (sd) dell’Agenda 2030”. L’emergenza Covid ne minaccia l’avanzamento, con stime che indicano come per alcuni obiettivi il ritardo accumulato possa essere di decenni, particolarmente in determinate aree del mondo, e rende gli sforzi per il loro conseguimento ancora più urgenti e prioritari. “Appare sempre più chiaro – sottolinea il ministero – come una risposta efficace alla pandemia debba comportare un migliore sostegno ai Paesi più fragili per accelerare il conseguimento degli Sdg, in primis quelli legati alla salute e ai suoi determinanti, soprattutto in termini di diritto universale alle cure sanitarie”.

Prepararsi alle crisi future, con risposte “One Health”

La seconda sessione ha cercato di rispondere ai quesiti su cosa occorra fare per prevenire, essere meglio preparati e rispondere alle pandemie del futuro, a cominciare da come raggiungere una migliore capacità di collaborazione e coordinamento a livello internazionale, il cui perno dovrà continuare ad essere l’Oms. “Nella consapevolezza che le ultime crisi sanitarie hanno avuto nella relazione uomo-animale-ambiente i principali fattori determinanti – prosegue il ministero –  una delle risposte chiave che i G20 suggeriscono è quella di rafforzare l’approccio One Health, che racchiude in un concetto olistico salute umana, animale e ambientale come determinanti della nostra salute e del nostro benessere, per i quali sono essenziali tra gli altri lo sviluppo sostenibile, i sistemi alimentari, la lotta al cambiamento climatico”.

La crisi ha fatto emergere l’importanza di avere sistemi sanitari solidi ed efficienti, superando decenni di investimenti inadeguati. Fra le priorità emerse, la raccolta dei dati e la loro condivisione attraverso le frontiere sfruttando le opportunità offerte dalla tecnologia digitale. Un altro importante focus si è concentrato sui professionisti della salute, a tutti i livelli, che si sono trovati in prima linea nel contrasto al Covid-19. Sono state affrontate le questioni della loro formazione e del loro dispiegamento in situazioni di emergenza, un’idea nata da un progetto specifico dell’Istituto superiore di sanità denominato “Laboratorium”, in collaborazione con l’Oms, che trae origine dall’esperienza vissuta nel periodo più acuto della crisi.

Accesso equo a vaccini e diagnostica

La terza sessione si è occupata dei cosiddetti “control tools”, che ci stanno permettendo di contrastare con efficacia la pandemia. Il G20 ha affrontato il tema d delle migliori strategie globali possibili per sostenere lo sviluppo e l’equo accesso a vaccini, medicinali e diagnostica. “Se il Covid-19 ha fatto emergere le carenze dei sistemi sanitari – continua il ministero – esso ci ha al tempo stesso insegnato come ricerca scientifica, collaborazione internazionale e partnership pubblico-privato riescano a produrre risultati eccezionali, fra i quali la creazione di vaccini sicuri ed efficaci nel giro di pochi mesi. Occorrerà proseguire su questa strada, fornendo l’indispensabile sostegno a ricerca e sviluppo di prodotti innovativi, in grado di far fronte alle varianti, incoraggiandone la produzione a livello globale, regionale e locale, nonché rafforzando la resilienza delle filiere produttive e l’efficacia del trasferimento tecnologico”. I ministri del G20 hanno discusso inoltre di come assicurare l’accesso più largo possibile ai vaccini da parte della popolazione mondiale a partire “dai meccanismi di collaborazione esistenti, compreso tramite donazioni di dosi per far fronte alle esigenze più immediate. Occorrerà inoltre colmare il deficit finanziario dell’Access to Covid-19 Tools Accelerator (ACT-A) in particolare nei pilastri dedicati alle cure e alla diagnostica, che continueranno ad essere rilevanti per la gestione della pandemia insieme ai programmi di vaccinazione”. Il messaggio finale è “nessuno deve essere lasciato indietro”.

Dompé (B20):  “Salute asset strategico. Sfruttare appieno ricerca e innovazione”

Alla Ministeriale ha partecipato anche Sergio Dompé, Chair della task force Health & Life Sciences nonché Ceo di Dompé Farmaceutici: “Abbiamo trovato grande sintonia con tutto il G20 per sfruttare appieno, e rapidamente, le nuove soluzioni tecnologiche prodotte dalla convergenza delle conoscenze su geni e cellule, ma anche nell’uso dei big-data e delle collaborazioni pubblico-privato. Siamo di fronte a un’opportunità senza precedenti di usare la scienza e l’innovazione per creare una sanità migliore per tutti”.

Le priorità individuate dalla Task Force del B20 sono sostanzialmente tre.  “Prima di tutto – sottolinea Sergio Dompé – dobbiamo considerare la Salute, e quindi la ricerca e l’innovazione che producono cure migliori, come un vero e proprio investimento strategico perché senza Salute non ci può essere attività economica né progresso sociale. La seconda raccomandazione è favorire la transizione verso modelli sanitari basati sul valore delle cure, premiando i risultati raggiunti, piuttosto che il volume di terapie erogate. Infine, dobbiamo puntare a creare sistemi sanitari più resilienti e sostenibili, nei quali la spesa sanitaria sia collegata a una strategia che promuova la cooperazione tra investimenti pubblici e privati, potenzi l’impatto delle politiche sanitarie e la catena di approvvigionamento industriale. Le nostre raccomandazioni sono mirate a creare un cambio di mentalità e di passo. Come B20 vorremmo si creasse un dialogo strategico permanente tra Istituzioni e stakeholders incentrato sulla visione della salute come asset strategico per tutti. L’incontro di oggi è stato un passo in questa direzione”.

La Task Force Health & Life Sciences conta 99 membri dei differenti Paesi del G20 e l’8 ottobre, nel quadro del B20 Summit, consegnerà al presidente del Consiglio Mario Draghi, in qualità di presidente di turno del G20, il proprio “policy paper” sul rilancio della salute globale. Il documento è molto atteso perché da quattro anni il B20 non esprimeva una Task Force dedicata alla Salute come quella voluta dalla Chair del B20 italiano, Emma Marcegaglia.

LA DICHIARAZIONE

Il testo in italiano (traduzione non ufficiale)

 

Foto Ministero della Salute – Ufficio Stampa