G20 Salute, Emergency e Oxfam: “Sui vaccini nessun passo concreto”

Le due associazioni deluse dal vertice di Roma: “Solo dichiarazioni di principio e nessun riferimento alla sospensione dei monopoli di Big Pharma, per garantire l’accesso ai vaccini nei paesi a basso reddito, dove solo l’1,4% della popolazione ha ricevuto una dose”

Sui vaccini per i Paesi a basso reddito, più parole che fatti. È il giudizio di Emergency e Oxfam, dopo la riunione dei ministri della Salute del G20 ospitata a Roma (5-6 settembre). “Dall’incontro solo dichiarazioni di principio e nessun riferimento alla sospensione dei monopoli di Big Pharma, per garantire l’accesso ai vaccini nei paesi a basso reddito, dove solo l’1,4% della popolazione ha ricevuto una dose. Così le varianti continueranno a dilagare e andranno perse innumerevoli vite”, commentano le due organizzazioni in una nota.

Nessun passo decisivo

“Nella risposta alla pandemia, in termini di accesso globale ai vaccini – affermano Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, presidente di Emergency – nessun passo decisivo e concreto è stato impresso per la definizione di strategie e strumenti di medio e lungo periodo, che di fronte a future pandemie, permettano di cambiare il paradigma e mettere fine alle vergognose disuguaglianze nell’accesso alle cure e ai vaccini”.

Contro l’inerzia dei governi

Emergency e Oxfam puntano il dito contro “l’inerzia inaccettabile” dei governi. “La dichiarazione adottata dalla Ministeriale Salute, al netto di importanti dichiarazioni di principio, per altro condivisibili, sui vaccini come bene pubblico globale – proseguono Albiani e Miccio – non offre risposte concrete alla sfida più drammatica e urgente posta dalla pandemia. Abbiamo bisogno adesso di soluzioni, di un vaccino per tutti ovunque, non di un vaccino per pochi a difesa degli interessi di alcuni. Nella migliore delle ipotesi, un posizionamento più chiaro in proposito sarà demandato al summit dei leader del G20 di fine ottobre. Nella peggiore, si continuerà a navigare a vista, perpetrando il sistema vigente: Covax, donazioni delle dosi (iniziative lodevoli, ma al momento insufficienti), licenze volontarie e generico supporto al trasferimento tecnologico”.

Salute ed economia

Si parla anche di fallimento morale e politico. Il British Medical Journal, ricordano Emergency e Oxfam – è arrivato a chiedersi se non possa essere considerato un crimine contro l’umanità. Ma si tratta anche di un fallimento di politica sanitaria globale: vaccinare solo una fetta (per altro minoritaria) della popolazione mondiale e lasciare che il virus circoli indisturbato nei paesi a basso e medio reddito, semplicemente significa lasciare le porte aperte a pericolose varianti. E infine è un fallimento economico. Di recente l’Economist ha stimato l’impatto della disuguaglianza nell’accesso ai vaccini contro il Covid 19: potrebbe costare  all’economia globale 2,3 trilioni di dollari nel periodo 2022-25.

I brevetti

“Servono soluzioni più incisive, coraggiose, che rivedano il sistema monopolistico che tutela la proprietà intellettuale delle case farmaceutiche, che sostengano con forza il trasferimento di tecnologie e know-how, che intervengano a supporto della capacità produttiva a livello globale”, sottolineano le organizzazioni. Un anno fa India e Sud Africa hanno presentato all’Organizzazione mondiale del commercio una proposta di sospensione dei brevetti. più di un anno fa l’Organizzazione mondiale della zanità ha lanciato la prima “call to action” per la condivisione della tecnologia e del know-how sui vaccini Covid-19.

A maggio, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, aveva chiesto un impegno globale per assicurare che entro fine settembre in ogni paese del mondo la copertura vaccinale fosse del 10%, obiettivo bassissimo e comunque non raggiungibile in molti Paesi con i trend attuali.

L’appello ai leader del G20

Il summit finale del G20 è previsto a Roma il 30 e 31 ottobre. “Ci appelliamo ai leader del G20 perché possano recuperare nel summit finale il coraggio e l’ambizione per intraprendere un reale cambio di rotta adottando misure, come la sospensione dei monopoli sui vaccini, la condivisione della tecnologia e del know-how, che possano disinnescare la spirale di disuguaglianza nell’accesso alle cure che la pandemia ha ulteriormente esacerbato, rendendo così attuale e non solo dichiarato il principio dei vaccini come bene pubblico globale”, concludono Albiani e Miccio.