Farmaci senza ricetta, gli italiani amano i brand e poco gli acquisti online

È quanto emerge dai dati italiani dello STADA Health Report 2021, che ha realizzato l’indagine su oltre 30.000 persone in 15 Paesi europei. Per oltre 7 connazionali su 10 l’emergenza sanitaria ha influito sul benessere generale e mentale e per la metà cresce l’attenzione nei confronti di uno stile di vita sano

farmaci senza ricetta

Quasi la metà degli italiani (41%) ama ancora affidarsi a un brand quando deve scegliere un farmaco, e continua (il 42%) a preferire la farmacia fisica per l’acquisto di farmaci senza ricetta a discapito dell’online. Sono alcuni dei dati italiani emersi dello STADA Health Report 2021, un ampio sondaggio realizzato dal Gruppo STADA, in collaborazione con Kantar Health, tra marzo e aprile 2021. Condotto su oltre 30.000 persone in 15 Paesi europei (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Russia, Serbia, Spagna, Svizzera, Ucraina e Regno Unito) in Italia ha coinvolto 2.000 intervistati di età compresa tra i 18 e i 99 anni, per indagare come è cambiato il rapporto dei cittadini con la salute a fronte della pandemia.

Farmaci senza ricetta e farmacisti

Oltre alla notorietà del brand, il campione di italiani intervistati nel 24% dei casi ha riferito di essere attento nei confronti dell’ambiente – e quindi l’utilizzo di packaging ecologici e sostenibili  e alla produzione in Europa (23%) quando devono acquistare un farmaco o un integratore alimentare. Il foglietto illustrativo (54%) e la figura del medico (48%) sono le principali fonti a cui si rivolgono gli intervistati per cercare informazioni sulla modalità di assunzione, le possibili interazioni ed effetti collaterali dei farmaci, mentre cresce – rispetto ai risultati dell’edizione 2020 dello STADA Health Report – il ruolo del farmacista (37% vs 31% dello scorso anno).

La farmacia rappresenta infatti il canale preferito per l’acquisto di farmaci senza ricetta – quali, per esempio, i rimedi per il raffreddore o antidolorifici – mentre la spesa online di questi prodotti non risulta essere molto frequente tra gli intervistati (27%), soprattutto tra le fasce d’età più adulte.

Benessere fisico e mentale

Ancora, dal report emerge che per il 77% degli italiani la pandemia da Covid-19 e le conseguenti limitazioni hanno avuto un impatto sul proprio benessere generale e mentale. Un terzo (33%) sostiene che l’emergenza sanitaria lo ha reso più ansioso di prima, così come per il 32% il lockdown è stata un’esperienza molto stressante, fonte di irrequietezza. Di contro però ha portato quasi la metà degli intervistati (47%) a condurre uno stile di vita sano. Gli italiani sono stati infatti tra i cittadini europei quelli più propensi a investire di più sulla propria salute, comprando maggiormente alimenti freschi e di qualità (49%), integratori alimentari (25%) o seguendo corsi di fitness online (21%).

Visite mediche e malattie croniche

Nonostante le restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria, il 48% degli italiani non ha modificato le proprie abitudini per quanto riguarda le visite mediche. Mentre un altro 30% ha cancellato o rimandato check-up di prevenzione e il 13% ha preferito consultare il medico al telefono o online. Oltre la metà del campione intervistato con una o più malattie croniche (56%) inoltre, non ha riscontrato alcun problema a proseguire le cure durante la pandemia.

Un’opportunità per cambiare marcia

“È interessante osservare come la pandemia abbia in effetti amplificato alcune tendenze già presenti nelle abitudini degli italiani prima del 2020” commenta Carlo Silenzi, Managing Director Kantar Health Italy. “L’accelerazione digitale, comunque la si voglia declinare, ne è un notevole esempio, così come la maggiore attenzione al proprio benessere, in primis per quanto riguarda l’attività fisica e l’alimentazione”.

“Di contro – continua – la vulnerabilità sociale associata al rischio di perdere il lavoro e alla minore capacità di spesa e di risparmio, rappresenta uno specifico portato della pandemia e, insieme al timore di contrarre il virus, costituisce un elemento di forte preoccupazione. La collaborazione sinergica tra tutti gli stakeholder coinvolti, a partire dalla classe medica e dai farmacisti, insieme alle aziende farmaceutiche e al decisore politico, costituisce la migliore opportunità per un cambio di marcia, significativamente supportato dalla quota del PNRR allocato alla sanità”.