L’impegno di Viatris per l’innovazione e la sostenibilità in oncologia

Viatris ha lanciato il progetto “Innovability al servizio dell’Oncologia” per porre l’accento sul valore dei farmaci off patent, biosimilari ed equivalenti nel migliorare equità e qualità delle cure. Dal numero 191 del magazine. *IN COLLABORAZIONE CON VIATRIS ITALIA

Viatris

Durante l’emergenza Coronavirus, l’attenzione dei sistemi sanitari si è necessariamente spostata sulla gestione dei pazienti colpiti dal virus, andando temporaneamente a limitare l’assistenza sanitaria offerta in ambiti non legati alla pandemia. Nello scenario post-Covid diventa fondamentale riportare l’attenzione sui pazienti non-Covid, sulle malattie croniche o in ambito oncologico, tornando a offrire quanto prima percorsi di cura e di prevenzione. Viatris, azienda globale che opera nell’ambito della salute, nata nel 2020 dall’unione di Mylan e Upjohn, è impegnata per offrire ai pazienti in ambito oncologico accesso a servizi e a farmaci di qualità che siano affidabili e accessibili, nonché a sensibilizzare sull’importanza della prevenzione delle patologie oncologiche.

In linea con la sua mission di consentire alle persone nel mondo di vivere una vita più sana in ogni sua fase, l’azienda ha deciso di lanciare il progetto “Innovability al servizio dell’Oncologia” per evidenziare l’importanza di perseguire innovazione e sostenibilità in quest’area terapeutica, così da offrire ai pazienti trattamenti equi e di qualità. Ne parla Laura Borgna, Head of Hospital Business Unit e Pricing & Market Access di Viatris in Italia.

Com’è cambiato l’approccio al paziente oncologico durante la pandemia?

L’epidemia di Covid-19 ha imposto una sensibile riduzione dell’accessibilità alle cure ospedaliere, portando a ritardi nei trattamenti e negli interventi chirurgici, e a un forte rallentamento degli screening con un potenziale rischio di aumentata mortalità per cancro nei prossimi anni. Per ridurlo, i modelli di cura devono evolvere, passando da un approccio centrato sull’ospedale a uno basato sul paziente. Tuttavia, perché questo diventi realtà, è necessario investire nei servizi sanitari così come nella ricerca di differenti modelli sostenibili, che consentano l’implementazione di nuovi percorsi di accesso, diagnosi e cura.

Da dove nasce l’esigenza del progetto “Innovability al servizio dell’Oncologia”?

Proprio dall’analisi dello scenario delle patologie oncologiche. La stima per il 2020 di diagnosi di neoplasie maligne era di circa 377 mila nuovi casi. La stima per il 2020 di diagnosi di neoplasie maligne era di circa 377 mila nuovi casi. L’aumento della durata media della vita fa sì che questi numeri siano in crescita nel corso degli anni: dobbiamo, quindi, tenere in considerazione anche in ambito oncologico l’importanza del miglioramento della qualità di vita e del trattamento delle persone affette da un tumore. Rispetto a dieci anni fa, siamo lieti di constatare che è aumentato il numero di pazienti che sopravvivono alla diagnosi di tumore e sempre più persone tornano ad avere la stessa aspettativa di vita di un individuo sano.

Parallelamente, per motivi di sviluppo e produzione, le terapie mirate e personalizzate, basate principalmente su farmaci biologici, sono gravate da costi onerosi per il Servizio sanitario nazionale, per il quale la corretta allocazione delle risorse terapeutiche ed economiche rappresenta una sfida costante. Nei prossimi dieci anni, inoltre, nel campo dell’oncologia molti farmaci biologici standard di cura vedranno la perdita della protezione brevettuale, aprendo sempre più la strada alla concorrenza dei biosimilari.

Quale impatto avranno i biosimilari in oncologia?

L’utilizzo e il risparmio che ne consegue può favorire l’incremento del numero di pazienti che avranno accesso alle terapie tradizionali e innovative, migliorare i servizi esistenti e garantire una maggiore sostenibilità del bilancio sanitario. Nel 2018 è stato stimato che, in Europa, tre molecole biologiche per il trattamento di pazienti affetti da neoplasia hanno rappresentato da sole il 15% di tutte le vendite di farmaci oncologici ed eventuali opzioni biosimilari potrebbero consentire una riduzione della spesa di circa 2,4 miliardi di euro l’anno. Nell’Unione europea, i giorni di trattamento pro capite dei pazienti sono aumentati del 23% dal 2016 a metà giugno 2020, dall’introduzione dei biosimilari in oncologia.

Che ruolo riveste Viatris in questo scenario?

La società mira ad aumentare l’accesso dei pazienti ai farmaci e a ridurre i costi sanitari complessivi, offrendo prodotti biosimilari su scala globale grazie a oltre trecento autorizzazioni all’immissione in commercio in 76 Paesi. Abbiamo un portafoglio di biosimilari tra i più ampi e diversificati, con farmaci in oncologia, immunologia, endocrinologia, dermatologia e oftalmologia.

In oncologia, su quali ambiti siete focalizzati?

Il nostro portafoglio si concentra su ovaio, mammella, colon-retto, gastrointestinale, pancreas, carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) ed ematologia. Vogliamo continuare a essere un partner capace di offrire soluzioni di valore basate su sostenibilità e innovazione. Intendiamo supportare, innovare e rinnovare lo scenario del farmaco oncologico in Italia, ma siamo anche pienamente consapevoli che un cambiamento reale può avvenire solo riformando e potenziando la sanità territoriale e fornendo risposte efficaci ai bisogni di salute dei pazienti oncologici, garantendo, in modo omogeneo in tutto il Paese, terapie e prestazioni appropriate.

L’obiettivo primario di “Innovability”, come dice la parola stessa, è raggiungere l’innovazione, quindi l’introduzione di nuovi sistemi e nuovi criteri, attraverso la sostenibilità, indispensabile per garantire il benessere della generazione attuale senza compromettere quello delle generazioni future. Questo può consentire un significativo risparmio, sia per il singolo ospedale sia più in generale per il sistema sanitario, da reinvestire in personale, servizi e assistenza, offrendo multidisciplinarità e mantenendo vivo il dibattito sui farmaci off patent, biosimilari e generici.

Qual è stato il punto di partenza per la nascita del progetto?

La creazione di un advisory board, che riunisse intorno al tavolo le diverse figure impegnate in ambito oncologico, dall’oncologo al farmacista ospedaliero, dal farmacoeconomista alle associazioni pazienti. Tutti insieme per riflettere sulle diverse esigenze, per approfondire lo status quo, le sfide, le opportunità, e raccogliere gli insight al fine di comprendere qual è la direzione da prendere per un futuro sostenibile. Siamo partiti dall’obiettivo che accomuna tutti gli attori che operano in oncologia: offrire a tutti i pazienti la migliore soluzione possibile per trattare la patologia, indipendentemente dal luogo o dal contesto di riferimento.

A che punto siete

Grazie a questo advisory board abbiamo messo in evidenza le principali aree su cui focalizzare l’impegno per un futuro in oncologia caratterizzato da innovazione e sostenibilità, suddividendole in tre gruppi di attività. Nel primo gruppo (impatto sulla società in generale), rientrano le attività a sostegno del valore dei farmaci off patent, biosimilari ed equivalenti e dell’investimento in ricerca e sviluppo nella Value Added Medicine. Del secondo gruppo fanno parte le attività dedicate ai clinici come la promozione dell’aggiornamento scientifico su farmaci a brevetto scaduto, il supporto all’oncologo nelle scelte sostenibili o l’empowerment del paziente nelle scelte di cura. Il terzo gruppo, pensato per le istituzioni, evidenzia l’importanza del dialogo continuo sulla governance del farmaco a brevetto scaduto. Le linee guida sono state definite chiaramente: ora è il momento di fare sistema e lavorare insieme ai nostri interlocutori per continuare a implementare azioni concrete.

boiron In collaborazione con Viatris Italia