Diabete di tipo 1, l’innovazione tecnologica per superare le barriere nell’uso del microinfusore

In Italia l’utilizzo dei sistemi per l’infusione sottocutanea continua di insulina è ancora limitato. Katherine Esposito, direttrice del U.P. di diabetologia, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” racconta in una video intervista quali sono le attuali barriere da superare per aumentarne la diffusione e le nuove opportunità fornite dalla tecnologia. *IN COLLABORAZIONE CON ROCHE DIABETES CARE ITALY SPA

microinfusore

In Italia solo il 18% delle persone affete da diabete mellito di tipo 1 che potrebbero usufruire dell’infusione sottocutanea continua di insulina tramite microinfusore, fa uso di questo sistema. La restante parte per effettuare la terapia insulinica preferisce il “metodo classico”, con iniezioni giornaliere multiple. Non cambia molto in ambito pediatrico (bambini e adolescenti), in cui la prevalenza dell’uso di microinfusori è del 27%, secondo una survey condotta sul territorio nazionale. Un numero ben distante il primo, dal 40% registrato negli Stati Uniti e più simile al 20% di altri Paesi europei, quali Norvegia, Austria, Olanda e Svizzera.

È quanto emerge da una review pubblicata di recente su AboutOpen Diabetology (“Oltre le barriere all’uso della terapia insulinica sottocutanea continua nel diabete di tipo 1: una nuova opportunità dai microinfusori senza catetere”) i cui autori fanno il punto sulle barriere che impediscono al giorno d’oggi la diffusione di questa nuova tecnologia e le ragioni dei casi diffusi di drop-out, particolarmente evidenti nei pazienti più giovani. Perché “comprendere i motivi che ostacolano l’inizio della terapia con microinfusore o che ne determinano una sua interruzione è un punto cruciale per individuare gli elementi utili per invertire questa direzione” spiega in una video intervista rilasciata ad AboutPharma Katherine Esposito, professoressa di endocrinologia e malattie del metabolismo, direttrice del U.P. di diabetologia, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e autrice del lavoro.

Le barriere da abbattere

Le barriere che impediscono la diffusione di una tecnologia possono essere divise in due categorie principali: i fattori non modificabili e i fattori modificabili. Tra i non modificabili rientrano i fattori socio-economici, l’accesso alle cure e altri parametri di natura demografica. Nella seconda categoria invece quelli che possono essere affrontati a livello personale o nel contesto familiare. Non è da meno la tecnologia che permette il passaggio dalle iniezioni multiple di insulina all’infusione sottocutanea continua: anche in questo caso è possibile intervenire sui fattori modificabili per aumentarne la diffusione, “indagandoli, valutandoli e possibilmente risolvendoli grazie al supporto del team diabetologico e con la scelta del device più opportuno per la peculiarità del paziente” come precisa Esposito.

Da un’indagine condotta su un campione di circa 1.500 pazienti è emerso che le barriere più frequenti nell’utilizzare questa tecnologia dipendono principalmente dall’esperienza di indossare i dispositivi.  “Escludendo i limiti associate ai costi – continua Esposito – che sono riconducibili a sistemi sanitari di tipo assicurativo differenti dal modello italiano, per il 47% dei partecipanti il problema principale riguarda dover portare il device, mentre un 35% non gradisce la presenza di un dispositivo per il diabete sul proprio corpo”.

L’innovazione tecnologia per superare i limiti

Proprio partendo dalle esigenze e dalle preferenze dei pazienti, recentemente sono stati sviluppati microinfusori di dimensioni più piccole e discreti, senza catetere. Sono i cosiddetti Patch-pump, che aderiscono al corpo con cerotto adesivo e potrebbero contribuire alla soluzione del problema. “I benefici più rilevanti dei Patch-pump sono diversi” afferma Esposito, che cita quelli più rilevanti per la sua esperienza clinica: “dimensioni più piccole, dispositivi più leggeri rispetto ai tradizionali, la facilità di portabilità grazie all’assenza del catetere che determina meno problemi con il set di infusione di insulina, l’ago non visibile, una ‘piena libertà di movimento, la semplicità di uso e caratteristiche del design apprezzate dai pazienti”.

L’innovazione tecnologica continua oggi ha permesso di far entrare sul mercato diffusori senza catetere che presentano anche differenze importanti, da tenere a mente quando si sceglie il device più appropriato. “Come un design modulare che permette di disconnettere temporaneamente la micro pump senza sostituire tutto il pod evitando così sprechi inutili d’insulina o di parti del microinfusore di plastica”, precisa Esposito. “Oggi – conclude – siamo arrivati a microinfusori senza catetere con controllo da remoto, che oltre a consentire l’erogazione dei boli direttamente dal microinfusore vanta una accuratezza superiore in termine di erogazione della basale e dei boli”. Un modo per migliorare ulteriormente la qualità di vita dei pazienti e incentivare ancora di più l’utilizzo della tecnologia del microinfusore.

Cristalfarma In collaborazione con Roche Diabetes Care Italy Spa