Diagnosi e cure negate: nove proposte per “riaprire” la sanità pubblica

A un convegno di Egualia le proposte di Cittadinanzattiva per ripartire dopo lo tsunami Covid: “Va scongiurato il rischio di allungare le liste d’attesa per le prestazioni non Covid. Le Regioni usino le risorse per recuperare i ritardi”

diagnosi e cure negate

La pandemia ne ha lasciati indietro troppi. Parliamo di pazienti “non Covid” e dei loro bisogni. Dalla prevenzione alla diagnosi, dall’assistenza alle terapie, il Servizio sanitario nazionale (Ssn) deve correre per recuperare i ritardi accumulati. E deve ripartire, ripensandosi, anche grazie alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Da dove cominciare? Cittadinanzattiva prova a indicare la rotta in un rapporto, intitolato “Cittadini e cura delle cronicità”, presentato a Roma in occasione del convegno “Diagnosi e terapie: come riaprire le porte dell’accesso al Ssn” organizzato da Egualia, l’associazione delle imprese di farmaci equivalenti e biosimilari. Il rapporto fotografa prima le macerie lasciate da Covid, poi elabora nove proposte civiche per la ripartenza. “La pandemia – si legge nel testo – ha messo sotto scacco il diritto alla salute. Nella prima fase l’incapacità del Ssn di continuare a rispondere alla domanda di cura dei pazienti non Covid è stata comprensibile ma già dalla seconda ondata è risultata ingiustificabile”.

Sanità inaccessibile: i dati

L’analisi di Cittadinanzattiva parte dai dati consolidati sulla rinuncia “forzata” alle prestazioni sanitarie raccolti da più fonti. Dunque, un calo del 20,3% delle prestazioni ambulatoriali e specialistiche (Istat). Due milioni in meno di prestazioni indifferibili (-7%, Istat). Un milione e 300mila ricoveri in meno (- 17%, Corte dei Conti), con un 13% in meno di ricoveri in chirurgia oncologica e un 20% in meno di ricoveri in ambito cardiovascolare e cardiochirurgico. Poi un focus su quattro aree terapeutiche: patologie respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e oncologiche. Qui, secondo dati Iqvia, le nuove diagnosi si sono ridotte del 13%, le visite specialistiche del 31%, le richieste di esami specialistici del 23% e l’accesso a nuovi trattamento del 10 per cento.

Recuperare i ritardi

“Ora è necessario cambiare passo. Dobbiamo scongiurare il rischio, a fine 2021, di veder allungarsi le liste di attesa per le prestazioni non covid con un ulteriore restringimento del diritto alle cure per i cittadini. Le risorse a disposizione delle Regioni per recuperare i ritardi devono essere utilizzate al più presto e non dirottate per altri scopi”, commenta Annalisa Mandorino, segretario generale di Cittadinanzattiva. Sotto la lente gli interventi previsti da diverse norme (dal Dl n. 104/2020 alla L. n. 106/ 2021) per le liste d’attesa e le prestazioni di specialistica ambulatoriale per i pazienti ex Covid-19.  “Abbiamo avviato un’azione di monitoraggio civico – racconta Mandorino – per capire se e come sono stati utilizzati i 477,75 milioni di euro messi a disposizione delle Regioni per garantire prestazioni sanitarie non erogate o rinviate a causa della pandemia ai pazienti ‘non Covid. Inoltre, chiederemo un confronto con il Gruppo di lavoro tecnico che sta per insediarsi per valutare come recuperare le prestazioni negate ai cittadini”.

Il Pnrr

La ripartenza del Ssn s’intreccia con il cammino del Pnrr, che alla salute ha destinato circa 20 miliardi di euro. “Sono risorse che mettono l’Italia in condizione di trasformare gli assetti del Ssn ma il tempo a disposizione è di soli cinque anni. Da non sottovalutare – avverte Mandorino – le forti eterogeneità regionali, i cui diversi modelli di governance sanitaria potrebbero essere d’ostacolo al raggiungimento degli obiettivi. Va rafforzato il ruolo centrale dei medici di medicina generale e l’assistenza territoriale va riformata tenendo conto della geografia del nostro territorio, perché non ci sia un ‘concentrato di strutture’ che rischia di tagliare fuori i piccoli centri abitati, le zone rurali, costringendo i cittadini a lunghi spostamenti. Il sistema va riformato intorno ai cittadini, ai territori e alle comunità e non intorno alle strutture”.

Häusermann (Egualia): “Rimettere in moto il sistema”

Per Enrique Häusermann, presidente di Egualia, è necessario “recuperare la dimensione umana delle cure e per farlo è necessario cogliere appieno l’opportunità del Pnrr rimuovendo in primo luogo le gravi disomogeneità regionali esistenti da decenni e ricordando per gli anni a venire tutti i cattivi frutti che la politica dei tagli lineari ha fatto emergere in occasione della pandemia”. Per questo, continua Häusermann, “abbiamo voluto creare un momento allargato di confronto, un’occasione di condivisione con gli stakeholder, il mondo istituzionale e gli operatori del mondo sanitario su quanto è avvenuto in questo periodo complesso e sulle ipotesi operative per rimettere in moto il sistema e riaprire le porte del Ssn a tutti i suoi legittimi proprietari”.

Il lavoro da fare è tanto: “Da febbraio dello scorso anno – aggiunge Häusermann a margine del convegno – abbiamo rincorso la pandemia, probabilmente ci siamo avviati alla risoluzione, almeno temporanea, però ci siamo dimenticati dei malati non Covid, che sappiamo essere tanti. Non abbiamo mai contato quanti sono stati i morti. Sappiamo che per Covid sono 130mila ma per le altre patologie, per gli interventi non fatti, e per una parte delle terapie oncologiche non fatte non conosciamo il dato. Mi auguro che un’analisi dia la spinta per ripartire”.

Magrini (Aifa): “Aumento del Fsn opportunità per una riforma strutturale”

Non solo Pnrr. Il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Nicola Magrini, invita a considerare “un dato importante”, cioè l’aumento costante del Fondo sanitario nazionale. “Un dato consistente, si parla quest’anno di 122 miliardi di euro, di cui la farmaceutica è parte”. “L’aumento previsto per il prossimo triennio è confortante. Non si vedeva da decenni e credo che questo ponga le basi per una riforma strutturale del Servizio sanitario nazionale”. Sollecitato sul palco di Egualia sul tema delle carenze, Magrini informa che l’Aifa in questi giorni sta “combattendo contro le carenze di tocilizumab, un farmaco dell’armamentario contro il Covid, inserito in alcuni protocolli, a cui si sta rimediando attraverso la collaborazione internazionale”.

Le 9 proposte di Cittadinanzattiva

Le proposte di Cittadinanzattiva sono state eleaborate dopo un confronto Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), Foce (Confederazione oncologi, cardiologi e ematologi) e Sid (Società italiana diabetologia). Eccole in 9 punti:

  1. Liste d’attesa: prevedere un piano nazionale di recupero invitando le Regioni a rendere trasparenti le informazioni sui modelli organizzativi e i criteri operativi adottati e la destinazione delle risorse stanziate. Inserire nel nuovo sistema nazionale di garanzia dei Lea uno o più indicatori “di adempimento” per misurare la capacità di recupero di ogni Regione, con particolare riferimento alle prestazioni correlate alle malattie croniche;
  2. Pnrr: gestire le risorse avviando un processo “partecipativo e su più fasi”, che sia rappresentativo della parte istituzionale di livello nazionale e regionale, sociale e professionale. Riconoscere a pieno titolo il contributo dell’Osservatorio Civico sul Pnrr;
  3. Prevenzione: ripensare gli screening, potenziandone la capacità di erogazione dei programmi, sia in termini di infrastrutture (es. sistemi informativi), sia di professionisti sanitari, allocando le risorse in modo efficiente, stabile e commisurate alle necessità;
  4. Rete ospedaliera: rivedere la logica del DM70/15, individuando soluzioni logistiche basate sulla complessità dello stato di salute dei pazienti, sulla tipologia (acuto, media e bassa intensità) e sul fabbisogno tecnologico e di competenze professionali. Per i grandi ospedali non limitarsi a supportare il solo adeguamento antisismico e la sostenibilità ambientale.
  5. Prossimità: rilanciare il ruolo del Distretto. Velocizzare la definizione di standard omogenei per l’assistenza territoriale e rendere partecipata alle associazioni di cittadini e pazienti e alle Società Scientifiche la discussione sulla riforma dell’assistenza territoriale. Gli investimenti sugli Ospedali di Comunità siano input per rivedere e riqualificare la rete complessiva delle cure intermedie (Rsa e Hospice). Porre attenzione all’evoluzione della figura del Mmg;
  6. Assistenza domiciliare: perseguire una logica di integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali, ridisegnando un sistema di welfare che superi la netta separazione di competenze tra i vari attori del sistema;
  7. Medicina generale: rendere omogenei i modelli organizzativi e assistenziali della medicina generale, lasciando ai Mmg la possibilità di restare presenti capillarmente sul territorio, dotandoli di apparecchiature tecnologiche e rivedendo anche la disponibilità oraria dei professionisti. Investire al contempo sulla capacità di mettere in rete tutte le attività territoriali esistenti;
  8. Telemedicina: promuovere una governance nazionale delle iniziative di telemedicina,con scelte mirate guidate da un’unica regia nazionale che definisca, in accordo con le Regioni, obiettivi comuni, requisiti tecnologici unitari, tariffe e rigorosi processi di progettazione e implementazione, prevedendo anche ove necessario, una revisione dell’organizzazione dei servizi sanitari;
  9. Parco tecnologico: superare la logica della mera sostituzione, fissando criteri che rispondano ad una programmazione basata sui fabbisogni dei pazienti, sull’allocazione delle apparecchiature e sul loro inserimento all’interno dei processi assistenziali, tenendo conto pertanto dei contesti organizzativi e dell’evoluzione dei percorsi di diagnosi e cura che tali apparecchiature andranno a sostenere.

Il capitale umano del Ssn

Alle proposte si aggiunge una riflessione fondamentale sul capitale umano del Servizio sanitario nazionale: “Il reclutamento inaugurato con la pandemia – conclude Mandorino – non deve restare circoscritto alla fase di emergenza. Bisogna investire sulle persone e sulla formazione dei professionisti sanitari, garantendo loro prospettive di carriera e rafforzando la cultura dell’integrazione, nel rispetto di ruoli e delle competenze, per migliorare i livelli d’eccellenza dell’intero sistema”.

Quasi un assist per Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo): “”I medici sono stati punti di riferimento e continueranno ad esserlo. Hanno le competenze per poterlo fare. La professione nell’emergenza Covid ha pagato un prezzo altissimo con 370 morti. Credo che la pandemia abbia dimostrato in maniera inequivocabile che il sistema della sanità pubblica è tenuto in piedi dai professionisti che hanno dovuto tappare le falle provocate dai tagli, dal blocco del turnover. Hanno fatto turno di lavoro massacranti, ponendo rimedio a chi, come le Regioni, ha provocato questo disastro”.

A nome dei farmacisti, Andrea Mandelli, presidente della Fofi (Federazione nazionale ordini farmacisti) ricordo come durante l’emergenza “tutti i professionisti abbiano fatto tanto e anche qualcosa in più”, solo che ora “è tempo di fare ancora di più” con “alleanze e sinergie” dalla parte del paziente.

L’indagine Swg

Il ruolo centrale di medici e farmacisti viene evidenziato anche in un’indagine condotta da Swg e presentata al convegno Egualia. La ricerca ha coinvolto nel mese di giugno un campione di 4.534 italiani, concentrandosi sul rapporto degli italiani con la salute al tempo della pandemia e anche sull’utilizzo dei medicinali. “La pandemia in corso ha cambiato il rapporto tra gli italiani e la salute – ha spiegato il direttore di ricerca Swg, Riccardo Grassi – sono cresciute l’attenzione con cui si guarda alla propria salute e la fiducia verso un approccio scientifico della medicina e della cura, mentre si indeboliscono le visioni olistiche della salute come equilibrio tra corpo e mente”.

Il 58% degli intervistati si definisce piuttosto attento alla propria salute (+5% rispetto al 2018), mentre diminuisce di 12 punti percentuali il dato di chi considera la salute una questione di equilibrio tra corpo e mente (34% contro il 46% del 2018), così come diminuisce la quota di chi non sopporta di essere ammalato (22% contro il 29% del 2018).  Più consapevolezza quindi, sebbene tra gli intervistati rimangano prevalenti atteggiamenti che imputano la buona o la cattiva salute più a fattori esterni (predisposizione genetica 46%, inquinamento 34%) che ai propri modelli di comportamento (30%).

Il 50% degli intervistati (in particolare over-64) dichiara di effettuare regolarmente esami diagnostici di controllo, ma risulta è in deciso calo il numero di chi fa visite regolari visite dal medico di famiglia (20% contro il 26% del 2018).

Il 35% valuta positivamente la propria forma fisica, contro il 44% del 2018. Fra i disturbi più comuni, in crescita stanchezza e affaticamento (62%, contro il 52% del 2018), dolori osteo-articolari (47%; 34% nel 2018), insonnia (47%; 39% nel 2018). Fastidi che il 31% degli intervistati ha risolto ricorrendo all’automedicazione, mentre il 29% ha consultato il medico di famiglia.

Il 62% degli intervistati considera il proprio medico come la più affidabile fonte di informazioni, il 46% un medico specialista e il 26% il proprio farmacista. Internet rappresenta un riferimento chiave per un intervistato su tre (35%). Cresce la fiducia verso il sistema sanitario pubblico (72% contro il 63% di dicembre 2019). Nel dettaglio, medici specialisti godono della fiducia del 90% del campione, seguiti dai Mmg (81%), farmacisti (79%) e ospedali pubblici (78%). La fiducia verso gli assessorati regionali si ferma al 50%, mentre quella verso il ministero della Salute raggiunge il 60%, così come per le aziende farmaceutiche (60-61%).

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