Innovazione tecnologica e diabete: i cinque profili del paziente

La digitalizzazione sta fornendo strumenti evoluti per la prevenzione e il trattamento della patologia. Le tecnologie che aiutano nella gestione del diabete sono molteplici ma non sempre efficaci se non calibrate sulle attitudini degli utenti. *IN COLLABORAZIONE CON NOVO NORDISK

Innovazione tecnologica paziente diabete

L’innovazione tecnologica per gestire il diabete sconta gli effetti di diverse percezioni e sensibilità da parte dei pazienti. Vari studi di letteratura dimostrano che enfatizzare gli aspetti positivi delle tecnologie non è sempre efficace: ad esempio, coloro che riscontrano difficoltà nell’uso dei dispositivi beneficerebbero di esperienze simulate. In alcuni casi, per motivare la persona, è stato fatto ricorso alla gamification mentre per la maggior parte delle persone potrebbero giovare interventi psicologici mirati, soprattutto per i pazienti High Distress.

Ad esempio nel 2018 il gruppo di ricerca guidato da Tanenbaum, studiando 1498 pazienti adulti con diabete di tipo 1, ha identificato cinque categorie di pazienti in base alla loro disponibilità a usare dispositivi per la gestione del diabete.

  • I d-Embracer, che hanno un’attitudine più positiva nei confronti di queste tecnologie. Costituiscono poco più della metà dei pazienti in quello studio e sono il gruppo con l’età media maggiore (38 anni; SD=15), hanno l’emoglobina glicata bassa e lamentano meno problemi e preoccupazioni per la propria malattia.
  • I Data Minimalist non desiderano avere ulteriori informazioni sulla propria condizione, ma accolgono l’uso di questi dispositivi. Anche questo gruppo ha tendenzialmente un’età più alta (36 anni; SD=16), che però risultano più preoccupati a causa del diabete.
  • I Free Ranger hanno la peggiore attitudine nei confronti dei dispositivi per il diabete, ma sono comunque disposti a utilizzarli.
  • I Wary Wearer. Hanno bassa predisposizione a utilizzare i dispositivi per il diabete. Tendenzialmente giovani, con breve durata di malattia e con valori di HbA1c elevati, rifiutano l’uso delle tecnologie come i CGM soprattutto per non attrarre l’attenzione altrui.
  • Gli High Distress. Presentano età, durata di malattia e livelli di glicata analoghi ai Wary Wearer ma sono ancor più restii a usare le tecnologie per il diabete, nonché i più preoccupati per la propria patologia. Costituiscono una piccola minoranza (3%) che può necessitare di specifici interventi psicosociali.

 

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