Covid-19, via libera da Fda all’uso emergenziale della terza dose del vaccino di Moderna

Il Comitato consultivo della Food and drug administration ha votato all’unanimità l’uso emergenziale del richiamo del vaccino mRna-1273 negli Stati Uniti. La somministrazione interesserà i soggetti dai 65 anni in su e quelli dai 18 ai 64 anni con alto rischio di contrarre la malattia

Vaccino Moderna

Via libera alla terza dose del vaccino di Moderna contro Covid-19. Il Comitato consultivo della Fda ha votato all’unanimità l’uso emergenziale del richiamo del vaccino mRna-1273 negli Usa. Secondo quanto riporta il comunicato diffuso dalla società americana, il voto espresso dal Comitato è stato unanime (19 su 19 voti), per la somministrazione del richiamo per una dose pari a 50 µg nei confronti delle persone ultra 65enni, o per i soggetti dai 18 ai 64 anni ad alto rischio di contrarre Covid-19.

Tempi per la somministrazione

La terza dose, prosegue la nota, deve essere somministrata almeno 6 mesi dopo il completamento del primo ciclo. Secondo le stime dell’azienda, inoltre, la terza dose da 50 µg potrebbe portare fino a un miliardo di dosi aggiuntive disponibili per la distribuzione nel 2022.

Risposte anche contro la variante Delta

“Questa raccomandazione è supportata dai dati sulla terza dose da 50 µg del nostro vaccino COVID-19, che mostra forti risposte immunitarie contro il virus originale, ma anche contro la variante Delta”, ha dichiarato Stéphane Bancel, Chief Executive Officer di Moderna. “Restiamo impegnati a contrastare il virus e a seguire l’epidemiologia in evoluzione della SARS-CoV-2. Non vediamo l’ora di rendere disponibile la nuova dose ai cittadini USA per aiutarli a proteggersi dall’attuale emergenza sanitaria”.

Altre autorizzazioni

Lo scorso 13 agosto, peraltro, Moderna ha annunciato che la Fda ha approvato un aggiornamento dell’autorizzazione all’uso emergenziale per il vaccino Covid-19 negli Usa, per includere una terza dose da 100 µg per individui immunocompromessi di età pari o superiore a 18 anni, che hanno subito un trapianto di organi solidi o a cui è stato diagnosticato un livello equivalente di immunocompromissione.