Verso un nuovo Ssn, Walter Ricciardi (Cattolica): “Hta deve essere elemento centrale”

Al via il XIV Congresso nazionale della Società italiana di health technology assessment (Sihta). Nella prima sessione plenaria il tema al centro è il cambiamento che attende la sanità alla prova del Pnrr

Hta

Cambiare il Servizio sanitario nazionale, attuando l’Health technology assessment (Hta), strumento molto sbandierato ma poco attuato, al momento. Ecco perché non c’è più tempo da perdere secondo Walter Ricciardi, professore di Igiene e Medicina preventiva presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, convinto che finora si siano “adoperate soluzioni a breve termine, ovvero tagli che non hanno nessuna efficacia nel lungo termine, anzi riducono la copertura della popolazione e aumentano le liste d’attesa”. Di questo si è discusso durante la prima sessione plenaria, dal titolo “Cambiare per andare dove e con chi?”, del XIV Congresso nazionale della Società italiana di health technology assessment (Sihta), al via il 26 ottobre e in programma fino al 29. Nel corso di questa prima sessione gli interventi sono stati moderati da Carlo Favaretti, presidente onorario, e da Giandomenico Nollo, vicepresidente della Società.

Hta come sinonimo di cambiamento

Titolo scelto per l’edizione di quest’anno è “#HTA è cambiamento”. “L’Hta deve essere centrale – prosegue Ricciardi – In questo modo potremo contribuire alla sostenibilità del Ssn altrimenti le conseguenze potrebbero essere negative per il nostro Paese. Bisogna prendere decisioni importanti e l’Hta è lo strumento principe per farlo. Bisogna convincere i politici a investire, i cittadini a guadagnare salute, a essere più responsabili e infine occorre riorganizzare la sanità. Il Pnrr rappresenta un’occasione per la digitalizzazione dell’assistenza visto che l’Italia è in enorme ritardo, tanto è vero che i fondi destinati all’Italia per questo capitolo sono quattro volte superiori a quelli della Germania. La proposta è creare un punto unico digitale: un’impresa difficile per cui non c’è tempo da perdere”.

Approccio multilivello

Sull’approccio multi-livello, per governare la complessità data dalla sanità, si sofferma invece Marinella De Simone, presidente del Complexity Institute. “La sanità – spiega – è certamente un sistema complesso, ed è proprio per questo che, purtroppo per noi, non si può governare. Pensare di poter governare un sistema complesso rischia di essere un’illusione che può costarci cara sia in termini di impegni erogati che di ritorni non conformi alle aspettative. L’idea di governo separa chi governa da ciò che è governato, immaginando di poter porre regole che consentano di ottenere un corretto funzionamento del sistema. In realtà noi siamo parte del sistema sanità e i nostri comportamenti ne modificano di continuo il funzionamento. Per affrontare un sistema come quello della sanità occorre avere una visione multi-livello, seguire un approccio multidisciplinare, sviluppare una conoscenza approfondita dei sistemi complessi, facilitare modalità cooperative e favorire una distribuzione coordinata e condivisa delle responsabilità”.

Verso un cambiamento culturale

Di cambiamento culturale che accompagni il rinnovamento tecnologico, parla Angelo Tanese, direttore generale della Asl Roma 1 e vicepresidente della Fiaso. “La transizione digitale – dice – è un passaggio di ordine culturale e non soltanto tecnologico. In sanità vuol dire ripensare radicalmente il rapporto tra servizio sanitario e cittadini. Sono necessari servizi sanitari più connessi tra loro e quindi una risposta ai bisogni di salute delle persone meno frammentata. Per far questo occorre conoscere e stratificare i fattori di rischio della popolazione e costruire piattaforme tecnologiche utili a programmare e gestire azioni di promozione della salute e di presa in carico multiprofessionale. Anche l’accesso ai servizi deve diventare più rapido e agevole attraverso centrali operative multicanali e una assistenza primaria proattiva. Abbiamo insomma bisogno di costruire una sanità più vicina e digitale”.

La sfida del terzo settore

Della sfida che attende il terzo settore parla Giuseppe Milanese, presidente di Confcooperative. “È un momento di cambiamento importante – osserva-. Nella assistenza responsabile vedo la necessità che la gente cominci a scegliere i trattamenti, il provider, la modalità di erogazione e l’avere accesso alle cure appropriate di qualità. Senza la fruizione di dati però tutto questo è una chimera. Il presente ci dice che abbiamo prodotto un sistema basato sulle badanti, a carico delle famiglie, per l’assistenza agli ultrasessantacinquenni non autosufficienti. Dobbiamo ricostruire un sistema della assistenza primaria. Il problema è non demonizzare l’ospedale ma costruire il territorio. Abbiamo bisogno di una regia unica”. Altra richiesta mossa da Milanese è sulle regole: “Passare dalle gare d’appalto ai requisiti nazionali per la competizione e la libera scelta del cittadino”. Riguardo alla carenza di personale aggiunge: “Bisogna pensare a operatori socio sanitari specializzati che possano agire a supporto”. E infine: “Attenzione alla profilazione dei pazienti, mediante i dati dobbiamo destinare un’assistenza domiciliare adeguata”.

L’importanza di approcci innovativi

“Sistemi sanitari complessi, richiedono formazione e approcci innovativi. Sihta, da sempre società multidisciplinare e interdisciplinare, da sempre riconosce questa caratteristica dei sistemi sanitari e continuerà ad adoperarsi per fare cultura e costruire la sanità di domani, perché come ha detto Ricciardi nel suo intervento: ‘il futuro lo dobbiamo costruire oggi”, sostengono in chiusura i moderatori Giandomenico Nollo e Carlo Favaretti.