Identificare, notificare, agire: l’incidenza della Cartella clinica elettronica nell’operatività quotidiana

Asset strategico nella logica della Connected Care, la Cce è uno strumento necessario per un’assistenza sanitaria efficace ed efficiente. Ne parla Laura Galetto, Physician Executive & Clinical Safety Manager di InterSystems Italia. *IN COLLABORAZIONE CON INTERSYSTEMS ITALIA

Cartella clinica elettronica

Una moderna soluzione di Cartella Clinica Elettronica (CCE) è fondamentale per la raccolta dei dati all’interno di una struttura sanitaria, perché mette al centro il paziente e aiuta il medico a seguirne l’intero percorso di cura, indipendentemente dal setting assistenziale e dal momento specifico di quel percorso.

Il valore tangibile della CCE è determinato, quindi, dal grado in cui questo sistema può supportare il lavoro del personale medico e infermieristico in maniera proattiva, attraverso diverse attività:

  • evidenziare le informazioni realmente utili
  • fornire, laddove possibile, suggerimenti e avvisi che possano supportare il medico nella definizione del miglior percorso diagnostico terapeutico nel totale rispetto della libertà per l’operatore sanitario, di poter comunque decidere in scienza e coscienza per il proprio paziente.

I referenti della struttura sanitaria dovrebbero essere coinvolti nel convalidare le configurazioni di sistema, collaborando per la definizione di percorsi aziendali predefiniti in base ai diversi problemi dei pazienti.

La strada da percorrere è quella di:

  • ricomporre la frammentazione delle informazioni sanitarie, spesso a forte rischio di dispersione, ridondanza ed errata interpretazione
  • superare la dimensione “documento” della cartella clinica per approdare al dato di informazione atomico

Occorre un cambio di marcia che non riguarda solo la tecnologia, ma che considera anche le pratiche organizzative. Oggi i progetti informatici non si realizzano più semplicemente per sostituire le soluzioni in modo fine a sé stesso, bensì per cambiare l’organizzazione, dotandola di valore aggiunto, secondo una logica di Digital Transformation. L’impostazione della CCE quale strumento digitale che traccia il percorso longitudinale del paziente e supporta l’attività del clinico, offrendo la possibilità di estrapolare, elaborare e condividere informazioni, è un esempio calzante di trasformazione digitale in sanità.

Non ragionare per singoli episodi

La CCE permette il superamento dell’attuale concetto di episodio (singolo e limitato) per arrivare ad una visione completa della storia e del percorso clinico del paziente, collegando tra loro tutte le informazioni raccolte da chi, nel tempo, sia stato responsabile della cura.

Attraverso l’analisi delle informazioni inserite e mediante l’assistenza di strumenti di supporto decisionale, il medico e il personale assistenziale saranno supportati lungo tutto il processo di cura, al fine di seguire il paziente nel modo più appropriato e in compliance con percorsi di cura predefiniti.

La CCE consente, quindi, di mettere in atto, in tempi molto brevi, le azioni necessarie per la definizione della diagnosi e la conseguente strategia terapeutica. Lo strumento dell’Order Entry, integrato alla CCE, gestisce all’interno della struttura sanitaria l’intero ciclo di prescrizione, somministrazione/esecuzione e refertazione con la possibilità di avere in tempo reale lo stato di avanzamento di qualunque prestazione da eseguire a favore del paziente.

Non solo. La CCE può fare la differenza anche in termini di outcome clinici: l’utilizzo della Cartella Clinica Elettronica intesa come processo e focalizzata sui problemi dei pazienti può fornire un importante supporto alla realizzazione della visione del Value Based Healthcare, dove l’esito della cura al paziente è al centro dell’intero sistema sanitario.

Multiprofessionale e longitudinale: questo è il profilo

La CCE deve perciò veicolare una doppia specificità: essere multiprofessionale, considerando che all’interno di un ospedale intervengono figure professionali differenti, e longitudinale, ovvero riuscire ad “abbracciare” l’iter del paziente lungo tutto l’arco temporale dell’interazione con la struttura ospedaliera di riferimento oppure con le altre strutture sanitarie sul territorio che lo prenderanno in carico.

Le peculiarità appena citate della cartella clinica derivano anche dalle caratteristiche dei pazienti stessi, sempre più soggetti a patologie croniche multiple che afferiscono a diverse specialità.

Esempi di questi pazienti sono gli anziani, spesso pluripatologici, e i pazienti “cronici” che necessitano di diversi accessi alla struttura sanitaria e i cui risultati devono essere restituiti al medico con una visione di insieme, per consentirgli di definire le ulteriori fasi del percorso clinico del paziente.

Asset strategico nella logica di Connected Care

In merito alla necessità di interfacciarsi con altri strumenti, la CCE rappresenta il punto privilegiato di raccordo in una logica di Connected Care.

Ad esempio, oltre alla gestione dei percorsi, c’è la possibilità di integrare il quadro del paziente con librerie mediche e piattaforme di informazioni cliniche “evidence based” esistenti e validate a livello internazionale (strumenti già ampiamente utilizzati nella pratica clinica a livello mondiale): in questo modo sarà possibile fornire risposte rapide ai quesiti che possono emergere nel corso della pratica clinica quotidiana.

A partire dall’inserimento del quesito clinico da parte dello specialista, la CCE potrebbe integrare le informazioni registrate restituendo, attraverso interfaccia apposite, una proposta di percorso clinico assistenziale che l’operatore sanitario può recepire in toto o modificare sulla base delle specificità del paziente.

Ad esempio, se il medico inserisce una diagnosi, la CCE può proporre un percorso di farmacoterapia che tenga in considerazione le intolleranze già dimostrate dal paziente e registrate nel sistema. Il medico può modificare tale proposta secondo la sua esperienza professionale e su misura per il paziente.

Una volta accettata la terapia, la CCE, potrebbe autonomamente notificare la prescrizione alla farmacia dell’ospedale, riducendo i tempi di gestione.

Puntare su un change management consapevole e proattivo

L’introduzione in azienda di una soluzione di cartella clinica elettronica è un’operazione delicata che richiede una trasformazione di processi consolidati e necessita di un forte impegno di tutti gli operatori coinvolti con il pieno supporto del top management aziendale.

La fisiologica resistenza al cambiamento che caratterizza ogni organizzazione quando si modifica il modo di lavorare, viene superata attraverso un percorso di change management consapevole e proattivo, in grado di:

  • coinvolgere tutti gli attori
  • offrire una programmazione puntuale e con obiettivi strategici misurabili
  • evidenziare i benefici raggiungibili non solo dal sistema, ma anche dal singolo professionista.

Per fare questo, è necessario porre attenzione alle strategie comunicative che devono essere rivolte all’organizzazione e all’utenza, in modo da poter aver una stretta alleanza tra tutti gli attori coinvolti dal cambiamento.

Secondo una recente ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, il 63% dei Direttori Generali riconosce che la CCE rappresenta la competenza prioritaria da sviluppare da parte dei professionisti sanitari. Dalla medesima ricerca, inoltre, risulta che solo il 50% degli stessi utilizzi una CCE e, di questi, solo il 33% dichiara di averne acquisito un livello di conoscenza sufficiente. Tutto ciò testimonia quanto la strada da percorrere sia ancora lunga affinché l’adozione di questa tecnologia diventi sempre più strategica, ma la consapevolezza della necessità del cambiamento è evidente.

Quale tecnologia per una CCE di nuova generazione

Per rendere possibile una vista integrata del paziente a partire dall’accettazione e durante l’intera sua permanenza in ospedale, l’orchestrazione dei percorsi sanitari va garantita da soluzioni caratterizzate da un’architettura che si riflette nello sviluppo del software.

Occorre guardare ai sistemi informativi delle strutture sanitare con una visione olistica ed ingegneristica che, all’approccio puramente “fatto in casa”, prediliga invece soluzioni “as a service”, concepite a livello centrale per tutti gli utenti: una governance guidata dall’alto, ma attenta alle esigenze di fruizione di tutti gli stakeholders.

Una moderna soluzione di CCE è integrata con il Sistema Informativo Ospedaliero (SIO) e può superare il problema della frammentazione delle soluzioni dipartimentali e dei dati dispersi in applicazioni differenti perché tutte le informazioni sono collegate ad una unica base dati, in una logica centralizzata e, allo stesso tempo, agiscono in modo contestuale al dipartimento e alla specialità.

Ad oggi, talvolta la qualità delle soluzioni disponibili è stata un freno alla diffusione della CCE, e in questo anche i produttori di software hanno parte della responsabilità, ma le tecnologie più moderne e una progettazione più attenta e consapevole incoraggiano un cambio di passo. Una CCE di nuova generazione permette al medico di avere una visione ben più ampia sullo stato del paziente, sia in ottica sanitaria che gestionale.

Attualmente, le soluzioni sono mature per sostenere modelli di questo tipo ed InterSystems si pone l’obiettivo di supportarli, continuando ad investire in soluzioni che migliorino sempre più i processi di diagnosi e cura a beneficio dei pazienti.

Homepage della rubrica “Il valore dei dati nella sanità digitale: sfide, processi e tecnologie”

 In collaborazione con InterSystems Italia