L’intelligenza artificiale misura i deficit motori della sindrome post Covid-19

Uno studio condotto dall'ospedale Sacco di Milano pubblicato sulla rivista Neurological Sciences ha misurato il deficit neuromotorio in seguito all'infezione da Sars-Cov2 grazie a un dispositivo robotico riabilitativo sviluppato da uno spin-off dell'Istituto italiano di tecnologia

sindrome post covid-19

Obiettivo “quantificare il deficit di equilibrio e propriocezione correlato alla sindrome post Covid-19”. È l’intento di uno studio condotto dall’ospedale Sacco di Milano pubblicato sulla rivista Neurological Sciences a firma di Fabrizio Gervasoni e Arnaldo Andreoli dell’Unità operativa di riabilitazione specialistica dell’ospedale. Per realizzarlo gli esperti hanno utilizzato l’intelligenza artificiale per misurare il deficit neuromotorio, indipendentemente dalla gravità della malattia.

La sindrome post Covid-19

I sintomi dell’infezione da Sars-CoV-2 infatti non si limitano alla fase acuta, ma possono manifestarsi anche in seguito con vertigini, neuropatie periferiche, mal di testa, affaticamento, perdita di memoria e depressione, le manifestazioni cliniche post-acute più comuni. Per saperne di più il gruppo del Sacco ha analizzato prospetticamente i dati di 66 pazienti ambulatoriali post-Covid-19 (età media 47,3, 50 femmine, 25 ricoverati), valutati utilizzando il dispositivo robotico riabilitativo Hunova, sviluppato da Movendo Technology, spin-off dell’Istituto italiano di tecnologia e controllata dal gruppo Dompé.

I risultati dello studio

La ricerca ha scoperto che molti dei pazienti colpiti dall’infezione da Sars Cov-2, hanno deficit associati alla condizione post-Covid che compromettono il controllo del movimento e possono generare una fatica persistente. In particolare l’equilibrio dinamico è stato valutato ad occhi aperti (OE) e chiusi (Ce) e sono stati misurati tre indici, proporzionali all’instabilità del soggetto: il percorso di oscillazione e due intervalli di oscillazione.

Il gruppo ospedalizzato ha mostrato le peggiori prestazioni rispetto ai pazienti non ricoverati e un range di normalità in entrambe le condizioni visive per il percorso di oscillazione e gli intervalli di oscillazione, con la peggiore performance a occhi chiusi. Rispetto agli intervalli di normalità, i pazienti post-Covid erano significativamente più distanti dalla normalità nella condizione OE rispetto alla condizione Ce.

Un nuovo meccanismo della sindrome post Covid-19

“Questi risultati suggeriscono che indipendentemente dalla gravità della malattia sperimentata, la sindrome post-Covid rende le prestazioni del test dell’equilibrio elastico lontane dalla normalità quando il soggetto integra visione, informazioni somatosensoriali e informazioni vestibolari” concludono gli autori del lavoro. “In assenza di feedback visivo, i pazienti sembrano mettere in atto strategie compensatorie, presumibilmente cercando feedback più significativi dagli arti inferiori, che migliorino le loro prestazioni. Lo studio suggerisce quindi “un nuovo meccanismo della sindrome post-Covid che merita ulteriori approfondimenti per il suo potenziale impatto sulle attività della vita quotidiana”.

L’aiuto della robotica

Grazie alla robotica è stato possibile parametrare i problemi del paziente in maniera analitica sia in fase diagnostica per stimare l’entità del problema, sia per guidare il percorso riabilitativo. “I traguardi clinici e scientifici raggiunti possono ora essere condivisi con il nostro network robotico nel mondo per favorire lo scambio di conoscenza e pratiche cliniche al fine di mitigare gli effetti di questa patologia e le sue potenziali cronicizzazioni nella popolazione colpita”, ha aggiunto Simone Ungaro, fondatore ed amministratore delegato di Movendo Technology.