Per una sanità in evoluzione serve puntare sull’interoperabilità

Il Piano di ripresa e resilienza (Pnrr), nella parte dedicata alla salute, punta a risolvere le criticità in capo al Servizio sanitario nazionale messe in evidenza dalla pandemia. Per raggiungere gli obiettivi serve però agire su diversi livelli. *IN COLLABORAZIONE CON INTERSYSTEMS

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), realizzato dalla stretta interlocuzione tra il Parlamento italiano e la Commissione Europea e approvato dal Consiglio dei Ministri, consiste in un pacchetto di investimenti e riforme da realizzare entro la fine del 2023. La Missione 6 è dedicata alla filiera della salute. Con un investimento totale di 15,63 miliardi di euro, si articola in due macro-componenti: (1) reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale e (2) innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale. Complessivamente, ad oggi, il Servizio sanitario nazionale (Ssn) italiano presenta esiti sanitari adeguati e un’elevata speranza di vita alla nascita, ma la pandemia ha ulteriormente evidenziato le disparità territoriali nell’erogazione dei servizi, un’inadeguata integrazione tra i vari servizi e sistemi e la difficoltà di stabilire sinergie positive in risposta agli input derivanti dal contesto.

Assistenza territoriale e presa in carico della persona

La strategia per l’implementazione dell’assistenza sanitaria territoriale considera il processo di invecchiamento della popolazione italiana e la correlata aspettativa di incremento di pazienti cronici che necessiteranno di supporto sanitario. Per una corretta e agevolata presa in carico a 360° di tutti i pazienti, il progetto prevede la realizzazione di una rete di Case della Comunità e il potenziamento dell’assistenza intermedia attraverso l’attivazione degli Ospedali di Comunità entro la metà del 2026. Tali strutture fisiche saranno punto di riferimento continuativo per il coordinamento di tutti i servizi offerti, sia sanitari che sociali.

Le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità saranno quindi strutture locali di accentramento dei servizi che richiederanno lo sviluppo di sistemi ad hoc per la gestione delle informazioni raccolte che dovranno essere necessariamente integrate con il resto dell’organizzazione sanitaria. I dati sanitari, clinici e anagrafici dovranno essere sempre più facilmente condivisi tra tutte le strutture e questo renderà l’interoperabilità sempre più importante.

Inoltre, sarà fondamentale estendere il focus sul dato singolo oltre che ai documenti. Questo ha un notevole impatto, sia sui sistemi di raccolta, ma soprattutto sui sistemi che garantiranno l’interoperabilità e la successiva analisi del dato.

La raccolta dei dati sanitari

È fondamentale, quindi, che i dati sanitari dei pazienti siano raccolti in forma sistematica e digitale in modo più capillare di quanto facciamo oggi e ci sia una disponibilità tale che ne consenta un’agile consultazione e un’analisi aggregata considerando sia le evidenze clinico-sanitarie descritte dalle informazioni registrate che, quando possibile, individuando modelli predittivi statisticamente rilevanti che anticipino le necessità incombenti.

Verso un’evoluzione dei sistemi sanitari

Si tratta di un’evoluzione dei sistemi sanitari che necessita di gestire e analizzare una massa importante di dati, anche in real-time, decisamente avanzato rispetto alla realtà attuale che si scontra con altrettanta complessità in tema di integrazione dei sistemi di gestione dei dati e delle informazioni e che è focalizzata più sugli aspetti documentali. Se, infatti, a oggi risulta difficile la connessione e la condivisione degli stessi tra sistemi territoriali ed ospedalieri, la rete prevista dal Pnrr non riduce i nodi, piuttosto ne genera di nuovi: le Case della Comunità e gli Ospedali della Comunità si aggiungono alle ASL, alle ASST, alle UCCP, alle USCA, agli ambulatori territoriali (infermieristici e specialistici), alle unità operative di cura, alle unità complesse, ai centri diurni, ai consultori, alle strutture residenziali e semiresidenziali.

È quindi necessario investire nel rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica e degli strumenti per la raccolta, l’elaborazione, l’analisi dei dati e la simulazione. A questo fine il PNRR cita l’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), già raccoglitore delle informazioni clinico-sanitarie dei pazienti ma che fatica a dimostrare il suo intero potenziale, e la sua evoluzione, così come indicata dai pianti attuativi del PNRR, è quanto mai necessaria.

Il contributo di InterSystems

Per indirizzare questi problemi, InterSystems propone una piattaforma di “Healthcare Information Exchange” e di “Clinical Data Repository”, ovvero uno strato tecnologico che rende completamente interoperabili le applicazioni. Ciò avviene attraverso la gestione di grossi volumi di dati e transazioni e l’orchestrazione dei processi con funzionalità di monitoraggio e allerta.

Il supporto agli standard globali e nazionali e alle certificazioni è alla base di queste soluzioni e la capacità di traduzione e rappresentazione dei dati sanitari, per esempio HL7 e FHIR, fornisce funzionalità di interoperabilità e flessibilità senza pari.

Progetti concreti

Negli ultimi anni, InterSystems ha realizzato in Italia e nel mondo molti progetti di interoperabilità che mettono in condivisione i dati e le informazioni di diverse strutture sanitarie appartenenti a uno stesso ente o fondazione sanitaria, ma anche progetti di interoperabilità a livello regionale.

La soluzione HealthShare di InterSystems è stata utilizzata al centro di questi progetti come motore dell’interoperabilità e, tenendo in considerazione tutti i vincoli legislativi ed organizzativi, ha permesso la realizzazione di un’unica rete tra le diverse strutture coinvolte.

Questi progetti hanno agevolato la centralizzazione amministrativa di tutte le strutture e la mobilità dei pazienti e dei medici tra i presidi ospedalieri stessi: indipendentemente dal luogo di cura, i primi hanno a disposizione la totalità dei propri dati, mentre i secondi possono monitorarne la situazione e seguirli nel percorso di cura.