Competizione e nuova governance, la ricetta Farmindustria per il settore

L'industria del farmaco è un patrimonio che l'Italia non può perdere, con punte di eccellenza come l'Emilia Romagna. Necessario un cambio di governance e una più stretta collaborazione tra pubblico e privato, per far in modo che la crescita non si fermi e che l'Italia non perda la leadership nel settore

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L’industria farmaceutica non è soltanto un patrimonio economico e sociale per il nostro Paese ma, come dimostrato dalla pandemia, ha un’importanza strategica e di sicurezza nazionale. Per questo motivo va difeso e incentivato con un quadro normativo adeguato e una governance in grado di assecondare le evoluzioni di mercato e attrarre investimenti. Il tema è stato affrontato nel corso della tappa in Emilia Romagna del roadshow di Farmindustria “Innovazione e Produzione di Valore. L’industria del farmaco: un patrimonio che l’Italia non può perdere”. L’incontro si è svolto presso lo stabilimento di GSK a San Polo di Torrile (Parma) insieme a Chiesi, dopo aver fatto tappa negli anni in Toscana, Lombardia, Lazio, Puglia, Abruzzo, Marche, Campania, Sicilia per analizzare i temi caldi dell’industria farmaceutica di oggi e di domani.

Cambio di governance

Sul tema della competitività, Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, ha sottolineato che “le politiche di sistema sono vecchie da anni, sono oggetto di pregiudizi e non ci si è resi conto che il Paese è cambiato e le nostre politiche di governance risalgono al 2008”.
Per assicurare la crescita all’Italia, occorre cambiare rotta e garantire “politiche attrattive a 360 gradi – ha detto il presidente di Farmindustria – e non possiamo più permetterci visioni a silos e mancanza di valutazioni di impatto delle decisioni sulla struttura industriale. Per la farmaceutica la politica industriale è fatta di politiche per l’accesso, con finanziamenti, regole e valutazioni adeguate; misure di sostegno agli investimenti all’altezza della competizione globale; competenze adeguate alle sfide dell’innovazione, della formazione e del ricambio generazionale, sia nell’industria, sia nella PA, che ha anche bisogno di organici adeguati”.

Il ruolo strategico del pharma

“Oggi, che in tutto il mondo, a seguito della pandemia, è stata riconosciuta l’importanza della filiera della salute – ha ricordato il presidente Massimo Scaccabarozzi – assistiamo a una gara a livello globale per attrarre investimenti, come quelli nella farmaceutica, considerati strategici per lo sviluppo e la sicurezza nazionale. Ecco perché è fondamentale essere efficaci e veloci per non perdere terreno nella competizione internazionale”.

Primo posto in Ue

Nell’anno della pandemia, infatti, l’Italia ha conquistato i primi posti in Ue, insieme con Francia e Germania, per la produzione nel settore, del valore totale di 34 miliardi di euro, con l’85% del quale rappresentato dalle esportazioni. Sempre nel 2020, ha attratto tre miliardi di investimenti, dei quali 1,6 miliardi in ricerca e sviluppo e 1,4 miliardi in produzione, e ha dato lavoro a più di 67 mila persone.

Difendere il settore

“Il nostro Paese – ha aggiunto Scaccabarozzi – che può contare su una presenza industriale di rilievo deve continuamente mettersi in gioco, anche se negli ultimi 10 anni abbiamo avuto risultati straordinari dall’export, sia in quantità sia in qualità e innovazione. Negli ultimi due anni però la nostra corsa è rallentata. Dobbiamo riprenderla come prima per mantenere quel ruolo di primo piano nelle Scienze della Vita a fronte di competitor esteri forti e determinati”.

Lo Stato deve sostenere la crescita

Per le istituzioni è intervenuto Giovanni Tria, consigliere presso il ministero per lo Sviluppo economico, al posto di Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, previsto in programma. Nessun accenno alle modifiche ai tetti di spesa per i medicinali contenuti nella Legge di Bilancio. Tria ha ricordato il valore strategico del settore farmaceutico. “Di fronte a questa espansione del mercato determinata dall’ampliamento della domanda – ha spiegato Tria – ci si deve chiedere cosa deve fare lo Stato per sostenere l’ampliamento dell’offerta e come far sì che la risposta si abbia nel territorio nazionale. Ogni tipo di investimento comporta un rischio (con capitale proprio o a prestito) e il compito dello Stato è ridurre il rischio. C’è chi sostiene che si deve sostenere il premio a rischio, sostenendo il rendimento dei farmaci prodotti. Garantire un premio commisurato al rischio è la strada per garantire la dinamicità nel settore”.

Investire in R&D

In questa direzione Tria ha ricordato che il Governo ha risposto con prontezza alla sollecitazione del Mise per il miglioramento dell’incentivo fiscale alla ricerca nel settore scientifico, rivedendo in aumento il tetto del credito di imposta e il periodo di applicazione. “Per non perdere un’opportunità importante e per sostenere l’investimento e la ricerca, parte importante della filiera, ora si deve rivedere la parte burocratica e applicativa della norma. I tempi potevano essere più brevi ma ci stiamo lavorando”, ha aggiunto Tria.

Patent box

Tria ha citato anche la norma molto contestata del rispetto dei brevetti e dell’introduzione dei farmaci equivalenti nel prontuario dei farmaci rimborsabili, “non significa un affievolimento del diritto della garanzia dei brevetti nel settore farmaceutico anche se la norma poteva essere formulata in modo più leggibile dei cittadini”. Il consigliere del Mise ha anche definito “poco soddisfacente il voler passare dal patent box che vuol dire premiare il rischio aumentando il rendimento del successo dei brevetti ad altri incentivi fiscali che, invece, sposano l’approccio di ridurre il rischio attenuando i costi”.

Il valore della sostenibilità

Sul tema è intervenuto anche Alberto Chiesi, presidente Chiesi Farmaceutici che ha definito “un paradosso che da un lato venga incentivata la ricerca innovativa con il credito d’imposta e il patent box e dall’altro vengano penalizzati i prodotti realizzati da questa ricerca”. Chiesi ha poi ricordato come stia cambiando lo scenario, anche in relazione dei temi della sostenibilità che l’industria farmaceutica non può ignorare.

Cambio di governance

Sul tema della competitività, Massimo Scaccabarozzi, ha sottolineato come sia ormai necessario un cambio di governance che risale 2008. “L’Italia può crescere solo con politiche attrattive a 360 gradi – ha detto il presidente di Farmindustria – e non possiamo più permetterci visioni a silos e mancanza di valutazioni di impatto delle decisioni sulla struttura industriale. Per la farmaceutica la politica industriale è fatta di politiche per l’accesso, con finanziamenti, regole e valutazioni adeguate; misure di sostegno agli investimenti all’altezza della competizione globale; competenze adeguate alle sfide dell’innovazione, della formazione e del ricambio generazionale, sia nell’industria, sia nella PA, che ha anche bisogno di organici adeguati”.

Emilia Romagna eccellenza nel pharma

Il Covid-19 ha fatto emergere le eccellenze nel settore farmaceutico e, nello stesso tempo, ha incentivato una specie di gara tra Paesi per attrarre investimenti. L’Italia ha l’obbligo di difendere la sua posizione di leadership. “L’Emilia Romagna è uno degli esempi più brillanti della nostra eccellenza – ha ricordato nel suo intervento Lucia Aleotti, Vice Presidente Farmindustria – con 10 mila addetti diretti e nelle aziende fornitrici e un’importante presenza produttiva e di ricerca, in particolare a Parma e Bologna. Un polo per Ricerca e Sviluppo, con investimenti di circa 400 milioni di euro, ed export (raddoppiato in 10 anni) e che oggi rappresenta il 55% del totale hitech. Crescita in sinergia con le aziende dell’indotto, che sono leader a livello internazionale, una vera e propria best practice citata in tutte le analisi sulla struttura industriale del Paese”.

GSK a Parma

A fare gli onori di casa Fabio Landazabal, presidente e amministratore delegato di GlaxoSmithKline, che ha espresso l’orgoglio per i risultati raggiunti in Italia e con impianto biofarmaceutico di Parma, centro strategico per l’azienda. Da San Polo di Torrile, infatti, si servono 70 mercati internazionali, con 99,2 milioni di unità prodotte di cui 1,5 milioni di anticorpi monoclonali e 28,2 milioni di euro investiti in tecnologie e infrastrutture.