Produzioni da riportare in Italia: l’industria dei generici indica la rotta

Nel nuovo rapporto realizzato da Nomisma per Egualia si suggeriscono strategie per il cosiddetto “reshoring” di attività delocalizzate. Focus anche sui fabbisogni incerti delle gare ospedaliere che mettono in difficoltà le imprese

Più aiuti alle imprese e politiche di acquisto sostenibili nel tempo. Da qui bisogna partire se l’Italia e l’Europa vogliono tentare di riportare a casa produzioni farmaceutiche finora delocalizzate, limitare la dipendenza dai Paesi asiatici e affrontare i “colli di bottiglia” che mettono a rischio le catene di approvvigionamento. È il messaggio che arriva dal nuovo Osservatorio sul sistema dei farmaci generici, rapporto realizzato dalla società di studi economici Nomisma per Egualia, l’associazione delle imprese di equivalenti e biosimilari. Due i temi fondamentali del report: politiche per il “reshoring” (l’inverso della delocalizzazione) e i meccanismi delle gare pubbliche per l’acquisto di farmaci.

Il controllo delle materie prime

La premessa è che, come sempre, i nodi vengono al pettine. Per decenni l’Europa ha lasciato ai Paesi emergenti le lavorazioni primarie a basso lavoro aggiunto, per concentrarsi sugli anelli finali della catena produttiva, più ricchi di marginalità. Ora, però, il Vecchio Continente è costretto a correre ai ripari e a fronteggiare problemi di scarsità. “Il controllo delle nuove materie prime e delle produzioni primarie da parte dei Paesi asiatici è diventata ormai un’arma di competizione letale. Per questo uno degli obiettivi primari della nuova Pharmaceutical Strategy europea punta a diversificare le catene di produzione e di approvvigionamento, promuovendo gli investimenti produttivi all’interno dell’Unione”, spiega Lucio Poma, chief economist di Nomisma e coordinatore scientifico dello studio.

Strategie a breve termine

Nel breve termine, Nomisma suggerisce due strade. Da un lato, moltiplicare le fonti di approvvigionamento,  operazione definita “difficile” vista la “concentrazione geografica dei fornitori nei Paesi asiatici”. Dall’altro, individuare soluzioni più radicali e strutturali, come ad esempio “internalizzare alcune fasi della catena fino al raggiungimento di un livello accettabile di autosufficienza strategica”.

Competizione

A parole, sembra facile. Ma la competizione con player asiatici è dura. “I prezzi dei principi attivi variano da pochi euro al chilo a migliaia di volte quel valore. Se il principio attivo ha un valore molto elevato – spiega Poma – sarà possibile produrlo, in regime di completa concorrenza, anche in Italia. Per i principi attivi di scarso valore unitario il discorso è diverso. Le dimensioni minime efficienti sono enormi, come importante è l’asimmetria tra Asia e Ue sui costi del lavoro. Senza aiuti di stato all’impresa o meccanismi di controllo della domanda, assieme a politiche di acquisto più sostenibili nel tempo, difficilmente potrà nascere una impresa di dimensioni tali da poter competere contro i colossi asiatici”.

Aiuti di Stato

Nel rapporto Nomisma vengono sintetizzate interviste dirette a imprese con interessi e organizzazioni differenti: imprese di sola produzione, imprese distributrici e imprese con business misto; alcune di proprietà italiana, altre multinazionali con sede in Europa, Stati Uniti, India e Israele, ma con siti produttivi o commerciali in Italia. “Serve una azione nazionale ed europea indifferibile e radicale. Una proposta concreta – spiega il report – è quella di estendere la durata del Temporary Framework sugli aiuti di Stato, concesso per la lotta alla pandemia, bel oltre l’attuale limite, per disporre di un lasso temporale adeguato all’implementazione di azioni strutturali di medio termine, estendendo anche le scadenze previste per il completamento dei progetti, prevedendo almeno 3-5 anni, periodo medio necessario per qualunque investimento nel settore, e rimuovendo il limite degli aiuti, oggi erogabili solo per i prodotti rilevanti per il Covid”.

Valorizzare i principi attivi prodotti nell’Ue

Uno sforzo ancora più intenso servirebbe per incentivare il reshoring  per la produzione in Italia di principi attivi farmaceutici scaduti di brevetto: “Per avviare un polo competitivo europeo bisogna agire sia sull’offerta che sulla domanda: servono aiuti diretti alle imprese, anche sotto forma di sovvenzione – in fase d’avvio – per colmare il gap tra costi di produzione e bassi prezzi internazionali – spiega Nomisma – e va orientata parte della domanda pubblica sui farmaci che utilizzano i principi attivi prodotti nell’Ue”. E bisogna fare presto: “La carenza delle materie prime – avvertono gli economisti di Nomisma – sarà il nodo fondamentale dei sistemi produttivi mondiali almeno per il prossimo quinquennio. E ogni mese che scorre espone le nostre linee produttive ad un rischio crescente di fermo impianto”.

Un “progetto” per la farmaceutica

Per il Temporary Framework sugli aiuti di Stato la Commissione europea ha proposto una proroga fino a giugno 2022. “Il Temporary Framework – commenta Michele Uda, direttore generale di Egualia – è stato un buon segnale, ma nato per gestire una situazione temporanea. Prolungarlo di altri sei mesi aiuta e alcune progettualità dell’industria potrebbero beneficiarne. Ma non è lo strumento strutturale di cui la farmaceutica necessità”. Uda auspica che dal dibattito europeo possano arrivare altri risultati concreti: “Penso a un progetto che metta la farmaceutica al centro e dia alle imprese la possibilità di accedere a finanziamenti a fondo perduto per almeno 3-5 anni, che è la durata minima necessaria per poter costruire o ristrutturare produzioni nel nostro Paese. Una durata in cui devono rientrare tutte le procedure autorizzative”. Più in generale, Egualia chiede una visione che tenga insieme tre elementi: “Il supporto all’attività produttività, la necessaria revisione del sistema di formazione dei prezzi, sia livello centrale che di gare pubbliche regionali; procedure di acquisto che – conclude Uda – consentano, una volta riavviata o avviata ex novo la produzione di principi attivi e farmaci, la sostenibilità nel tempo”.

Le gare sui farmaci tra stime dei fabbisogni ed erosione dei prezzi

Il secondo focus di Nomisma è sulle gare pubbliche ospedaliere. L’analisi si sofferma in particolare sulle stime dei fabbisogni, che vede le Regioni italiane decisamente impreparate. “Il tema del calcolo impreciso dei fabbisogni riguarda in media l’intero ambito nazionale. Nella maggior parte dei casi la stima viene effettuata sulla base dello storico degli anni precedenti, spesso ricostruito a partire da flussi informativi sui consumi poco strutturati a livello di rete”, sottolinea il report.

Il nodo della questione è un disallineamento tra fabbisogno e ordinativi effettivamente avanzati che determina criticità per le imprese (costi organizzativi, di stoccaggio, riduzione della capacità di risposta rapida alla domanda etc.). Un ulteriore disincentivo alla partecipazione alle gare da parte delle imprese, fenomeno già in atto – più volte denunciato da Egualia ­– a causa di gare basate solo sul ribasso di prezzo, come dimostra l’aumento dei lotti andati deserti.

La ricetta Nomisma prevede alcuni macro-obiettivi (meno discrezionalità delle stazioni appaltanti, più uniformità deiprocedimenti, sburocratizzazione e diminuzione degli oneri per le imprese) e sei “strategie operative”

Le strategie operative suggerite:

  1. creare un algoritmo previsionale a livello nazionale, utilizzabile e personalizzabile dalle diverse regioni, in grado di sistematizzare i dati di consumo con i profili epidemiologici, attuali e prospettici, della popolazione;
  2. valutare congiuntamente fattori di prezzo assieme ad elementi qualitativi che aggiungano valore, misurabile, all’offerta in base alle categorie di farmaci (disponibilità di dosaggi; eventuali device per la somministrazione/trasporto; la disponibilità di più fonti di approvvigionamento, la maturità o meno della catena del valore del principioattivo, l’affidabilità del fornitore/rating d’impresa non discriminatorio);
  3. realizzare accordi quadro che permettano la compartecipazione di più imprese per l’aggiudicazione delle forniture, salvaguardando la presenza di più operatori sul mercato e mitigando i rischi di interruzione di approvvigionamento dei prodotti;
  4. prevedere l’obbligatorietà di riaprire il confronto competitivo tra le imprese all’ingresso del primo equivalente sul mercato (come accade sui biosimilari), invece di contrattare unicamente con l’originator allineamenti di prezzo ai livelli più bassi vigenti;
  5. limitare il carico di documenti necessario per partecipare alla gara, lasciando al solo vincitore l’onere di presentazione della documentazione completa;
  6. fissare un tetto minimo oltre il quale l’ente appaltante non può scendere nella richiesta di ordinativo effettivo all’impresa.

Alcuni dati sul settore

Nel report, Nomisma riassume alcuni dati sul comparto dei farmaci generici. Il 75% degli equivalenti consumati a livello globale è prodotto in Europa.  Germania e Italia si confermano come maggiori Paesi produttori. Nel nostro Paese le imprese generano un volume d’affari di 4,3 miliardi di euro (+8% medio annuo), ma l’indicatore Ebitda sui ricavi è al 10,6% (contro il 15,1% delle altre imprese farmaceutiche) ed è inferiore ai livelli del 2014. “Segno – sottolinea Nomisma – della complessa sfida della sostenibilità delle imprese di equivalenti”. Le imprese associate ad Egualia generano impatto complessivo (effetto diretto, indiretto e indotto) pari a circa otto miliardi in valore produzione e oltre 39mila occupati.

IL RAPPORTO